Wise Society : Monini: sostenibile dal campo alla bottiglia

Monini: sostenibile dal campo alla bottiglia

di Francesca Tozzi
28 Gennaio 2013

L'azienda olearia italiana è stata la prima a poter vantare la certificazione Epd, la dichiarazione di prodotto che ne analizza l'intero ciclo di vita per verficare che sia davvero eco-friendly

L’olio extravergine è il re della cucina italiana, conosciuto e amato in tutto il mondo per le sue virtù organolettiche e sensoriali. Ma è anche amico dell’ambiente? E quale dobbiamo acquistare per essere consumatori green? Esiste un sistema per garantire la sostenibilità dell’olio lungo tutta la sua filiera produttiva, dal fertilizzante usato per la coltura degli ulivi all’acqua per l’irrigazione fino al packaging: è la certificazione Epd (Environmental Product Declaration), la dichiarazione ambientale di prodotto che ne analizza l’intero ciclo di vita rendendo pubblici tutti gli aspetti del lavoro di un’azienda davvero eco-friendly. La prima azienda che ha potuto vantare questo marchio tra le grandi imprese del settore è italiana: Monini ha infatti ottenuto la certificazione Epd per quattro dei suoi extra vergine d’oliva.

Nata in Svezia, ma diffusa in tutto il mondo, questa certificazione viene rilasciata dal Swedish Environmental Management Council, che funge da gestore dell’International Epd System, il più affermato programma per la gestione delle dichiarazioni ambientali di prodotto, ai sensi della norma internazionale Iso 14025:06. Gli analisti calcolano il Life Cycle Assessement, o Lca, prendendo in considerazione tutti i consumi di risorse naturali (acqua, energia, materie prime) e tutte le emissioni nell’ambiente (dalla Co2 ai rifiuti): dalla coltivazione agricola al conferimento in discarica degli stessi imballi.

Il sistema Epd ha sottoposto gli oli Monini a un calcolo della performance ambientale che considera i fertilizzanti utilizzati per la coltura degli ulivi e le modalità di estrazione e uso dell’acqua per l’irrigazione così come i materiali ausiliari utilizzati per la raccolta delle olive, i combustibili e l’energia elettrica utilizzati presso le aziende agricole e per il trasporto delle olive al frantoio. Altrettanto rigorosa l’indagine su lavorazione, trasporto e confezionamento. Nel computo, poi, rientrano anche i rifiuti: dal residuo di prodotto a tutti gli elementi del packaging. A favore dell’azienda italiana ha giocato anche l’impianto fotovoltaico in grado di produrre 240.640 kilowattora annui che, insieme all’energia proveniente da fonti rinnovabili certificate, fornisce energia pulita allo stabilimento di lavorazione. Un ulteriore contributo alla riduzione delle emissioni è stata la scelta di introdurre bottiglie in vetro riciclato, fino all’80%.

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