Wise Society : L’uovo secondo Parisi: una visione agricola che diventa manifesto di sostenibilità

L’uovo secondo Parisi: una visione agricola che diventa manifesto di sostenibilità

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23 Luglio 2025

L’uovo di Parisi non è solo cibo: è un manifesto agricolo. Dalla cura delle galline alla coerenza produttiva, Le Macchie racconta una visione rurale che unisce tradizione, rispetto e consapevolezza

C’è stato un momento in cui l’uovo era solo una commodity. Un ingrediente da scegliere in base al prezzo, perché uno valeva l’altro. Poi è arrivato Paolo Parisi. Con le sue galline livornesi nutrite con latte fresco, con la cura maniacale per l’alimentazione e per gli spazi in cui vivono, ha rovesciato il paradigma. Con lui l’uovo è diventato una materia prima da rispettare, un concentrato di natura, tempo e benessere animale. A Le Macchie, società agricola di Usigliano di Lari (PI), Parisi ha messo al centro dell’allevamento la qualità della vita degli animali, la trasparenza delle scelte agricole, la coerenza tra ciò che dice e ciò che fa. La notorietà dell’uovo arriva quando, grazie all’amicizia con Oliviero Toscani, nasce l’immagine destinata a segnare l’identità del marchio: Paolo Parisi a petto nudo, accanto a un uovo, con lo slogan “Cerco il pelo nell’uovo”. Una provocazione visiva e concettuale che fa dell’uovo un manifesto. Così, l’uovo firmato Paolo Parisi – divenuto simbolo di sostenibilità – è entrato nelle cucine dei grandi chef e in quelle dei consumatori più attenti e non ne più uscito.

uova paolo parisi

Foto Ufficio Stampa

Una nuova immagine per un’eredità che evolve

Oggi la storia continua con una nuova campagna, firmata dallo studio Cucù. Racconta con ironia e provocazione. È un modo per sintetizzare ciò che quel progetto rappresenta oggi: una gallina sulla testa di Paolo e una domanda che capovolge un celeberrimo paradosso, «È nato prima l’uovo o Paolo Parisi?». A portare avanti Le Macchie, adesso, sono Filippo Parisi, uno dei figli di Paolo, con la moglie Chiara, diventati custodi di un progetto agricolo familiare che, grazie a Filippo, si è evoluto unendo cura per la terra, allevamento rigenerativo e scelte alimentari radicali.

L’uovo assoluto: latte fresco, terra libera, rispetto animale

L’intuizione iniziale – nutrire le galline con latte appena munto – è rimasta intatta.

Paolo Parisi

Foto Ufficio Stampa

«Le nostre galline bevono il latte e mangiano cereali OGM-free. Vivono in paddock ampi, ma tendono a stare sempre vicino al nido. Per questo il terreno dove razzolano si impoverisce», racconta Filippo Parisi.

Il motivo è fisiologico: «Una gallina ovaiola mangia circa 140 grammi di cibo al giorno. Ha un metabolismo record: affinché possa produrre un uovo ogni due giorni, serve attenzione continua alla loro alimentazione». Ma c’è anche una questione etica: «L’uovo è la materia prima più delicata che conosco: cambia anche con l’umidità, con l’umore della gallina». Il racconto si allarga: «Le nostre galline vivono in piccoli gruppi. Hanno bisogno di spazio, di gerarchie stabili. E noi dobbiamo rispettarlo», spiega. «E alle 10 devono essere a nanna perché oltre iniziano i problemi, e per farle rientrare basta allettarle con il latte, che adorano».

Un’azienda agricola fatta di terra e tempo

La sostenibilità, a Le Macchie, non è uno slogan. È un sistema agricolo basato sul pascolo, sulla biodiversità, su razze resilienti e su una visione olistica dell’agricoltura.

«Oltre alle galline, abbiamo 70 bovini in 80 ettari di appezzamento. Nessuna stalla, nessun mangime industriale. Solo pascolo. Il nostro allevamento è basato sul metodo rigenerativo: ogni volta che una pianta viene mangiata, le radici muoiono e rigenerano il terreno che trattiene carbonio. In tre anni la massa foraggera si è triplicata», spiega Filippo Parisi. Le Macchie è anche questo: un ecosistema che rigenera se stesso, senza chimica, senza meccanizzazione, senza scorciatoie.

Biologico: una scelta che non basta

Come Paolo, anche Filippo Parisi rifiuta l’idea del biologico come certificazione obbligatoria. «Non abbiamo mai usato pesticidi, ma non per aderire a un sistema. È che non ci sono mai serviti. Oggi il biologico è diventato un’etichetta. Io potrei certificarlo domani: mi basterebbe comprare mangime dall’Est certificato biologico. Ma io voglio sapere da dove arriva ciò che do da mangiare alle nostre galline. Preferisco un’azienda italiana affidabile che produce mangime senza OGM, devo esserne sicuro, non mi interessa che lo scrivano sulla confezione».

Il principio è semplice: conoscere l’origine, e agire di conseguenza. «La certificazione ha senso solo quando manca la relazione diretta tra produttore e consumatore – sottolinea -. Non serve un marchio, se c’è coerenza tra ciò che si fa e ciò che si dice».

Produzione limitata, distribuzione diretta

uovo parisi

Foto Ufficio Stampa

Non esistono uova Parisi in eccesso. «Non abbiamo rete commerciale. C’è chi ne prende 800 a settimana. Ma se ne abbiamo 600, glielo diciamo. I clienti ci chiamano. Quando mancano, le ripartiamo tra i clienti. Quando ne abbiamo in più le utilizziamo per fare la pasta», spiega Filippo. Una scelta che ha radici nella consapevolezza. «Non siamo sul mercato per crescere, ma per vivere. Se volessimo crescere, l’uovo costerebbe di più. Invece io voglio vivere lavorando la terra con mia moglie, mia figlia, i miei animali. Voglio che questo resti un lavoro che dà un senso alla vita, non una corsa come è stata quella di mio padre. Io sono contadino, e ne vado fiero».

L’uovo non è un simbolo. È un punto di partenza

In fondo, tutto ruota attorno a un’idea semplice: rendere perfetto anche il piatto più umile. «Un uovo al tegamino può raccontare un sistema agricolo», dice Filippo. «Ma solo se è fatto con rispetto. Per l’animale, per la terra, per chi lo mangia». E forse, in fondo, è proprio questo che voleva dire quella gallina sulla testa di Paolo Parisi. Che a volte, per covare un’idea giusta, serve il coraggio di capovolgere l’ordine naturale delle cose.

La campagna dell'uovo Parisi

Foto Ufficio Stampa

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Mariella Caruso

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