L’agrivoltaico rappresenta un cambio di paradigma nel modo in cui pensiamo l’uso del territorio: in un Paese come l’Italia, dove il suolo fertile è una risorsa preziosa e il paesaggio un bene culturale, la possibilità di produrre energia rinnovabile senza rinunciare alla vocazione agricola rappresenta un’opportunità strategica e altamente sostenibile
L’agrivoltaico è una tecnologia innovativa che sta trasformando il modo in cui utilizziamo il terreno agricolo. In pratica, permette di coltivare piante o allevare animali sotto pannelli solari, unendo la produzione di cibo e di energia pulita. Questa soluzione non solo aiuta a ridurre il consumo di suolo, ma offre anche vantaggi economici, ambientali e produttivi. Capiamo insieme cosa significa agrivoltaico e come funziona un impianto agrovoltaico, quali sono i principali vantaggi e svantaggi, quanto costa realizzare un impianto, e quali sono gli incentivi disponibili nel 2026, compresi quelli legati al PNRR. In conclusione daremo anche un’occhiata allo stato attuale dell’agricoltura fotovoltaica in Italia, con esempi concreti di progetti già attivi e le prospettive future, in modo da avere un quadro completo e chiaro di questa tecnologia, e comprendere come può contribuire alla sostenibilità agricola ed energetica.

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Cos’è l’agrivoltaico
Cominciamo dall’inizio per chi non conosce questa tecnologia. Cosa significa agrivoltaico? Ebbene, si tratta di una forma evoluta di impianto fotovoltaico: è un sistema che integra la produzione agricola con l’energia solare sullo stesso suolo, distinguendosi nettamente dal tradizionale fotovoltaico su terreno agricolo che sottrae completamente il terreno alle colture.
In pratica, i pannelli sono montati su strutture sopraelevate – con altezza minima di 2,1-2,5 metri per colture e zootecnia – lasciando permeabile almeno il 70% della superficie per macchinari, crescita di piante o pascolo.
A differenza del classico fotovoltaico su terreno agricolo, che sottrae completamente il terreno all’agricoltura, l’impianto agrivoltaico è progettato per non interrompere le attività agricole sottostanti: l’altezza delle strutture infatti consente il passaggio dei macchinari e la normale crescita delle colture. Oltre alla produzione elettrica, l’impianto agrivoltaico porta benefici ambientali immediati: l’ombreggiatura parziale riduce l’evaporazione idrica del 20-50%, protegge le colture da stress termico, grandine ed eventi estremi, stabilizzando o addirittura aumentando le rese agricole in contesti climatici difficili.
Come funziona l’agrivoltaico
Per capire come funziona l’agrivoltaico in modo semplice, immaginiamo un campo dove i pannelli solari sono posizionati abbastanza in alto da catturare la luce solare ma anche da consentire la crescita delle piante sottostanti: la luce solare viene catturata dai moduli fotovoltaici, convertita in energia elettrica e poi immessa in rete o accumulata in batterie, il tutto mentre sotto continuano a crescere colture o a pascolare animali.
In molti impianti moderni i pannelli sono dotati di sistemi di inseguimento solare che ruotano per ottimizzare l’esposizione e per distribuire luce ed ombra in base alle esigenze delle piante. In altri casi le strutture possono essere fisse o inclinate ma progettate per garantire la permeabilità del suolo e la gestione delle acque piovane, con altezze che facilitano il passaggio di trattori e macchinari.
Secondo le Linee Guida ministeriali, per essere considerato agrivoltaico, l’impianto deve avere i seguenti requisiti:
- Consentire la produzione agricola e quella elettrica in modo sinergico: deve essere progettato affinché l’attività agricola possa continuare senza riduzioni significative, integrandosi con la produzione di energia solare e non venendo sostituita da essa;
- Garantire che la superficie coltivata o destinata al pascolo resti prevalente: in alcuni regimi di incentivo, in particolare quelli legati al PNRR, è richiesto che l’uso agricolo del terreno rimanga centrale rispetto ai pannelli, con soglie che possono arrivare ad almeno il 70%;
- Mantenere sistemi di monitoraggio sugli effetti agricoli e ambientali: devono essere previsti strumenti per misurare parametri come il risparmio idrico, la produttività delle colture e gli eventuali impatti del sistema fotovoltaico sull’ecosistema agricolo.

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I vantaggi dell’agrivoltaico
Il fotovoltaico agricolo non è solo un concetto astratto, ma una realtà concreta che offre numerosi benefici tangibili per agricoltori, ambiente e economia:
- Ottimizzazione dell’uso del suolo: l’agrivoltaico consente di produrre cibo e energia sullo stesso terreno, evitando di sottrarre ulteriore terra all’agricoltura e contrastando il consumo di suolo;
- Diversificazione del reddito: gli agricoltori possono vendere l’energia prodotta, generando un reddito aggiuntivo che in alcuni casi può superare i proventi agricoli;
- Migliore gestione dell’acqua e microclima: l’ombreggiatura creata dai pannelli aiuta a limitare l’evaporazione dell’acqua dal suolo del 20-30%, riduce il fabbisogno di irrigazione e protegge le colture dagli eccessi di calore e dagli stress termici;
- Compatibilità con diverse colture: alcune piante, come segale, orzo, cavolo, fagioli, zucchine o cipolle, possono adattarsi bene sotto pannelli o addirittura migliorare la loro resa anche del 10-20% grazie alla moderata ombreggiatura.
Svantaggi e criticità
L’agrivoltaico non è però privo di sfide che è importante conoscere per valutare correttamente se è adatto a un determinato progetto:
- Complessità normativa: i progetti agrivoltaici devono superare iter burocratici e rispettare requisiti specifici; la normativa può essere frammentata e richiede competenze tecniche e legali per essere interpretata correttamente;
- Costi iniziali elevati: l’investimento di partenza per strutture, inverter e sistemi di monitoraggio è significativo, anche se l’energia prodotta e gli incentivi possono ammortizzarlo nel medio termine;
- Conflitti sull’uso del suolo: in alcune aree con terreni agricoli scarsi, la coesistenza di energia e coltivazione può generare controversie locali.

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Quanto costa un impianto agrivoltaico
Scoperto cos’è l’agrivoltaico e come funziona possiamo passare alla questione meramente economica. In molti (soprattutto le persone interessante) si chiedono infatti quanto costa un impianto agrivoltaico. Ebbene, la spesa cambia a seconda della dimensione e delle tecnologie impiegate:
- Un impianto da 1 MW su 2-3 ettari costa tra 800.000€ e 1.500.000€, inclusi soppalchi, moduli, inverter e batterie opzionali.
- Per aziende più piccole (100-500 kWp), i costi possono variare tra 150.000€ e 400.000€, con un ritorno sugli investimenti stimato in 6-8 anni grazie all’energia prodotta e ai contributi disponibili.
Il costo effettivo dipende quindi da dimensioni, materiali, presenza di sistemi di inseguimento solare e componenti di accumulo. Con il tempo e grazie alle economie di scala, i prezzi sono comunque in diminuzione, cosa che – col tempo – renderà questa tecnologia sempre più competitiva e realizzabile.
Agrivoltaico: incentivi 2026 e contributi
I costi dell’agrivoltaico sono comunque in parte mitigatati dagli incentivi, che rappresentano uno degli elementi chiave per garantire la sostenibilità economica degli impianti: nel 2026, la bozza di un nuovo decreto legge PNRR destina a questa tecnologia 1,1 miliardi di euro, confermandone il ruolo strategico nella transizione energetica. Tra gli strumenti attualmente disponibili rientrano:
- tariffe incentivanti applicate all’energia elettrica netta immessa in rete per un periodo di 20 anni;
- contributi in conto capitale fino al 40% dei costi ammissibili per la realizzazione dell’impianto, inclusi costi di installazione e monitoraggio;
- maggiorazioni per imprese agricole di piccola e media dimensione, che possono ottenere percentuali più elevate;
- fondi specifici dedicati in particolare a progetti su coperture agricole e impianti fino a 1 MWp.
Per poter accedere agli incentivi per l’agrivoltaico, è richiesto il rispetto di alcuni requisiti tecnici e agricoli, come l’altezza minima dei pannelli compresa tra 2,1 e 2,5 metri per le colture e 1,3 metri per la zootecnia; inoltre l’uso agricolo del suolo deve restare prevalente (con una superficie agricola pari almeno al 70% nei casi previsti dai bandi incentivanti), ed è obbligatorio un sistema di monitoraggio per valutare parametri come risparmio idrico, rese colturali e microclima. È richiesta anche l’approvazione della connessione alla rete elettrica.
Per non perdere i finanziamenti comunitari, le domande possono essere presentate fino al 30 giugno 2026, mentre gli impianti dovranno essere completati e accesi entro 24 mesi dalla firma, pena la decadenza dagli incentivi.
Agrivoltaico in Italia: il quadro attuale
L’Italia si sta affermando come uno dei principali protagonisti europei dell’agrivoltaico, adottando questa tecnologia come risposta concreta alle criticità legate al consumo di suolo e all’impatto paesaggistico delle energie rinnovabili: gli impianti agrivoltaici stanno crescendo rapidamente perché permettono di integrare pannelli solari sopraelevati con coltivazioni agricole e allevamenti, preservando la funzione produttiva dei terreni fertili senza sottrarli all’agricoltura.
Le regioni del Sud, in particolare Puglia e Sicilia, guidano questo sviluppo grazie a progetti di grandi dimensioni realizzati in aree ad alta esposizione solare; allo stesso tempo, regioni come Emilia-Romagna e Lombardia stanno sperimentando soluzioni agrivoltaiche applicate a serre, frutteti e colture specializzate, creando un dialogo virtuoso tra innovazione energetica e tradizione agricola.
Grazie alle recenti semplificazioni normative nelle aree considerate idonee e al forte sostegno del PNRR, l’Italia punta ad ampliare ulteriormente l’adozione dell’agrivoltaico in vista degli obiettivi al 2030. La sfida è far crescere questa tecnologia mantenendo un equilibrio tra transizione energetica, tutela del paesaggio rurale e continuità delle attività agricole.
Paola Greco

