Wise Society : Sbiancamento dentale sì ma non fai da te
ARTICOLI Vedi tutti >>

Sbiancamento dentale sì ma non fai da te

I consigli degli specialisti: mai farlo sui minorenni e con sostanze che hanno un ph acido che può danneggiare lo smalto. E naturalmente occhio a bevande e cibi

Fabio Di Todaro
9 giugno 2017
sbiancamento dentale, sorriso, ph, denti

Sono centoventimila ogni anno gli italiani che si sottopongono a trattamenti di sbiancamento dentale nello studio dentistico o a casa sotto il controllo dell’odontoiatra estetico, Foto: iStock

«Bianco che più bianco non si può». Non è la richiesta di un bucato perfetto, come recitava un vecchio spot. Ma di un sorriso da star come quello di Shakira: giusto per fare il nome di una delle testimonial dei prodotti di sbiancamento dentale. È questo uno dei desideri più diffusi fra gli italiani, l’unico motivo che li spinge volentieri dal dentista e li fa uscire dallo studio con un doppio sorriso. Centoventimila connazionali ogni anno si sottopongono a trattamenti nello studio dentistico o a casa sotto il controllo dell’odontoiatra estetico. Ma la procedura non è da prendere sotto gamba, se l’invito alla cautela giunge dagli stessi specialisti. «Lo sbiancamento non andrebbe mai effettuato dai minorenni e con sostanze che hanno un ph acido, che può danneggiare lo smalto».

SBIANCAMENTO: QUANDO SI PUÒ EFFETTUARLO? – «Con l’età i denti si macchiano e ingialliscono a causa del consumo dello smalto e dell’azione colorante del fumo e dei cibi – afferma Stefano Patroni, presidente dell’Accademia Italiana di Odontoiatria, Conservativa e Restaurativa (Aic) – . Fra questi soprattutto, caffè e , vino rosso, bevande gassate, succhi di frutta scuri, frutti di bosco, aceto balsamico e pomodoro. I denti macchiati o gialli invecchiano il volto e negli ultimi anni avere un bel sorriso, con una dentatura chiara e armonica, è divenuto un desiderio sempre più diffuso». C’è però poca consapevolezza su che cosa siano realmente le procedure di sbiancamento dentale, su come affrontarle e come si differenzino dai trattamenti schiarenti fai-da-te. Questi ultimi si limitano a rimuovere la patina superficiale che ricopre i denti. Mentre il processo di sbiancamento dentale, che avviene con la supervisione del dentista, ossigena il dente, favorendo lo scambio di molecole di perossido di idrogeno: che generano la colorazione bianca.  Le procedure costano in media 250-300 euro e il mercato sfiora i trenta milioni, in costante crescita del quindici per cento ogni anno.

ATTENZIONE ANCHE AL PH DEI PRODOTTI PER IL FAI DA TE – Finora i consumatori, nell’acquistare dentifrici, gel e colluttori, si sono preoccupati di tenere d’occhio soltanto la concentrazione di perossido di idrogeno: che nei prodotti acquistabili in farmacia o al supermercato non può essere superiore allo 0,1 per cento (mentre nei prodotti usati dai dentisti si può arrivare fino al sei per cento). Invece conviene tenere d’occhio anche il ph di questi prodotti, che deve essere il più possibile neutro. La normativa vigente consente una soglia minima di quattro. Ma secondo le più recenti sperimentazioni, è l’opinione degli esperti, «dovrebbe essere più aggiornata e restrittiva». Un messaggio rivolto agli stessi pazienti, dal momento che nel nostro Paese non vige l’obbligo di indicare il ph sulle confezione dei prodotti. «Tocca a loro chiedere ai dentisti se un prodotto anche da banco è sicuro».

LE DIVERSE OPPORTUNITA’ – Prima di intervenire bisogna tuttavia capire da che cosa dipendono eventuali anomalie di colore, chiazze o tinte relativamente scure. Ma è

sbiancamento dentale, sorriso, ph, denti

Le procedure di sbiancamento dentale costano in media 250-300 euro e il mercato sfiora i trenta milioni, in costante crescita del quindici per cento ogni anno. Foto: iStock

importante non eccedere nella ricerca di un «ultra-white» impossibile. «Il gusto del paziente determina la percezione del bianco e oggi anche in Europa la tendenza è verso denti anche oltre il colore medio naturale come accade già da tempo oltreoceano dove i sorrisi sono spesso di un candore abbagliante – sottolinea Federico Ferraris, vice-presidente dell’Aic -. L’effetto dello sbiancamento è duraturo, ma non permanente. Secondo le abitudini alimentari e di igiene dentale, si consiglia un richiamo ogni 2-3 anni per mantenere il punto di bianco raggiunto». Esistono varie tipologie di interventi per lo sbiancamento dentale. I metodi chimici, quelli generalmente proposti negli studi odontoiatrici, si basano sull’azione di prodotti in grado di agire chimicamente sulle molecole responsabili del colore scuro. I prodotti disponibili hanno concentrazioni diverse e, se utilizzati sotto controllo professionale, hanno dimostrato un’estrema sicurezza e affidabilità. I metodi meccanici prevedono invece l’utilizzo di paste abrasive che abradono la superficie dentale. Per questo motivo vanno usati dal dentista in maniera controllata per rimuovere le macchie da cibi. I metodi ottici, infine, prevedono l’impiego di sostanze che spesso sono contenute anche nei dentifrici schiarenti e che creano l’«illusione ottica» di una maggior brillantezza dei denti.

Twitter @fabioditodaro

© Riproduzione riservata
Continua a leggere questo articolo:
Link Sponsorizzati
COMMENTA NELLA COMMUNITY

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  wp_term_relationships.term_taxonomy_id = 6541 OR  wp_term_relationships.term_taxonomy_id = 16125 OR  wp_term_relationships.term_taxonomy_id = 27414 OR  wp_term_relationships.term_taxonomy_id = 27789 OR  wp_term_relationships.term_taxonomy_id = 405 OR  wp_term_relationships.term_taxonomy_id = 10834 OR  wp_term_relationships.term_taxonomy_id = 27786 OR  wp_term_relationships.term_taxonomy_id = 27788 OR  wp_term_relationships.term_taxonomy_id = 27787 OR  wp_term_relationships.term_taxonomy_id = 21860 OR  wp_term_relationships.term_taxonomy_id = 27785 OR  wp_term_relationships.term_taxonomy_id = 1644 OR  wp_term_relationships.term_taxonomy_id = 26644
CORRELATI IN WISE
 
DALLA COMMUNITY