Come evitare le zone FAO sconsigliate e scegliere quelle giuste. Guida alla tracciabilità del pescato
Quando leggiamo l’etichetta di un trancio di pesce comprato al supermercato troviamo sempre un numero: FAO 37, FAO 27, FAO 61… ma cosa significa questa dicitura? Non si tratta di un dettaglio burocratico, ma della chiave per capire dove è stato pescato il prodotto che stiamo portando a tavola. Si riferisce, in poche parole, alle zone FAO, del Mediterraneo o dei vari oceani del nostro mondo. Chiaramente, non tutte le zone FAO si equivalgono: alcune sono considerate più sicure e sostenibili, mentre altre, invece, sovrasfruttate o poco controllate. Conoscerle è il primo passo per fare acquisti consapevoli, premiando le filiere che rispettano il mare (e gli ecosistemi) e favorendo una pesca sempre più sostenibile.

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Cosa sono le zone FAO
Partiamo dal principio, dando una definizione precisa. Le zone FAO sono grandi aree geografiche in cui la FAO, per l’appunto -ovvero la Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite-, ha suddiviso gli oceani, i mari e le acque interne del nostro pianeta. Non lo ha fatto “a caso”, naturalmente, ma con un motivo ben specifico: identificare dove è stato pescato un determinato prodotto.
Il codice della zona FAO compare sempre sulle etichette di pesce fresco, surgelato e in scatola, aiutando a garantire la tracciabilità e la trasparenza nella filiera.
In più, le zone FAO riportate sulle etichette ci consentono di monitorare lo stato degli stock ittici, e gestire in modo sempre più sostenibile e attento le risorse marine, che sono tra le più preziose che abbiamo.

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Zone FAO, pesca e sostenibilità ambientale
Non si tratta di semplici numeri riportati sulle etichette del pesce, quindi (anche se è importante saperle leggere!): le zone FAO rappresentano un vero e proprio sistema internazionale, pensato per monitorare e gestire le risorse provenienti dal mare. Ogni zona corrisponde a una precisa area di oceani, mari o acque interne, ed è fondamentale per garantire la tracciabilità del pescato.
Il loro valore, poi, va ben oltre la semplice informazione al consumatore. Le zone FAO sono uno strumento chiave per una delle questioni più importanti dei nostri tempi: la sostenibilità ambientale. Permettono, infatti, di individuare le aree in cui la pesca è più intensiva (e quelle in cui lo è meno), aiutano a distinguere ei bacini marini sovrasfruttati da quelli ancora equilibrati, e forniscono dati utili alle politiche di gestione volte a tutelare la biodiversità.
In primis, però, sono importanti per il consumatore. Conoscerle permette di scegliere in modo consapevole cosa portare in tavola, prediligendo prodotti provenienti da aree certificate -o gestite in modo responsabile-, contribuendo a ridurre l’impatto sugli ecosistemi, ad oggi così fragili.
Sono numeri che raccontano la storia del mare da cui proviene il pesce, e che ci indirizzano verso il modo in cui possiamo contribuire a proteggerlo, con le nostre scelte quotidiane.

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Come funziona la zona FAO di pesca
La FAO si è occupata di suddividere gli oceani, i mari e le acque interne del mondo in grandi linee numerate. Ogni zona ha un codice identificativo, che poi è quello che troviamo sulle etichette del pesce. Ma come funziona, esattamente?
Per classificazione geografica. Il pianeta è stato diviso in 19 aree principali, ulteriormente suddivise in sottozone e divisioni. Il codice FAO sull’etichetta permette di tracciare dove è stato pescato il prodotto, garantendo trasparenza al consumatore, e in più la FAO può raccogliere dati su quantità pescate, stato degli stock ittici e pratiche di pesca di ciascuna zona. In pratica, portando avanti un monitoraggio scientifico che aiuta a promuovere le filiere sostenibili. Infatti, questi dati vengono usati per definire politiche di pesca sostenibile, stabilire quote e vietare la cattura di specie a rischio, proteggendo -di fatto- la biodiversità marina.
Grazie a quei semplici numerini sulle etichette possiamo fare una grande differenza nel settore della pesca. Il sistema si fa strumento sia di tutela ambientale, quindi, che si scelta consapevole per chi acquista.

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Qual è la zona FAO del Mediterraneo?
La zona FAO del Mediterraneo e del Mar Nero è la FAO 37. Si tratta di una macro-area poi a sua volta suddivisa in sottozone più specifiche, utili per la tracciabilità del pescato:
- FAO 37.1 → Mar Mediterraneo occidentale (coste italiane, francesi o spagnole si trovano qui)
- FAO 37.2 → Mar Mediterraneo centrale
- FAO 37.3 → Mar Mediterraneo orientale
- FAO 37.4 → Mar Nero

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L’elenco delle zone FAO di pesca con mappa più conosciute
L’informazione, però, non è mai abbastanza. Perciò, a questo punto, non ci resta che scoprire tutte le 19 zone FAO principali e conoscere sempre meglio la provenienza del cibo che portiamo in tavola.
1. FAO 18 – Oceano Artico
La zona FAO 18 include le acque fredde dell’Artico, caratterizzate da pesca limitata e fortemente regolamentata per la tutela degli ecosistemi fragili.
2. FAO 21 – Atlantico nord-occidentale
La zona FAO 21 copre le coste orientali del Canada e degli Stati Uniti. Sono acque in cui si pescano specie come merluzzo, aragosta e halibut, poi esportate in tutto il mondo.
3. FAO 27 – Atlantico nord-orientale
La zona FAO 27 comprende l’Atlantico europeo, dalle coste della Norvegia fino a quelle della penisola iberica. È una delle aree in cui si pesca di più al mondo. E, per questo, tra le più controllate.
4. FAO 31 – Atlantico centro-occidentale
La zona FAO 31 è l’area che include i Caraibi e il Golfo del Messico, ricca di crostacei e pesce tropicale.
5. FAO 34 – Atlantico centro-orientale
La zona FAO 34 si estende lungo le coste occidentali africane, dal Marocco fino al Golfo di Guinea.
6. FAO 41 – Atlantico sud-occidentale
La FAO 41 comprende le acque al largo di Argentina, Uruguay e parte del Brasile. Si tratta di un’area molto importante per la pesca di calamari e merluzzi.
7. FAO 47 – Atlantico sud-orientale
La zona FAO 47 si sviluppa lungo le coste africane meridionali e della Namibia, zona interessata soprattutto dalla pesca di sardine e di acciughe.
8. FAO 48 – Oceano Antartico, Atlantico
La zona FAO 48 rappresenta l’area oceanica antartica dell’Atlantico, caratterizzata da pesca controllata di krill e specie di acque fredde.
9. FAO 51 – Oceano Indiano, occidentale
La zona FAO 51 copre l’area del Corno d’Africa, il Mar Arabico e parte dell’Oceano Indiano. Si tratta di una zona di tonni e pesce tropicale.
10. FAO 57 – Oceano Indiano, orientale
La zona FAO 57, invece, include le coste dell’India, dell’Indonesia e parte dell’Australia occidentale.
11. FAO 58 – Oceano Antartico, Indiano
La zona FAO 58 rappresenta la zona antartica dell’Oceano Indiano, area del mondo particolarmente importante per la pesca di krill e specie profonde.
12. FAO 61 – Pacifico nord-occidentale
La zona FAO 61 è un’area molto produttiva che comprende le coste di Cina, Giappone, Corea e Russia orientale. È tra le zone più pescose al mondo e, per questo motivo, anche una delle più controllate.
13. FAO 67 – Pacifico nord-orientale
La zona FAO 67 copre le coste occidentali di Canada e Stati Uniti. Qui si pescano soprattutto salmone, merluzzo e granchi.
14. FAO 71 – Pacifico centro-occidentale
La zona FAO 71 include Filippine, Indonesia, Papua Nuova Guinea e Mar Cinese Meridionale. Un’area ricca di tonni e di pesci tropicali.
15. FAO 77 – Pacifico centro-orientale
La zona FAO 77, invece, comprende le acque di fronte al Centro America fino alle coste dell’Ecuador.
16. FAO 81 – Pacifico sud-occidentale
La zona FAO 81 si estende lungo le coste orientali dell’Australia e della Nuova Zelanda.
17. FAO 87 – Pacifico sud-orientale
La zona FAO 87 rappresenta un’area molto pescosa lungo le coste di Perù e Cile, ed è famosa soprattutto per acciughe e sardine.
18. FAO 88 – Oceano Antartico, Pacifico
La zona FAO 88 è la regione antartica dell’Oceano Pacifico, importante per la pesca di krill.
19. FAO 37 – Mar Mediterraneo e Mar Nero
Infine, abbiamo a zona FAO 37, che come abbiamo detto include tutte le acque del Mediterraneo e del Mar Nero, suddivise a loro volta in sottozone (es. 37.1 Mediterraneo occidentale, 37.2 Adriatico, 37.3 Levante).

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Le zone FAO sconsigliate e da evitare
Secondo i dati FAO del 2021, le percentuali di stock ittici “biologicamente sostenibili” indicano in modo chiaro e inequivocabile le aree più fragili. Quelle da cui è sconsigliato acquistare, in quanto considerate più a rischio. Parliamo di:
- FAO 87, Pacifico sud-orientale: solo 33,3% degli stock è considerato sostenibile.
- FAO 37, Mediterraneo e Mar Nero: il 37,5–36,7% degli stock è in condizioni biologicamente sostenibili.
- FAO 34, Atlantico centro-orientale: circa 48–47,4% degli stock pescati in modo sostenibile
Sono queste tre, dunque, le zone FAO sconsigliate, quelle da scegliere con estrema cautela.
Il rapporto FAO evidenzia anche che alcune zone, specialmente quelle ad alta pesca ad alta migrazione o in alto mare, hanno livelli preoccupanti di sovrasfruttamento. Nelle zone internazionali, più della metà degli stock di squali altamente migratori (e numerose specie ittiche come merluzzo, halibut o tonni) risultano overexploited o depleted.

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Quale zona FAO scegliere per il pescato?
Se guardiamo agli ultimi dati FAO 2024, provenienti dal SOFIA Report, è chiaro che non tutte le aree si equivalgono. Alcune zone, infatti, garantiscono stock ittici molto più sostenibili di altre.
Tra le zone FAO consigliate per un pescato più green, troviamo:
- FAO 67, Pacifico nord-orientale. Qui oltre il 90% degli stock è biologicamente sostenibile. Si tratta di una delle zone più virtuose, per via della gestione rigorosa e dei controlli severi (es. Alaska pollock, merluzzo).
- FAO 61, Pacifico nord-occidentale. Qui più dell’80% degli stock è sostenibile. La zona gode di un’ottima reputazione nella gestione delle risorse (es. sardine, sgombri).
- FAO 88, Oceano Antartico, Pacifico. In questa zona i livelli di sostenibilità sono molto elevati, con pesche strettamente regolamentate (krill e specie antartiche).
- FAO 27, Atlantico nord-orientale. Qui le percentuali di sostenibilità si aggirano intorno al 70-75%, e si tratta di acque europee ben controllate (es. merluzzo del Mare del Nord, aringhe).
Scegliendo queste zone, perciò, si va abbastanza sul sicuro. In ogni caso, è sempre bene controllare l’etichetta (che per legge deve riportare il numero di zona FAO), e se possibile cercare anche certificazioni aggiuntive (come MSC -Marine Stewardship Council). Perché basta poco, alla fine, per fare tanto per il nostro pianeta: poche scelte, fatte con la testa, e basate su informazioni che tutti abbiamo a portata di mano. O di etichetta.
