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Addio plastica: lo shopper diventa bio

Giorni contati per i vecchi sacchetti della spesa, inquinanti e difficili da smaltire. Anche l'Italia si adegua alle norme europee e mette al bando quelli in polietilene. Ma alcune aziende e supermercati "virtuosi" si sono già mossi in anticipo, proponendo ai clienti borse in carta e tessuto. O le nuovissime in amido. Biodegradabili in tre mesi

di Sebastiano Guanziroli
26 novembre 2010

Andare alla cassa e alla domanda: “sacchetto?”, rispondere senza pensarci, quasi in automatico, “Sì, grazie”. È un gesto che tra poche settimane apparterrà al passato, perché dal 1 gennaio 2011 l’Italia si adeguerà a una normativa europea che bandisce i sacchetti di plastica, colpevoli di arrecare gravi danni all’ambiente sia in fase di produzione che di smaltimento.

Use of plastic bags on shops and stores, Guillermo Pera/epa/Corbis

Bastano un po’ di numeri a metterne in evidenza la non sostenibilità: ogni anno in Italia si producono 300 mila tonnellate di sacchetti di plastica, equivalenti a 400 mila tonnellate di petrolio, e i sacchetti non biodegradabili in circolazione sono pari a 200 mila tonnellate all’anno. Finiscono, quando va bene (si fa per dire) nelle discariche o negli inceneritori, altrimenti vengono abbandonati ai bordi delle strade, nei boschi, sulle spiagge, dove impiegano secoli a degradarsi. Perché è vero che alcune plastiche sono riciclabili, ma la raccolta differenziata in Italia è ancora ferma su percentuali troppo basse. Dopo alcuni rinvii, finalmente anche il nostro Paese si adeguerà all’Unione Europea. Quali saranno le alternative al comodo, economico, leggero, resistente ma devastante sacchetto in polietilene? Cosa troveremo nei supermercati quando le cassiere ci chiederanno come vogliamo imbustare la spesa?

 

Baggu shopping bags, album di andrewarchyLa normativa prescrive misure di “prevenzione della produzione di rifiuti di imballaggio” fra cui sono espressamente inclusi “gli elementi usa e getta destinati a essere riempiti nei punti vendita” le scelte saranno tre, caratterizzate dalla possibilità di riciclo e riuso. In primo luogo le grandi buste di carta per il trasporto. Poi le borse in tessuto, riutilizzabili moltissime volte. E infine le nuove buste di amido, ricavate da patate, mais e olio di girasole. Su queste ultime, già presenti da molto tempo nei punti vendita, i produttori di plastica hanno molto polemizzato, sostenendo che non siano così verdi e che comunque non ne vengano prodotte una quantità sufficiente. Novamont, l’azienda italiana leader del settore bio-shopper che produce la più diffusa delle bioplastiche, il Mater-Bi, ha replicato sostenendo che l’evoluzione tecnologica ha già superato quelle obiezioni e che la capacità produttiva è in rapido aumento. Ciò che è sicuro è che a differenza dei sacchetti tradizionali, questi sono biodegradabili nell’arco di tre mesi.

 

Quello che faremo a partire da gennaio non è un salto nel vuoto, perché fortunatamente ci sono molte realtà nel settore della distribuzione che non hanno aspettato gli obblighi di legge per prendere l’iniziativa. Eataly, il più grande mercato enogastronomico del mondo, già dal 5 Marzo 2010 ha deciso di sostituire i tradizionali shopper in plastica con un sistema integrato di sacchi della spesa riutilizzabili e monouso in Mater-Bi. Lo stesso ha fatto Unicoop Firenze, fin dal 2009: dopo un attento periodo di sperimentazione, di test e di sondaggi mirati in alcuni supermercati chiave, dall’1 Giugno ha eliminato in via definitiva lo shopper monouso.

 

Eco shopper Auchan WWFCon tutto il peso degli ipermercati presenti in Italia, anche il gruppo Auchan si è mosso con grande anticipo. Da giugno 2009 dai 51 punti vendita sono spariti tutti i sacchetti in polietilene: al loro posto sono state proposte differenti eco-alternative, ma soprattutto una è stata spinta con grande forza: la ”borsa milleusi” in tessuto. E’ stata ben accolta dalla clientela, visto che ne sono stati venduti fino ad oggi 2,7 milioni di esemplari. «E’ un progetto che abbiamo sviluppato per gradi, in collaborazione con il Wwf», spiega Anna Tuteur, Responsabile delle relazioni esterne. «Abbiamo dovuto sensibilizzare innanzitutto le nostre cassiere, che avevano il compito di spiegare il cambiamento ai clienti. E poi ci siamo dedicati ai clienti, che hanno accolto la novità inizialmente con molte richieste di spiegazioni e in seguito con crescente consapevolezza». A oggi, il progetto ha consentito un risparmio annuo di 30 milioni di shopper grandi in polietilene e 180 milioni di sacchetti piccoli, per un totale di 1458 tonnellate di plastica, pari a una superficie di 45mila chilometri quadrati (circa due volte la superficie della Toscana, per dare un’idea). Inoltre sono stati venduti oltre 97 milioni di sacchetti Biotech  e quasi 2 milioni di esemplari di carta. Aldilà dei numeri, comunque, è la reazione dei consumatori quella importante: «Il nostro obiettivo è prima di tutto educativo», spiega Anna Tuteur, «La cultura dell’usa e getta è profondamente radicata nei gesti delle persone e combatterla significa convincere a cambiare il proprio stile di vita. Il nostro progetto ha funzionato benissimo, ben oltre le aspettative, e sarà ancora più efficace quando tutti seguiranno la strada che noi abbiamo già intrapreso».

Good bye, album di außerirdische sind gesund/flickr

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