Wise Society : Come evitare la sindrome metabolica e vivere più a lungo
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Come evitare la sindrome metabolica e vivere più a lungo

Lo spiega Antonio Moschetta nel saggio «Il tuo metabolismo», in cui spiega come fare in modo che l’alimentazione viaggi a braccetto con la salvaguardia del benessere.

Fabio Di Todaro
17 maggio 2018
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Per il professor Antonio Moschetta la sindrome metabolica. «Non è una malattia vera e propria, ma non per questo merita di essere trascurata», image by iStock

Il motore deve essere sempre ben oliato: con una dieta equilibrata, ma soprattutto con l’attività fisica, che rappresenta la grande dimenticanza dell’uomo nel terzo millennio. Il segreto di una longevità in buona salute è più semplice del previsto e, paradossalmente, può essere coltivato quasi a costo zero. Al bando le diete miracolose o le corse dell’ultimo minuto in palestra. Per arrivare in forma all’estate, ma soprattutto per evitare di compromettere motu proprio la salute, non servono straordinari, ma equilibrio e regolarità. Sembra dirci questo Antonio Moschetta, ordinario di medicina interna all’Università di Bari, che nel suo primo saggio («Il tuo metabolismo», 128 pagine, 17 euro) compie un viaggio affascinante per fare in modo che l’alimentazione viaggi a braccetto con la salvaguardia del benessere. Il volume, edito da Mondadori, sarà presentato domenica 20 maggio (16,30) al Food&Science Festival di Mantova.

UNA SCOSSA AL METABOLISMO – Della necessità di mangiare in maniera equilibrata e di praticare attività fisica se ne parla ormai da anni, eppure c’è una larga parte della popolazione che continua a fare orecchie da mercante. Ma avere un girovita debordante – per essere al sicuro quello delle donne non deve superare gli 80 centimetri, mentre per gli uomini si può arrivare a 94 – non rappresenta soltanto un limite estetico. «Con un eccesso di grasso a livello addominale, c’è una probabilità più alta di ammalarsi di cancro e di rispondere in maniera meno efficace alle terapie», racconta il ricercatore, che ha scelto di percorrere la strada della scrittura come «evoluzione naturale dei tanti incontri divulgativi cui ho partecipato». Tutto, o quasi, ruota attorno al concetto di sindrome metabolica. «Non è una malattia vera e propria, ma non per questo merita di essere trascurata», spiega l’esperto, abile nel produrre un testo necessario per addetti ai lavori e non: nonostante il profluvio di pubblicazioni registrato negli ultimi anni, nel campo dell’alimentazione. Non a caso chi deve farci i conti non è mai definito paziente, ma soggetto. «Perché spesso ignora di essere a rischio, a differenza del malato che è consapevole della propria condizione». La sindrome metabolica è un insieme di disturbi – quali ipertensione, iperglicemia, valori troppo bassi di colesterolo «buono», trigliceridi alti e, appunto, accumulo di grasso addominale – che aumentano il rischio di contrarre determinate malattie, soprattutto di tipo cardiovascolare e oncologico. Basta avere soltanto tre di queste cinque voci – non è infrequente riscontrarle anche in persone longilinee, che come tali non si considererebbero mai a rischio – sopra la norma per aumentare la probabilità di ammalarsi di cancro alla mammella. Non solo. «Anche tumori della prostata, ovaio, pancreas, fegato, rene e persino cervello hanno un’incidenza superiore nel soggetto dismetabolico».

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La copertina del libro di Antonio Moschetta sulla sindrome metabolica e come prevenirne le conseguenze vivendo bene

MA DALLA SINDROME METABOLICA SI PUO’ «GUARIRE» – La sindrome metabolica è nemica della longevità. Senza dimenticare che la condizione può essere seguita con maggiore frequenza da altri disturbi, che Moschetta definisce «fastidiosi compagni di viaggio»: è il caso della calcolosi della colecisti, della riduzione della funzione renale e delle disfunzioni sessuali, che vanno ad aggiungersi all’aumentato rischio cardio e cerebrovascolare (infarto, ictus vascolari e cerebrali) e oncologico. Il saggio, veloce e comprensibile anche per chi è a digiuno di certe tematiche, ci lascia con un messaggio positivo. La sindrome metabolica è una condizione reversibile, che può essere abbandonata a patto di approcciare al soggetto in maniera personalizzata. L’aggettivo, tradotto nella pratica, vuol dire: dieta e attività fisica sì, ma non uno schema unico che vada bene per tutti. «Oggi sappiamo che questo approccio è destinato a fallire. Le stesse quantità di cibo assunte da due persone diverse, o semplicemente trasferendo nello stesso individuo le indicazioni del pranzo alla cena, determinano conseguenze differenti. Anche l’orario in cui si consuma un pasto ricco di zuccheri fa la differenza». La parola d’ordine è sartorialità.

Twitter @fabioditodaro

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