Wise Society : Indice glicemico: cos’è, da cosa dipende e come controllarlo

Indice glicemico: cos’è, da cosa dipende e come controllarlo

di Lucia Fino
9 Settembre 2025

Dai valori ottimali dell'indice glicemico alle strategie per controllare questo parametro con l'alimentazione: l'ABC della salute comincia innanzitutto a tavola! Ecco come

Sai che conoscere l’indice glicemico di ciò che mangiamo è uno dei modi più efficaci per prenderci cura della nostra salute, rimanere in forma e non ingrassare? Questo parametro, spesso trascurato nelle diete comuni, può fare la differenza tra un’alimentazione che mantiene stabile l’energia e il peso corporeo e una che invece favorisce squilibri, fame nervosa e infiammazioni croniche. Anche se ti sembra un termine medico, l’IG può darti una vera indicazione per scegliere bene cosa portare in tavola ogni giorno e seguire un’alimentazione sana. Sapere cos’è l’indice glicemico e come controllarlo è quindi fondamentale nei casi in cui tu voglia dimagrire, tenere sotto controllo la glicemia, prevenire il diabete o semplicemente seguire un’alimentazione sana. Non serve essere nutrizionisti per farlo: basta conoscere i meccanismi giusti e applicarli nella vita quotidiana. E allora scopriamo subito cos’è l’indice glicemico, i cibi con un indice glicemico alto o basso, e soprattutto come combinarli nel modo giusto per mangiare sano, vario e gustoso.

Indice glicemico

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Cos’è l’indice glicemico

Partiamo dalla definizione, scoprendo cos’è l’indice glicemico. Abbreviato anche con la sigla IG, si tratta di un valore numerico che indica la velocità con cui un alimento contenente carboidrati fa aumentare la glicemia, cioè la concentrazione di zuccheri nel sangue, dopo essere stato ingerito.

Il riferimento standard è il glucosio puro, al quale viene attribuito un IG pari a 100.
Tutti gli altri alimenti vengono confrontati con questo valore: più si avvicinano al 100, più sono capaci di alzare rapidamente la glicemia. Meno lo fanno, più il rilascio di energia è graduale. L’indice glicemico negli alimenti viene classificato in basso, medio e alto.

Ma perché l’IG è così importante e quale rapporto c’è fra indice glicemico e glicemia? Perché picchi glicemici frequenti seguiti da cali rapidi attivano un circolo vizioso: iperproduzione di insulina, fame ricorrente, deposito di grasso addominale e infine insulino-resistenza.

Un terreno fertile per lo sviluppo di obesità, diabete e sindrome metabolica. Hai presente quella strana fame che ti prende a metà mattina dopo aver mangiato una bella brioche e un cappuccino zuccherato al bar? È proprio una questione di indice glicemico e di livello di zuccheri che, dopo essersi alzati rapidamente nel sangue altrettanto rapidamente si sono abbassati…Lasciandoti appunto affamatissimo. Alla lunga questo meccanismo può creare problemi all’organismo.

sindrome metabolica: un'illustrazione

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Indice glicemico e diabete

Per chi soffre di diabete di tipo 2, il controllo dell’indice glicemico è un tassello centrale della gestione quotidiana della malattia. Gli alimenti ad alto IG causano picchi glicemici troppo rapidi, che il corpo fatica a gestire se la produzione di insulina è alterata.

Adottare una dieta incentrata su cibi a basso indice glicemico – come legumi, cereali integrali veri, ortaggi a foglia verde e frutta ricca di fibre – permette di migliorare la stabilità glicemica, ridurre il bisogno di farmaci, tenere sotto controllo il peso e prevenire le complicanze.

Anche in chi non è ancora diabetico, ma ha livelli di glicemia alterata o è in sovrappeso, l’IG può essere un alleato nella prevenzione. È uno strumento efficace anche per chi soffre di ipoglicemia reattiva, una condizione in cui il calo rapido degli zuccheri porta a malessere, stanchezza e voglia irrefrenabile di zuccheri.

Dunque per prevenire le malattie metaboliche è bene adottare (anche con la guida di un nutrizionista se c’è una predisposizione familiare al diabete o se sia hanno più fattori di rischio) una dieta a basso indice glicemico.

Uomo con diabete

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Indice glicemico: i valori 

Per aiutare a interpretare i cibi in modo pratico, esiste una scala internazionale dei valori dell’indice glicemico:

  • Indice glicemico basso (<55): rilascio lento, effetto glicemico contenuto.
  • Indice glicemico medio (56–69): da valutare caso per caso, in base alle combinazioni.
  • Indice glicemico alto (≥70): assorbimento rapido, da limitare soprattutto nei pasti principali.

Questo aiuta moltissimo nella scelta di cibi e nel calcolo dell’indice glicemico nell’alimentazione. Ricordiamoci però che l’IG non va interpretato da solo: la quantità totale di carboidrati consumata (cioè il carico glicemico) e l’intero contesto del pasto (quante fibre? Quante proteine? Come è stato cotto il cibo?) come vedremo fra poco sono elementi fondamentali per valutare il reale impatto glicemico. E qui entrano in gioco consapevolezza e attenzione.

Indice glicemico valori

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Da cosa dipende l’indice glicemico degli alimenti

Eppure non basta guardare la quantità di carboidrati per capire l’impatto glicemico di un alimento. Ciò che conta davvero è come quei carboidrati vengono assorbiti e metabolizzati, e su questo influiscono numerosi fattori biochimici, fisici e gastronomici. Scopriamo insieme perché l’equilibrio del nostro corpo è anche una “questione di chimica”.

Tipo e struttura dei carboidrati

Non tutti i carboidrati sono uguali. Quelli complessi, contenuti in alcuni cereali, legumi e ortaggi, richiedono più tempo per essere digeriti rispetto a quelli semplici. Gli amidi presenti nei cereali raffinati come pane, riso e pasta bianchi, hanno una struttura che viene rapidamente scomposta in glucosio, causando un innalzamento glicemico veloce. Diverso è il caso degli amidi “resistenti” che si trovano, per esempio, nei legumi, nei cereali integrali, come per esempio il riso integrale, o in alcune verdure.

Contenuto di fibre solubili

Le fibre rallentano lo svuotamento gastrico e modulano l’assorbimento degli zuccheri. Gli alimenti naturalmente ricchi di fibre, come i legumi, i cereali integrali e molte verdure, hanno un indice glicemico più basso. Le fibre sono come delle spugne che si gonfiano di acqua e influenzano così tutto il processo digestivo. Questo favorisce anche un senso di sazietà prolungata.

Metodo di cottura

Pensi che una cottura valga l’altra, se il cibo è “sano”? Sbagliato! Il modo in cui un cibo viene cotto o lavorato un alimento incide moltissimo sull’indice glicemico. La cottura prolungata di pasta e riso, ad esempio, rende l’amido più accessibile, aumentandone l’indice glicemico. Al contrario, una cottura breve o il raffreddamento post-cottura (come nel caso delle patate lesse raffreddate) riducono la velocità di assorbimento degli zuccheri. Per questo meglio la pasta al dente (è anche più buona!) oppure una bella insalata di patate tiepide e non calde…

Presenza di grassi e proteine nel pasto

Consumare carboidrati insieme a proteine o “grassi buoni”, come quelli dell’olio extravergine di oliva a crudo, rallenta la digestione e abbassa l’impatto glicemico complessivo del pasto. Le giuste combinazioni alimentari, quindi, sono importanti: non conta solo cosa si mangia, ma anche con cosa lo si accompagna. Yogurt, ricotta, noci o uova, per esempio, contribuiscono a “tamponare” gli zuccheri: una fetta di pane da sola alza maggiormente l’indice glicemico di quanto lo sia consumata con una porzione di uno di questi cibi proteici.

Grado di maturazione della frutta

La frutta ha un indice glicemico da non trascurare e che cambia anche a seconda del grado di maturazione: una banana verde ha un indice glicemico più basso rispetto a una banana matura. Lo stesso vale per moltissimi frutti.

Lavorazione industriale

Anche la trasformazione industriale influisce: più un alimento è raffinato o lavorato (come pane bianco o cracker), più sarà rapido il suo assorbimento e più alto sarà il suo IG. Attenzione in particolare ai cibi ultra-processati e al cibo spazzatura (piatti pronti, salse industriali, cibo da fast food ecc…): hanno un indice glicemico molto alto e spesso sono anche addizionati di zucchero, che è usato come stabilizzante e conservante

Indice glicemico alimentazione

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Indice glicemico nella dieta: come controllarlo

Il controllo dell’IG non è una strategia dietetica restrittiva, ma piuttosto uno stile alimentare più salutare. Ecco alcune azioni concrete per gestire l’indice glicemico giorno per giorno e avere un’alimentazione sana:

  • Inizia la giornata con una colazione bilanciata, che combini fibre, proteine e una piccola quota di grassi buoni: aiuta a prevenire picchi glicemici e fame precoce. Yogurt greco con una fetta di pane integrale e un frutto? È solo un esempio: via libera alla fantasia e a gusti sempre nuovi.
  • Evita i carboidrati da soli e come fonti preferisci i cereali integrali a quelli raffinati, specie nei pasti principali: abbinali sempre a proteine o verdure. Un’idea? Riso integrale al vapore raffreddato, verdure miste grigliate e carne bianca o tofu.
  • Varia le fonti di carboidrati nella giornata e distribuirli in modo equilibrato, piuttosto che concentrarli in un unico pasto. Il piatto ideale? È il cosiddetto “piatto di Harvard” che comprende carboidrati semplici e complessi, proteine meglio se vegetali e verdure di stagione con una giusta porzione di lipidi. Puoi metterlo in pratica fin dal mattino, scegliendo una colazione proteica bilanciata, anche salata e poi consumare pranzo e cena equilibrati e leggeri.
  • Preferire gli alimenti a basso indice glicemico: sono quelli ricchi di fibre, a basso contenuto di zuccheri semplici e minimamente processati, che favoriscono un assorbimento lento e graduale, mantenendo l’energia più stabile. Il risultato? Più energia e meno desiderio di snack fuori pasto. A tutto vantaggio della linea.
  • Scegli la cottura più breve e, dove possibile, lascia raffreddare cereali e patate per ottenere un effetto “amido resistente”. Prova le insalate e i piatti unici freddi e tiepidi.
  • Attenzione anche ai falsi amici: un biscotto industriale con poco zucchero, “light”, può comunque avere un IG elevato se è fatto, come spesso accade, con farine raffinate e senza fibre, mentre un frutto intero con la buccia può avere un IG molto basso.
  • Fai attività fisica: camminare dopo i pasti o fare esercizio regolare migliora la sensibilità insulinica e riduce il rischio di accumulo di grasso. Quello che conta è la costanza: ricorda che una passeggiata all’aria aperta ogni giorno vale più di una sporadica sessione di tapis roulant in palestra una volta ogni tanto.

Lucia Fino

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