Wise Society : L’azienda sostenibile parte dal benessere lavorativo
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L’azienda sostenibile parte dal benessere lavorativo

Contro i problemi legati al malessere sul posto di lavoro esistono percorsi utili come il modello creato da Isabella Venturi, formatrice e counselor relazionale

Andrea Ballocchi
14 novembre 2017

Il malessere sul posto di lavoro è un problema diffuso che incide pesantemente sulle vite delle persone e sull’andamento di un’azienda. Secondo un’indagine dell’Agenzia Europea per la salute e la sicurezza sul lavoro, più del 40% dei datori ritiene che i rischi psicosociali siano più difficili da gestire rispetto ai rischi tradizionali della sicurezza sul lavoro. Nei nove anni presi in esame, circa il 28% dei lavoratori europei ha segnalato di essere esposto a rischi psicosociali che hanno compromesso loro il benessere mentale. Ecco qual è il problema: la mancanza di ben-essere.

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Isabella Venturi, formatrice e counselor relazionale, ideatrice di “Benessere per ben lavorare©”, un modello formativo di benessere lavorativo che favorisce la partecipazione dei lavoratori per migliorare gli indici di qualità e produttività aziendali. Foto: Courtesy of Isabella venturi

“BENESSERE PER BEN LAVORARE” – Sugli aspetti relazionali e di analisi organizzativa lavorano diversi specialisti, tra cui Isabella Venturi, formatrice e counselor relazionale, ideatrice di “Benessere per ben lavorare©”, un modello formativo che, attraverso opportune fasi di aula e consulenza alla direzione, favorisce la partecipazione dei lavoratori per migliorare gli indici di qualità e produttività aziendali. «Condivido quanto affermano diversi ricercatori, e tra questi uno dei primi è stato lo psicologo sociale Elton Mayo, che già a metà del XX secolo, sostanzialmente asseriva che se i lavoratori stanno bene anche l’azienda sta bene».

La “vocazione” alla formazione e al counselor è frutto di un approfondito lavoro, su sé stessa prima ancora che sulle persone. «Ciò che più mi appassiona della mia professione è il riflettere con i lavoratori di ogni livello gerarchico sul come lavorare e sulle potenzialità insite nel lavorare bene, ossia nel provare soddisfazione per ciò che si fa».

Nel descrivere il suo metodo afferma che «i suoi capisaldi sono l’ascolto di sé e dell’altro come punto di partenza, tendendo poi a un lavoro che aiuta a migliorare l’autostima di ciascun lavoratore. Presupposto fondamentale per l’applicazione del modello è la partecipazione di tutti gli attori sociali, dall’operaio/amministrativo al responsabile. Inoltre, dove presente, è auspicabile il coinvolgimento della rappresentanza sindacale per facilitare l’adesione al percorso da parte dei lavoratori e la tenuta nel tempo dei risultati acquisiti con il percorso».

PRIMO: COINVOLGERE TUTTI – La formula prevede, infatti, il coinvolgimento in una formazione riflessiva di tutti gli individui che operano nei settori aziendali su cui si è deciso di investire con questo percorso: manager, impiegati e/o operatori di produzione: «il metodo prevede fasi di confronto tra responsabili di diversi livelli e i lavoratori. Così facendo la formazione diventa a tutti gli effetti una componente che si inserisce nell’organizzazione del lavoro», prosegue Venturi, il cui lavoro in ogni azienda si sviluppa su più incontri con diversi gruppi di lavoratori nell’arco di diversi mesi. L’obiettivo di star bene al lavoro comporta migliorare qualità e produttività attraverso l’aumento della motivazione e di conseguenza la diminuzione dell’assenteismo.

ASCOLTARE SE STESSI E GLI ALTRI – La disponibilità all’ascolto reciproco è fondamentale come pure superare l’abitudine al lamento. «Mi capita di chiedere a responsabili e dirigenti, cosa abbiano fatto fino ad ora per superare determinati problemi in reparto. Spesso mi rispondono di “averle provate tutte”, fissandosi in qualche modo in questa impossibilità di risolvere un problema senza provarci più. Un altro argomento ricorrente è la tentazione di attribuire la colpa d’inefficienze ed errori ad altri: questo avviene non solo tra colleghi, ma anche tra reparti o uffici. Quando ho l’opportunità di fare riflettere su questa particolare “pigrizia mentale” di incolpare gli altri per ogni disfunzione aziendale, mi sorridono, e … sì, il più delle volte le persone si responsabilizzano, riprendono il gusto del pensiero e del confronto nella ricerca di soluzioni alternative: è evidente che la cosa “rende” ben più che il lamento in termini di soddisfazione personale e di resa produttiva».

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Benessere lavorativo: secondo un’indagine dell’Agenzia Europea per la salute e la sicurezza sul lavoro, circa il 28% dei lavoratori europei ha segnalato di essere esposto a rischi psicosociali che hanno compromesso loro il benessere mentale, Foto iStock

Che siano enti pubblici o privati, di piccole o grandi dimensioni, molti problemi produttivi sono riconducibili alla scarsa qualità dei rapporti interpersonali, a procedure farraginose ad abitudini implicite poco funzionali ma molto praticate per semplice consuetudine: per questo è fondamentale imparare «a interrogarci sul come stiamo e cosa potremmo fare per stare meglio».

UN METODO SOSTENIBILE ANCHE ECONOMICAMENTE – Se si pensa che un tale percorso sia insostenibile economicamente è bene sapere che da anni in Italia la formazione dei lavoratori è sostenuta anche a livello legislativo. Infatti, grazie all’accesso ai fondi paritetici interprofessionali, l’azienda può accedere a contributi per la formazione dei propri dipendenti.

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