Il mondo del lavoro è al centro di una trasformazione radicale

Paolo Robaudi
4 giugno 2012

Mario Molteni, docente dell’Università Cattolica di Milano, analizza i cambiamenti che stanno investendo e trasformando il mondo del lavoro. Questo è il suo intervento al convegno iniziale dell’ottava edizione del Salone Dal Dire al Fare, che si è svolto presso l’Università Bocconi di Milano.

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Mario Molteni
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Una risposta a Il mondo del lavoro è al centro di una trasformazione radicale

  1. Giorgio D'AMORE

    Bisogna ragionare sul fenomeno lavoro in maniera strutturale. Coeteris paribus, é evidente che gli incrementi di produttività (il progresso tecnologico) consentono – a parità di forza lavoro – di produrre di più; o, se preferite, a parità di produzione (offerta) di impiegare meno forza lavoro. Il limite con una produttività all’infinito é che con un secondo di lavoro si puo’ produrre tutto ciò che serve; ma se si lavora due secondi per far lavorare qualcun’altro si producono merci in eccesso che non servono e inquinano, oltre a consumare risorse naturali che non si riesce ormai da anni a ricreare completamente. “Lavorare meno, lavorare tutti” da vecchi slogan dell’ultrasinistra deve diventare una soluzione moderna, sostenibile econdivisa. Bisognerebbe spiegare (in primis ai sindacati) che non andrebbe relazionato ad una scala temporale settimanale (un paio di ore in in meno non riducono l’impatto ambientale e la disfelicità) ma alla durata complessiva della potenziale vita lavorativa che per effetto dei progressi in campo medico, si è allungata. Quindi l’approccio di certa sinistra di difendere una età pensionabile ridotta (è oggettivo che la vita si allunga, e molti sono capaci e hanno voglia di lavorare magari anche a 70 anni) è miope. Una soluzione proponibile per diminuire la disoccupazione e redistribuire il lavoro (e i redditi) puo’ essere “l’Anno sabbatico” retribuito a tutti gli effetti come 1 anno di pensione anticipata; per cominciare 1 anno ogni 10 per abbattere il 10% di disoccupazione. Si libererebbero subito posti di lavoro per giovani…i meno giovani godrebbero ogni tanto di un anno di pensione anticipata ….per poter studiare, viaggiare, dipingere, qualsiasi cosa… con una salute migliore di quando si è più avanti con gli anni … e comunque con un minore livello di “vulnerabilità” (in quanto probabilmente hanno investito parte dei loro redditi in beni di investimento) rispetto ai mai occupati (giovani alla ricerca del primo impiego più probabilmente nullatenenti). Da un punto di vista sociale dei costi l’equilibrio si basa sul fatto che agli anni sabbatici di pensione da pagare per lo stato corrispondono i non pagamenti per l’allungamento dell’età di lavoro (esempio: 4 anni sabbatici nel corso della vita lavorativa corrispondono all’innalzamento di 4 anni dell’età pensionabile). Creare una società nella quale si vivrà meglio lavorando e consumando di meno è il cardine principale della sostenibilità ambientale e di un benessere sociale non improntato solo all’aumento del PIL. E affinchè il fenomeno possa essere “inclusivo” e collettivo lavoro e redditi vanno redistribuiti

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