Wise Society : Workaholism, quel morboso attaccamento al lavoro
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Workaholism, quel morboso attaccamento al lavoro

Secondo uno studio appena pubblicato sul «Journal of Management», l'ossessione per il lavoro può provocare depressione, ansia e aumento della pressione sanguigna

Fabio Di Todaro
6 settembre 2016
workaholism, lavoro, depressione

Workaholism: sono molti coloro che lavorano ben oltre quanto richiesto dall’organizzazione sviluppando una vera e propria ossessione per l’attività lavorativa, Photo by Istock

C’è chi è follemente innamorato dal proprio lavoro: al punto da anteporlo sempre a qualsiasi impegno con la famiglia, pure nel fine settimana. Si chiama dipendenza da lavoro – in inglese workaholism – la condizione che porta alcuni adulti a temere più i periodi di ferie che i lunghi pomeriggi da trascorrere in ufficio. Un problema ancora poco conosciuto, ma che secondo gli esperti si avvicina a tutti gli effetti ad alcune condizioni psichiatriche. Depressione e ansia sono molto più frequenti, in queste persone. Guai dunque a trascurare i campanelli d’allarme.

WORKHAHOLISM: DI COSA SI TRATTA? – Chi lavora eccessivamente e sviluppa una vera e propria ossessione per il lavoro, a lungo andare, mostra sintomi di malessere affettivo, irritabilità, ansia, depressione e anche un’elevata pressione sanguigna. La conferma di ciò giunge da uno studio appena pubblicato sul «Journal of Management» – l’articolo riporta i risultati di due diversi studi – da un gruppo di ricercatori delle università di Bologna e di Trento. La ricerca evidenzia i correlati psicofisici negativi dati dall’incapacità di staccare dal lavoro, fenomeno spesso oggi frequente tra le persone sempre più esposte a carichi e ritmi elevati e al limite della gestibilità. «Il workaholism – spiegano gli autori della pubblicazione – è una forma negativa di forte investimento nel lavoro, in cui la persona non solo lavora eccessivamente, spesso ben oltre quanto richiesto dall’organizzazione, ma sviluppa una vera e propria ossessione per l’attività lavorativa, non riuscendo a staccare e provando un disagio significativo quando si allontana da essa». Che le conseguenze per la salute siano soltanto negative è emerso tanto sul piano psicologico (sintomi di malessere affettivo, irritabilità, ansia e depressione) quanto su quello fisico (elevata pressione sanguigna).

ALLA LUNGA POSSIBILI CONSEGUENZE CLINICHE – Il troppo stroppia. Anche sul lavoro. Fino a diventare una vera e propria dipendenza. Da qualche anno la letteratura scientifica sta analizzando cause e sintomi del fenomeno anche per cercare forme di prevenzione e di contrasto. L’ultima ricerca è stata condotta dai ricercatori su due fronti: tramite un campione di 311 partecipanti, costituito in gran parte da liberi professionisti, dirigenti e imprenditori, è stato mostrato che i soggetti con una tendenza più marcata al workaholism, registrano una più frequente esperienza di stati emotivi negativi: non solo quando questi sentimenti sono autoriportati dal soggetto, ma anche quando viene chiesto ad una fonte indipendente (il partner, nella gran parte dei casi) di riportare il benessere affettivo del soggetto. Attraverso l’analisi condotta su un gruppo di 235 lavoratori dipendenti, è emerso che una più marcata tendenza al workaholism impatta negativamente sulla salute mentale a un anno di distanza e suggerisce che alla lunga le conseguenze della dipendenza da lavoro possano essere di rilevanza clinica. «Richieste di lavoro cronicamente elevate – proseguono i ricercatori – spingono all’investimento aggiuntivo sul lavoro e rafforzano nella persona il legame mentale con esso e la difficoltà a staccare. Le organizzazioni lavorative dovrebbero essere attente a non alimentare questo fenomeno nei propri lavoratori, cercando di prevenirlo per evitare un degradamento significativo delle condizioni di benessere delle risorse umane e della loro vitalità».

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Workaholism: tra i rimedi mettere in atto delle strategie che aiutino a «staccare» la mente e il corpo dai propri impegni lavorativi, Photo by Istock

LE STRATEGIE DA ADOTTARE – Aspettando di conoscere più a fondo le caratteristiche di questo disturbo e sviluppare nuovi trattamenti, secondo gli esperti si possono mettere in atto delle strategie che aiutino a «staccare» la mente e il corpo dai propri impegni lavorativi, una volta abbandonato il luogo di lavoro. Dimenticare email e messaggi può già essere utile, per imparare a delimitare la propria vita privata e personale, separandola in maniera ben netta dal proprio lavoro. Il secondo è quello di mettersi alla prova: non è che sia proprio io a soffrire di workaholism? Per sapere fino a che punto si è dipendenti dal lavoro, basta sottoporsi a un semplice test messo a punto da un gruppo di ricercatori norvegesi, rispondendo a ciascuna domanda con un punteggio da 1 a 5.  Pensi a come trovare più tempo per lavorare? Impieghi molto più tempo lavorando di quanto avevi inizialmente preventivato? Lavori al fine di ridurre il tuo senso di colpa, lo stato di ansia, di impotenza e di depressione? Ti è stato detto da altri di diminuire il tempo di lavoro e non hai dato loro ascolto?  Ti senti stressato se ti è impedito di lavorare? Metti in secondo piano gli hobby, il tempo libero o l’attività fisica a causa del lavoro? Lavori tanto da condizionare negativamente la tua salute? Con un punteggio da 4 a 5 a quattro o più domande si è possibili vittime della sindrome di dipendenza da lavoro.

Twitter @fabioditodaro

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