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Tumore: con la penna Masspec diagnosi accurata in pochi secondi

Messa a punto da un gruppo di ricercatori dell’Università del Texas e dalla Austin permette di avere informazioni dettagliate sulla neoplasia in pochi secondi

Fabio Di Todaro
28 settembre 2017

Dall’asportazione del tumore alla diagnosi istologica: tutto in dieci secondi. È questa la prospettiva che potrebbe concretizzarsi se la penna Masspec, la penna messa a punto da un gruppo di ricercatori dell’Università del Texas e presentata sulle colonne della rivista «Science Translational Medicine», confermerà le prime impressioni e riuscirà a farsi spazio sul mercato. Il dispositivo nasce come un prodotto per bruciare i tempi dell’esame istologico: cruciale ai fini della definizione della strategia terapeutica più efficace. Il device confezionato dalla Austin potrebbe permettere ai chirurghi di avere informazioni dettagliate sulla neoplasia che stanno rimuovendo nell’arco di pochi secondi.

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La penna «MasSpec» è dotata di un beccuccio monouso che, posto a contatto con il tessuto sospetto, aspira un campione del materiale biologico e lo invia a uno spettrometro di massa, dove i metaboliti prodotti dalle cellule vengono comparati con quelli catalogati in un database

VERSO UNA MIGLIORE ACCURATEZZA CHIRURGICA – L’obiettivo della penna «Masspec» è quello di rendere ancora più fine l’approccio chirurgico. La «penna», messa alla prova su 253 campioni di tessuto oncologico (neoplasie polmonari, ovariche, tiroidee e della mammella), è stata in grado di svelare una corretta diagnosi nel 96 per cento dei casi. I test sono avvenuti in sala operatoria, in modo da fornire agli specialisti una risposta nel corso dell’intervento chirurgico per l’asportazione di una massa tumorale. L’eventuale vantaggio non rimanda soltanto a una questione di miglioramento delle performance operatorie. Dalla definizione dei confini del tessuto da rimuovere dipende infatti pure il rischio di vedere ripresentarsi la neoplasia (recidiva). «MasSpec» è dotato di un beccuccio monouso che, posto a contatto con il tessuto sospetto, aspira un campione del materiale biologico e lo invia a uno spettrometro di massa, dove i metaboliti prodotti dalle cellule vengono comparati con quelli catalogati in un database. Il confronto permette di definire se la cellula in questione sia tumorale o meno e contribuisce a rendere più accurata la rimozione della massa neoplastica. Nei test condotti la risposta, ottenibile in dieci secondi, ha definito con sensibilità più che adeguata la natura di un tessuto in quelle zone poste al confine tra il tessuto tumorale e quello sano, su cui si gioca la partita più importante per definire il buon esito di un intervento.

I VANTAGGI DI UNA CHIRURGIA CONSERVATIVA – Secondo lo scienziato italiano Nicola Valeri, a capo del gruppo di ricerca di biologia e genomica dei tumori gastrointestinali dell’Istituto per la Ricerca sul Cancro di Londra, «se sopraggiungerà anche la validazione nel corso degli studi clinici, la spettrometria di massa potrebbe diventare un’opportunità per affinare la diagnosi già nel corso di un intervento chirurgico e di identificare fin da subito le micrometastasi». Detto dell’efficacia, un simile approccio sarebbe anche di basso impatto per i pazienti. L’obiettivo a cui guardano i chirurghi, come spiegato anche da James Suliburk, responsabile dell’unità di chirurgia endocrina del Baylor College of Medicine e collaboratore del progetto, «è quello di offrire una chirurgia più precisa e sicura». Il prossimo passo prevede la messa a punto di uno spettrometro più piccolo e meno costoso, in modo eventualmente da permetterne anche lo spostamento da una sala operatoria a un’altra. Mentre per la «penna» questi problemi sono già stati superati. Anche se in molti considerano più rassicurante la chirurgia demolitiva, la parabola crescente vissuta dalla chirurgia della mammella, con il progressivo subentro della quadrantectomia, dimostra come in realtà si possano ottenere le medesime probabilità di guarigione senza asportare l’intero organo colpito da un tumore. In questo modo si evitano ripercussioni a cui risulta difficile pensare nel momento in cui si deve combattere contro il cancro. Giusto per fare un esempio, nel caso delle neoplasie tiroidee, una chirurgia demolitiva può determinare una riduzione della fonazione e della capacità di regolare i livelli di calcio: senza il quale diventa difficile garantire un corretto funzionamento dei muscoli e del tessuto nervoso.

Twitter @fabioditodaro

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