Ricercatori dell’Università di Parma hanno messo a punto un estratto antibatterico da scarti di pomodori e carote, capace di allungare la shelf life degli alimenti
Il mercato degli antimicrobici per elevare la sicurezza alimentare è in costante crescita in tutto il mondo. Transparency Market Research stima che entro la fine del 2026, quasi 118mila tonnellate di ingredienti antimicrobici saranno venduti in tutto il mondo. Di solito però si tratta di materie prime di sintesi chimica, che non hanno a che fare con materie prime naturali. Da qui nasce l’importanza della ricerca svolta dall’Università di Parma che ha messo a punto dagli scarti vegetali un estratto antibatterico per allungare la vita degli alimenti, proteggendoli da batteri quali salmonella ed Escherichia coli.
Da scarti di meloni e carote l’antibicrobico naturale
Il team di ricerca multidisciplinare del dipartimento di Scienze degli Alimenti e del Farmaco dell’Università di Parma ha messo a punto e brevettato un processo basato sulla fermentazione di sottoprodotti della lavorazione di pomodoro, melone e carota. Da tale processo ha ottenuto un estratto attivo che ha mostrato in vitro e sugli alimenti una sensibile attività antibatterica. Stiamo parlando di patogeni alimentari tristemente famosi quali Listeria monocytogenes, Staphylococcus aureus, Escherichia coli, Bacillus cereus, Salmonella, responsabili di gravi infezioni da alimenti contaminati: secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, ogni anno una persona su dieci si ammala per aver mangiato cibo contaminato e 420 mila persone muoiono per tossinfezioni alimentari. Per questo il nuovo prodotto assume particolare importanza: non contiene molecole di sintesi, potrà trovare impiego come ingrediente per aumentare la shelf-life (“vita di scaffale”) degli alimenti.
Per centrare il traguardo del nuovo brevetto di ricerca per invenzione industriale, intitolato “Produzione di antimicrobici da scarti vegetali” è stato fondamentale il sostegno finanziario della Fondazione Cariparma che ha permesso di porre le basi del nuovo filone di ricerca, che ha portato al deposito del brevetto in due anni.
Processi green e sostenibili per la sicurezz alimentare
Il lavoro di ricerca multidisciplinare ha visto la collaborazione e l’integrazione delle competenze microbiologiche e chimiche del dipartimento dell’ateneo parmense e della nuova linea di ricerca indirizzata alla valorizzazione dei sottoprodotti mediante fermentazione in stato solido per il recupero di molecole di interesse industriale. Questa tematica, che si inserisce nella più ampia strategia della Bioeconomia circolare, “permette la valorizzazione di materiali di scarto per la produzione di composti innovativi ad alto valore aggiunto che possono trovare impiego in differenti ambiti industriali”, segnala l’Università in una nota, spiegando che i campi in cui c’è possibilità di applicazione spaziano dall’alimentare al mangimistico, fino ai settori chimico e farmaceutico.
In particolare, il gruppo di Microbiologia degli Alimenti dell’Ateneo conta su una collezione microbica costituita da 4000 ceppi batterici, che costituisce un notevole patrimonio biologico. Esso rappresenta una grande potenzialità, ancora poco esplorata, per il trattamento di residui di lavorazione agro-industriale “che potrebbero generare nuovo reddito mediante processi green e sostenibili”.