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Slow breakfast: la prima colazione diventa buona, giusta e pulita

Slow Food e Planetaria Hotels stanno sperimentando una nuova colazione fatta solo di prodotti genuini e del territorio per incominciare al meglio la giornata

Rosa Oliveri
5 Febbraio 2020

La prima colazione è il più importante pasto della giornata, se è sana e nutriente fornisce al nostro organismo la possibilità di affrontare al meglio il proprio lavoro dal punto di vista fisico e mentale. Inoltre una buona colazione aumenta la sazietà e aiuta a non eccedere nel consumo degli altri pasti durante la giornata. Peccato che alla colazione, generalmente, si dedichi meno attenzione degli altri pasti limitandosi spesso, almeno in Italia, a consumare un caffè e una brioche velocemente e in piedi.

Lo Slow Breakfast negli albeghi grazie a Planetaria Hotels e Slow Food

E le abitudini non cambiano nemmeno quando la prima colazione viene consumata in albergo perché, generalmente, i buffet allestiti nelle sale degli hotel per il primo pasto della giornata sono un ricettacolo di prodotti industriali che non parlano del territorio. Contro questo tipo di cultura della prima colazione si è schierata Slow Food che in collaborazione con Planetaria Hotels sta sperimentando la Slow Breakfast, un nuovo concetto di colazione buona, giusta e pulita che coniuga bontà organolettica e stagionalità, salute e benessere e non ultima la riscoperta di un momento piacevole della giornata che diventa volano delle realtà economiche del territorio strettamente connesse alle singole realtà alberghiere.

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La prima colazione slow del boutique hotel della catena Planetaria Hotels Villa Appiani a Trezzo sull’Adda (Milano), Foto: Ufficio stampa Slow Food

Il primo esperimento di colazione lenta è in provincia di Milano

La prima di queste realtà a sperimentare la Slow Breakfast è Villa Appiani a Trezzo sull’Adda, boutique hotel della catena Planetaria Hotels che si trova in una dimora storica di fine Settecento. Qui la colazione, affidata alle cure di Alessandro Giriberti, chef del ristorante La Cantina dello stesso albergo, da un po’ di tempo non contempla più  prodotti industriali. Quasi tutti i prodotti del buffet della colazione, infatti, arrivano da una trentina di fattorie intorno a Trezzo e altre aziende della zona di Lecco e di Bergamo segnalati da Slow Food Milano con qualche “ospite” extraterritoriale d’eccellenza per la fornitura, per esempio, degli agrumi.

Prodotti genuini e del territorio per incominciare la giornata

Nella colazione di Villa Appiani il latte e lo yogurt sono di cascina; le marmellate, la frutta di stagione fresca e cotta è raccolta in Lombardia; le gallette sono di mais rostrato rosso di Rovetta che è un prodotto dell’Arca del Gusto di Slow Food; il pane in cassetta è home made; uova, prosciutto cotto di Scottona, pancetta arrotolata croccante, salame nostrano e, pure, le salsiccette servite con fagioli rossi di Lucca (anche questo ultimi Presidio Slow Food) sono locali così come le spremute melograno, succo di mela, pera e prugna. Quella di arance, invece, arriva dalla Sicilia. La torta paciarella, ricetta della cucina del recupero della Martesana milanese, a base di pane secco, latte e cacao, e la zipotta, formaggio a pasta semicotta di Zibido San Giacomo, sono strettamente locali. «Abbiamo cercato gli ingredienti giusti da produttori che lavorano con impegno e convinzione. Così, oltre a offrire prodotti di stagione, freschi e locali, manteniamo il paesaggio agricolo che caratterizza il nostro territorio, contribuiamo allo sviluppo della nostra comunità e alla riduzione di sprechi e inquinamento», spiega Giriberti.

No alla globalizzazione della prima colazione

«Questo modello di colazione vorremmo si diffondesse a tante strutture alberghiere – sottolinea invece Francesco Sottile, esponente del Comitato esecutivo di Slow Food Italia -. Come i ristoranti, anche gli alberghi possono e devono giocare un ruolo centrale nella diffusione dell’economia locale e nell’educazione alimentare e del gusto». Il modello della Slow Breafast è quello di una colazione gastronomica, ovvero preparata con materie prime di qualità trasformate professionalmente; territoriale e identitaria e quindi senza prodotti globalizzati; nutrizionale e sana; stagionale, etica e con le giuste ricadute economiche per le aziende del territorio. Inoltre deve essere sociale, rispettosa dell’ambiente, volano per il turismo enogastronomico del territorio e, naturalmente, Slow, «ovvero gustata senza fretta oltre che buona, giusta e pulita».

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