Wise Society : Stress da lavoro? Ora è obbligatorio misurarlo
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Stress da lavoro? Ora è obbligatorio misurarlo

Misurare lo stress del lavoro, dai ritmi di produzione alle difficoltà di carriera fino agli attriti coi colleghi. E' quanto richiede la circolare inserita nel Testo unico sulla salute e la sicurezza nel lavoro

da Il sole 24 ore
6 maggio 2013

Hair pulling stress, photo by stuartpilbrow/Flickr

E’ già da tempo operativo l’obbligo di valutare lo stress lavoro-correlato. Una novità per tutti i datori di lavoro, pubblici e privati, prevista dal testo unico sulla salute e la sicurezza nel lavoro.

Dopo numerosi rinvii, un po’ più di certezze: dalla commissione consultiva permanente per la salute nei luoghi di lavoro (istituita presso il ministero del Welfare) arrivano  le linee guida che permetteranno alle imprese di adeguarsi alle norme:

I destinatari
La legge (l’articolo 28, comma 1, del Dlgs n. 81/08) impone la valutazione del rischio da stress lavoro correlato ai datori di qualsiasi organizzazione, grande o piccola che sia: le “istruzioni” della commissione sono rivolte, pertanto, al datore di lavoro e solo in via indiretta al responsabile del servizio di prevenzione e protezione (Rssp), al medico competente ove nominato e al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza: soggetti che a vario titolo giuridico e con diverso ruolo tecnico-operativo sono chiamati a partecipare, per legge, alla valutazione sullo stress.

Lo stress da lavoro

Il punto di partenza è la nozione di stress lavoro-correlato nell’ambito dell’accordo europeo sul tema dell’ 8 ottobre 2004: «condizione che può essere accompagnata da disturbi o disfunzioni di natura fisica, psicologica o sociale ed è conseguenza che taluni individui non si sentono in grado di corrispondere alle richieste o aspettative riposte in loro» nel contesto lavorativo. La valutazione riguarda in linea di massima tutti i lavoratori, compresi i dirigenti e i preposti alla sicurezza. L’analisi del rischio  verrà svolta non sui singoli lavoratori, ma su gruppi di essi, individuati, sempre secondo la commissione, autonomamente dal datore.

Ma quale dovrà essere il metodo per valutare lo stress lavoro-correlato? Come si può arrivare, nella pratica, a «una corretta identificazione dei fattori di rischio…in modo che da tale identificazione discendano la pianificazione e realizzazione di misure di eliminazione o quando non possibile la riduzione al minimo di tale fattore di rischio»?

La valutazione

Secondo la commissione del Welfare la valutazione andrà suddivisa in due fasi: una obbligatoria e l’altra eventuale. Se non emergono elementi di rischio dalla prima, il datore di lavoro dovrà solo darne conto nel Documento di valutazione del rischio e prevedere un piano di monitoraggio. Diversamente si passa alla fase due: prima l’adozione di «opportuni interventi correttivi» e poi, se la situazione non migliora, alla «valutazione approfondita», anche attraverso «questionari, focus group e interviste semi-strutturate». Le linee guida forniscono alcuni contenuti su macro-azioni, oggetto di indagine e strumentazione. Una parte significativa del dettaglio tecnico (ad esempio, schede di valutazione e check-list di controllo) è lasciata, di fatto, alle scelte autonome del datore di lavoro.

 

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