Wise Society : Alice Waters: «Le scelte alimentari sono anche politiche»
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Alice Waters: «Le scelte alimentari sono anche politiche»

La "cuoca rivoluzionaria" americana tra le fondatrici del movimento organic (bio) americano nel suo "Chez Panisse" in California ha introdotto concetti come sostenibilità, scelta degli ingredienti e soprattutto il piacere di cucinare per gli altri.

Mariella Caruso
15 gennaio 2019

Senza Alice Waters il movimento “organic” (sinonimo del nostro biologico) negli Stati Uniti forse avrebbe visto i natali molto più avanti. O forse non sarebbe mai nato. Alice Waters, però, c’è stata. Ed è a lei, oggi vicepresidente di Slow Food International in cui è seconda soltanto a Carlo Petrini, che gli americani devono molto della loro rivoluzione alimentare. La «cuoca rivoluzionaria», così come è stata definita nel sottotitolo di “Con tutti i miei sensi”, l’autobiografia in cui la fondatrice del ristorantino francese di Berkeley, California, “Chez Panisse”, è colei che ha fatto nascere in Michelle Obama il desiderio di mettere su un orto biologico nella Casa Bianca e che ha dato il via anche al progetto “Edible Schoolyard

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L’interno del Chez Panisse di Alice Waters a Berkeley, Foto: Adam Norwood/Flickr

per educare gli studenti americani alla sana alimentazione attraverso la collaborazione con gli agricoltori e la realizzazione di cucine scolastiche in cui si cucinano i prodotti della terra. Per tutto questo, e anche per la sua lotta contro l’America del fast food, per aver fatto crescere la cultura alimentare in un Paese che presta poca attenzione a tutto il cibo che non è contenuto dentro una scatola che Alice Waters è stata nominata Cavaliere della Repubblica Italiana.

La storia dell’attivismo di Alice Waters, prima politico poi alimentare («Ma le scelte alimentari – ci tiene a sottolineare – sono anche politiche») prende le mosse negli anni 60. «Arrivai a Berkeley nel 1964 e lì mi appassionai all’oratoria di Mario Savio, tra i fondatori del Free Speech Movement. Lui diceva che quando le cose ci fanno rivoltare arriverà un momento in cui saremo pronti a rischiare per cambiare le cose. Arrivò il 1968 con la guerra in Vietnam e l’attivismo politico. Dopo aver fatto campagna elettorale per un candidato democratico locale che non fu eletto ero devastata e con alcuni amici decisi di cucinare per chi voleva venire a conoscere le nostre idee. Chez Panisse nacque così, come risultato della sottocultura».

Quell’esperienza diventò formativa per tanti motivi. Il primo fu che a cucinare erano «intellettuali senza una formazione da cuochi». Poi c’era Alice Waters che, dopo aver vissuto in Francia ed essersi innamorata dello “stile francese” in cucina, ebbe l’intuizione di ricostruirlo in California. «Era una cultura “Slow Food”: si preparava il pranzo per i bambini che tornavano a casa da scuola, si faceva la spesa nei mercati, si condivideva il cibo», racconta la Waters, come ha ricordato Petrini presentando l’autobiografia, è l’unico membro vivente del Pantheon dei grandi americano dello Smithsonian Institute.

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Alice Waters, Foto: David Sifry/Flickr

«Da Chez Panisse ho puntato sin da subito sui sapori. Non mi sono preoccupata della clientela, ma solo di fare le cose nella maniera corretta perché se fai le cose bene poi la gente arriva. Nei confronti degli agricoltori, invece, a fare la differenza è stato poter ricevere il giusto compenso per i loro prodotti», spiega la Waters che, con grande naturalezza, ha introdotto, concetti «quali la sostenibilità, la scelta degli ingredienti, il piacere di cucinare per gli altri».

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