Wise Society : Il Bisfenolo A spiegato: dove si trova e i rischi per la salute
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Il Bisfenolo A spiegato: dove si trova e i rischi per la salute

Presente nelle plastiche e nelle più comuni forme di policarbonato, il Bisfenolo A è molto utilizzato nel campo "alimentare" ed è da anni sotto la lente di ingrandimento perché sospettato di influire negativamente sulla salute e di essere un interferente endocrinologo. Ma quanto ne sappiamo?

Rosa Olivieri
19 Agosto 2021

Nocivo o no? Il bisfenolo A  è da anni sotto la lente di ingrandimento perché accusato di influire negativamente sulla salute e di essere un interferente endocrinologo. Presente nelle plastiche, nella sintesi del poliestere, nonché nelle resine epossidiche e nelle più comuni forme di policarbonato – solo per dirne alcuni – è un composto molto utilizzato nel campo “alimentare” o meglio nel packaging per questo ancora più sotto osservazione. Ricerche su ricerche, di fatti, di volta in volta, smontano la gravità del rischio oppure l’accentuano ulteriormente.

Plastica e bisfenolo a

Foto shutterstock

Che cos’è il bisfenolo A (BPA)

Il bisfenolo A (BPA) è un composto organico di sintesi con due gruppi fenolici geminali. Noto anche come 2,2-bis (4-idrossifenil) propano è una molecola usata come additivo nella produzione di diversi materiali, in particolar modo plastiche, ma anche resine epossidiche utilizzate per il rivestimento di metalli come nel caso delle lattine. Inoltre è uno dei monomeri principali nella produzione del policarbonato impiegato in ambito alimentare nella produzione di stoviglie di plastica e contenitori per la conservazione del cibo.

E’ pericoloso?

Il bisfenolo A è considerato un interferente endocrino e diversi studi hanno rintracciato una relazione tra l’esposizione al BPA e la comparsa di patologie (tra cui infertilità, diabete e obesità). Inoltre gli studi continuano ad assodare o scongiurare che il Bpa sia cancerogeno. Anche se i sospetti sulla sua dannosità per l’uomo risalgono a ormai quasi cento anni fa, i dubbi si sono moltiplicati nel 2008, quando molti governi hanno iniziato ad effettuare studi sulla sua sicurezza e, in molti casi, a bandirlo.

Inoltre, nel 2015  un’analisi ad ampio raggio della letteratura scientifica sui potenziali effetti del BPA ha concluso che non vi fossero conoscenze scientifiche chiare e pareri univoci sul modo in cui questa sostanza influisca sul nostro organismo. Nel 2016, di contro, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare ha promosso limitazioni all’uso per il rischio della salute della popolazione e l’anno dopo, il BPA è stato aggiunto alla Candidate List of substances of very high concern (sostanze estremamente preoccupanti) dall’European Chemical Agency e il cui impiego nei prodotti di plastica deve essere quindi autorizzato.

In effetti, a oggi il BPA è una sostanza tenuta molto sotto osservazione: al momento secondo gli esperti il problema non deve essere sottovalutato, ma non deve neanche predominare sull’attenzione verso sostanze sicuramente dannose.

Dove si trova  il bisfenolo A

Usato da più di 50 anni assieme ad altri composti per produrre resine e plastiche il bisfenolo A si trova in particolare in plastiche in policarbonato e nelle resine epossidiche usate per le pellicole e nei rivestimenti per lattine per bibite e alimenti.

In particolare il Bisfenolo A si può trovare:

  • nelle bottiglie di policarbonato (PC), come ad esempio detersivi e flaconi di bagnoschiuma;
  • nei rivestimenti interni delle lattine;
  • nei cartoni per la pizza.
Cartone della pizza e bisfenolo A

Foto di Lukas Bee / Unsplash

Al contrario di quanto si pensa, invece, il BPA è raramente presente nelle bottiglie di plastica di acqua che sono di solito fatte in Pet.

Le ricerche e l’allarme verso questo composto hanno portato alla diffusione, negli ultimi anni, della dicitura BPA Free su alcuni involucri. Ma qual è esattamente il significato di BPA free? Significa che è sicuro? Quel che certo è che in questi contenitori non è presente il BPA ma quello che non si sa è quali caratteristiche abbiano le sostanze sostitutive impiegate che spesso sono molto simili al BPA, non offrendo molte garanzie in più. Di sicuro, però, la presenza dell’indicazione “BPA Free” contribuisce a creare nella percezione comune di allarme.

bpa free

Foto shutterstock

Come si verifica l’esposizione umana al BPA

L’esposizione umana al BPA si può verificare per rilascio da parte di contenitori alimentari e ingestione o per assorbimento da parte della pelle.  In pratica le principali fonti di esposizione al BPA sono gli alimenti in scatola. Un’altra fonte di esposizione è la carta termica, quella che di solito viene utilizzata per gli scontrini fiscali.

In via preventiva, nel 2011, la Commissione Europea ha vietato l’uso del BPA nella produzione dei biberon in policarbonato prevenendo eventuale contaminazione nella prima fase di crescita dei bambini. Inoltre, a febbraio del 2018, l’Unione Europea ha stabilito regole ancora più severe per la produzione di materiali plastici a contatto con gli alimenti, seguendo un principio di precauzione in attesa di ulteriore chiarezza.

In effetti, gli studi condotti ad oggi indicano che a dosi elevate (oltre 100 volte la dose giornaliera tollerabile) ci sono probabili effetti nocivi ma l’EFSA ha concluso che agli attuali livelli di esposizione il BPA non comporti rischi per la salute.

Rosa Oliveri

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