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Con il resveratrolo si rigenerano i neuroni nella sindrome di Down

In base agli esperimenti dei ricercatori il resveratrolo s’è rivelato in grado di riportare le cellule danneggiate a livelli normali di attività

Fabio Di Todaro
11 ottobre 2016
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Il resveratrolo, molecola antiossidante contenuta in un’ampia varietà di piante e frutti, contribuisca a rigenerare nuove cellule nervose nell’area del cervello denominata ippocampo, Image by iStock

L’esito della ricerca è ben inaugurante. Ma i risultati vanno raccontati con estrema cautela. Cosa lega il resveratrolo, molecola antiossidante contenuta in un’ampia varietà di piante e frutti, alla sindrome di Down? La possibilità che la molecola – appartenente alla classe dei polifenoli – contribuisca a rigenerare nuove cellule nervose nell’area del cervello denominata ippocampo: quella colpita dalla malattia genetica caratterizzata da una trisomia del cromosoma 21. A dimostrarlo alcuni ricercatori dell’Istituto di biomembrane e bioenergetica del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibbe-Cnr) di Bari, in collaborazione con il dipartimento di scienze mediche di base, neuroscienze e organi di senso dell’ateneo pugliese e il dipartimento di neuroscienze e tecnologie del cervello dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Biochimica et Biophysica Acta-Molecular Basis of Disease.

QUALI BENEFICI DALLE SOSTANZE NATURALI? – «Con questo lavoro, eseguito su linee cellulari di un modello animale con sindrome di Down, dimostriamo che il resveratrolo è in grado di ripristinare la formazione dei neuroni – racconta Rosa Anna Vacca, ricercatrice del Cnr e coordinatrice dello studio -. Il processo avviene nei mitocondri, che in condizioni normali forniscono l’energia necessaria per alimentare la corretta funzionalità dei neuroni, alterati nelle persone con sindrome di Down. Il resveratrolo s’è rivelato in grado di riportare le cellule danneggiate a livelli normali di attività». È la prima volta che la molecola viene testata in pazienti affetti da questa malattia. La ricerca ha confermato anche l’efficacia di un altro polifenolo di origine naturale, l’epigallocatechina-3-gallato, estratto dal tè verde, nel riattivare il metabolismo energetico mitocondriale e la generazione di nuovi neuroni. «L’utilizzo di molecole di origine naturale, prive di effetti collaterali, rappresenta un’opportunità importante per migliorare il quadro clinico complessivo e la qualità della vita dei soggetti con sindrome di Down. In Spagna è stato appena portato a termine uno studio su 84 giovani adulti con sindrome di Down in cui si è osservato che il trattamento con l’epigallocatechina-3-gallato potenzia gli effetti della riabilitazione cognitiva», aggiunge la ricercatrice Daniela Valenti.

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Le proprietà del resveratrolo sono emerse a più riprese in laboratorio. Anche se sono le quantità richieste a sminuirne l’efficacia sull’uomo, Image byIstock

IL RESVERATROLO E LA BUFALA DEL PARADOSSO FRANCESE – I risultati della ricerca preclinica sono incoraggianti. Ma finora il resveratrolo, è stato più un falso mito, che una solida certezza. Come ricorda il farmacologo Silvio Garattini nel libro «Fa bene o fa male?» (Sperling & Kupfer), «i dati disponibili non sono per nulla favorevoli relativamente al possibile effetto antitumorale. Servirebbe infatti almeno un grammo al giorno di resveratrolo, pari alla dose contenuta in ottanta litri di vino (un litro ne contiene 12,5 milligrammi, ndr)». In effetti la sua ascesa è stata quasi sempre collegata alla bevanda, pur essendo la molecola presente nell’uva. Precisazione sempre più rara, però. Così, sul finire degli anni novanta, emerse il paradosso francese. Ci si chiedeva come mai i cugini transalpini, pur mangiando in media più degli italiani formaggi, burro e salumi, fossero meno esposti alle malattie cardiovascolari. Merito del vino, si fecero forza scienziati conniventi, produttori e sommelier d’Oltrealpe. Tutto falso, avrebbero poi svelato diversi studiosi, al punto da annullare qualsiasi presunto beneficio apportato dalle bevande alcoliche alla salute. Ecco illustrata la parabola del resveratrolo. Non sono in discussione le sue proprietà, emerse in effetti a più riprese in laboratorio. Ma sono le quantità richieste per osservare un effetto sull’uomo a sminuirne l’efficacia.

PERCHÉ IL RESVERATROLO ANCORA NON FUNZIONA? – Nulla dunque da eccepire sulle proprietà intrinseche della molecola che, in futuro, potrebbe avere un ruolo da protagonista nel campo della ricerca medica. Ma se si considera che, a oggi, tra le principali fonti alimentari c’è il vino, si capisce subito perché il sillogismo – chi ha detto che bere alcolici faccia soltanto male? – sia dietro l’angolo. L’effetto del resveratrolo in vivo non è mai stato provato né alcuno studio ha evidenziato l’effettiva riduzione del rischio. Molte ricerche utilizzano chicchi di uva che, erroneamente, i media associano al consumo di vino. Ma è proprio la presenza dell’alcol a pregiudicare l’assorbimento della molecola. Un consumo contenuto di bevande alcoliche può apportare benefici rispetto ad alcune malattie, ma al contempo ne incrementa il rischio per altre sessanta: tra cui diversi tipi di cancro. L’effetto protettivo non sarebbe dovuto ai polifenoli, ma alla modalità di consumo durante i pasti e a un regime alimentare di tipo mediterraneo.

Twitter @fabioditodaro

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