Wise Society : Contro la sclerosi multipla arriva una cura a base di staminali
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Contro la sclerosi multipla arriva una cura a base di staminali

Messa a punto dall'unità operativa di neurologia del San Raffaele, è in grado di ridimensionare il danno al sistema immunitario e di proteggere i tessuti danneggiati

Fabio Di Todaro
10 luglio 2017
sclerosi multipla, staminali, sanraffaele

Nelle scorse settimane, presso l’unità operativa di neurologia dell’ospedale San Raffaele di Milano, per la prima volta al mondo un paziente affetto da sclerosi multipla cronica in stadio avanzato ha ricevuto una terapia a base di cellule staminali neurali, Image by iStock

La premessa è d’obbligo: il punto a cui si è giunti rappresenta una tappa tra l’avvio e la metà del percorso, di quello che è il normale iter che porta alla messa a punto di una nuova terapia. Ma la notizia, comunque, merita di essere approfondita. Nelle scorse settimane, presso l’unità operativa di neurologia dell’ospedale San Raffaele di Milano, per la prima volta al mondo un paziente affetto da sclerosi multipla cronica in stadio avanzato ha ricevuto una terapia a base di cellule staminali neurali. La terapia è un esempio calzante di medicina traslazionale: ovvero di passaggio diretto delle evidenze ottenute in laboratorio al letto del paziente. Il risultato è il frutto di oltre dieci anni di ricerca svolta dal gruppo di Gianvito Martino, direttore scientifico del San Raffaele e capo dell’unità di ricerca in neuro immunologia. Mentre lo sviluppo del protocollo clinico, una volta superata la fase di ricerca in vitro e su modello animale, è avvenuta a cura del centro sclerosi multipla diretto da Giancarlo Comi.

PER ADESSO SI PUNTA A VALUTARE LA SICUREZZA DEL PROCEDIMENTO – Come tutti gli studi di fase 1, obiettivo della sperimentazione è «valutare la tollerabilità e la sicurezza del trattamento, necessaria premessa per una futura sperimentazione sull’efficacia», afferma Martino. Il paziente per il momento non ha accusato particolari effetti collaterali, motivo per cui nei prossimi mesi si procederà ad arruolare almeno un’altra dozzina di persone affette da sclerosi multipla in stadio avanzato, che saranno monitorate per due anni. L’infusione delle cellule staminali è avvenuta attraverso una puntura lombare che le ha immesse direttamente nel liquido cerebrospinale. Da qui il passaggio al cervello e al midollo spinale, i luoghi deputati allo svolgimento della loro azione. Le cellule utilizzate per il trapianto erano di origine fetale (provenienti dalla placenta e dal cordone ombelicale). «Questo primo trapianto con cellule staminali neurali costituisce un momento di importante sviluppo della terapia della sclerosi multipla – aggiunge Comi, che è anche primario e direttore dell’istituto di neurologia sperimentale -. Negli ultimi vent’anni la sclerosi multipla ha vissuto una rivoluzione terapeutica. Il risultato raggiunto adesso, per quanto intermedio, rappresenta il primo frutto degli investimenti avviati a partire dal 2000, quando avviammo il percorso di ricerca con le staminali neurali, mesenchimali ed ematopoietiche. Oggi siamo a un punto di svolta molto importante per conoscere il potenziale del trattamento con cellule staminali neurali».

LE ORIGINI DI UNA TERAPIA AVANZATA – Le basi scientifiche per il trial partito oggi sono state gettate in una serie di lavori apparsi tra il 2003 ed il 2006 su prestigiose riviste internazionali e firmati dal gruppo di Martino. In questi lavori i ricercatori del San Raffaele hanno dimostrato l’efficacia del trapianto di cellule staminali neurali nei topi affetti da una malattia (l’encefalopatia autoimmune sperimentale) che esprime caratteristiche simili alla sclerosi multipla e ne costituisce il miglior modello sperimentale. Come nella sclerosi multipla, infatti, nell’encefalopatia autoimmune sperimentale si osserva l’attivazione di uno stato infiammatorio nel cervello e nel midollo spinale, il deterioramento della mielina (la guaina che protegge i nervi e permette loro la conduzione del segnale nervoso) e il conseguente danneggiamento dei nervi stessi. Già nello studio del 2003, nei topi trattati con l’infusione di cellule staminali neurali, i ricercatori osservarono una parziale ricostruzione della guaina mielinica e la riduzione dello stato infiammatorio, che portò a un recupero parziale ma significativo, sia clinico che fisiologico, dai sintomi della malattia. Come studi di laboratorio successivi, condotti negli ultimi dieci anni, hanno evidenziato, le cellule staminali trapiantate negli animali funzionano perché sono in grado di raggiungere le aree di tessuto danneggiate dalla malattia in modo autonomo, richiamate da una scia di sostanze lì prodotte, e agiscono in modo diversificato per assolvere a molteplici funzioni, con un unico obiettivo: rigenerare i tessuti colpiti dalla malattia. Come spiega Martino, «le cellule staminali sono in grado di agire in senso terapeutico in modi diversi a seconda delle aree in cui vanno a operare e a seconda del tipo di danno che incontrano. Sono cioè capaci di orchestrare un’attività terapeutica sofisticata e su misura, guidata dai segnali biochimici che il tessuto danneggiato invia loro», aggiunge Martino.

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i ricercatori del San Raffaele hanno dimostrato l’efficacia del trapianto di cellule staminali neurali nei topi affetti da una malattia (l’encefalopatia autoimmune sperimentale) che esprime caratteristiche simili alla sclerosi multipla e ne costituisce il miglior modello sperimentale, Image by iStock

PROTEZIONE DAL DANNO E RIPARAZIONE – Nel caso dell’encefalopatia autoimmune sperimentale, il modello sperimentale di sclerosi multipla, i ricercatori hanno dimostrato che le staminali mettono in campo in particolare due azioni distinte: da un lato rimangono indifferenziate e secernono sostanze neuroprotettive capaci non solo di ridimensionare l’azione di danno operata in questa malattia dal sistema immunitario (che è all’origine della neurodegenerazione), ma anche di proteggere direttamente i tessuti danneggiati. Dall’altro sono in grado, seppur in minima parte, di differenziarsi in cellule che producono nuova mielina che va a sostituirsi a quella danneggiata. Identico è l’effetto che ci si augura di riscontrare sull’uomo, una volta messa a punto la sicurezza del procedimento. Protezione dal danno e riparazione: e se la risposta alla sclerosi multipla giungesse dalle cellule staminali?

Twitter @fabioditodaro

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