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Biologico: il prezzo del cibo naturale

Francesca Tozzi
1 giugno 2012

agricoltura biologica Foto di Caterina AicardiIl biologico non è per tutte le tasche. Non sono pochi i consumatori che si chiedono il perché di un prezzo che potrebbe sembrare eccessivo se confrontato con l’equivalente da agricoltura convenzionale. E che si chiedono di conseguenza se valga la pena compare e mangiare bio. Va fatta prima una precisazione. Il biologico, così come il convenzionale, presenta diversi livelli di prezzo che sono in funzione del livello di qualità, dal prodotto a marchio del distributore alla fascia premium, e variano in base alla categoria merceologica per cui il differenziale di prezzo può essere irrilevante, per esempio, nel caso dei legumi o della passata di pomodoro ma sale nell’ortofrutta e può arrivare anche al 30% in più per prodotti particolari come i sostituti della carne a base di tofu e seitan. Il prezzo finale del prodotto dipende anche dalla politica del distributore e da eventuali promozioni. Volendo generalizzare, le ragioni per cui il biologico costa di più sono soprattutto di natura agricola e commerciale.

Salvaguardia del terreno

Il biologico costa di più in primo luogo perché la resa per ettaro è inferiore per quantità rispetto a quella che si può ottenere con il metodo convenzionale e sfruttando il terreno in modo intensivo. Nel sistema biologico è vietato utilizzare qualsiasi sostanza chimica per diserbare il terreno, fare una concimazione spinta e difendere le colture da malattie e parassiti.

Niente chimica, più scarti

Per la stessa ragione nel biologico si ha una percentuale notevole di scarto: qualsiasi coltivazione non irrorata da prodotti chimici in grado di proteggere le piante dagli agenti patogeni ha un rischio maggiore di perdita rispetto all’agricoltura convenzionale. La quantità di prodotto che si può ottenere con l’agricoltura biologica può arrivare a essere la metà rispetto al metodo convenzionale.

Le ragioni dell’agricoltore

Nello stesso tempo l’agricoltore del bio, ottenendo una quantità inferiore, deve per forza spuntare un prezzo maggiore per il suo prodotto se no non arriva nemmeno a coprire le spese. Quindi abbiamo già una materia prima che di per sé costa un po’ di più.

Assenza di additivi e coadiuvanti tecnologici

Abbiamo poi anche il problema della trasformazione perché all’interno dei prodotti biologici fortunatamente non si possono usare quelle sostanze chimiche e quei coadiuvanti tecnologici che rendono magari più facili alcuni aspetti della lavorazione e che sono molto usati nel convenzionale permettendo di tagliare tempi e costi.

Un mercato di nicchia

Infine non bisogna dimenticare che il consumo del biologico non è così diffuso in Italia: ancora rappresenta dal 2% al 3% dell’alimentare globale italiano. Per rendere il prodotto biologico accessibile a tutti bisognerebbe senz’altro lavorare sulla sua diffusione sviluppando volumi di vendita maggiori: una migliore rotazione delle materie prime e dei prodotti consentirebbe di avere margini migliori e magari di abbassare i costi e il prezzo finale dei prodotti.

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