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Quando controllare le email è fonte di stress

Consultare in maniera ossessiva la propria casella di posta oltre ad aumentare la pressione pone a rischio anche la salute cardiovascolare

Fabio Di Todaro
28 gennaio 2016

Secondo una indagine della Future Work Centre di Londra leggere ossessivamente le email può diventare fonte di stress, Image by iStockVolete essere felici o se non altro meno infelici? Piantatela di compulsare ossessivamente la vostra casella di posta elettronica perchè l’email è fonte di stress. Lo conferma una ricerca firmata dagli psicologi del Future Work Centre di Londra e presentato all’annuale kermesse della Società Inglese di Psicologia del Lavoro. Le email, avvertono gli esperti, possono diventare «una fonte tossica di stress». Quasi una droga, una forma di dipendenza, per coloro che non smettono di controllarle e di aggiornarne il flusso: sui computer portatili, sui tablet, sugli smartphone e ora persino sugli orologi elettronici da polso con il simbolo della mela morsicata.

TROPPI STIMOLI SOVRACCARICANO IL CERVELLO – Solo nel 2014, spiegano gli psicologi, sono state inviate oltre 196,3 miliardi di email in tutto il mondo, generando un ritmo di lavoro difficile da sostenere. Tecnologia utile, a portata di mano, ma che – notano i ricercatori – rende molta gente costantemente reperibile e in allerta, per il lavoro o per ogni sorta di grana. Quasi schiava. Questo atteggiamento, tratteggiato ormai come «una regola non scritta» dell’odierna organizzazione del lavoro e di vita, rischia di avere un pesante impatto negativo su quello che gli psicologi chiamano «il benessere emozionale» delle persone. Lo studio prova che la verifica continua delle email o di altri messaggi e il susseguirsi di bip e vibrazioni producono conseguenze dirette in termini di aumento della tensione e delle preoccupazioni fra gli individui presi in considerazione. Il consiglio è semplice: prendersi delle pause dalla lettura delle email, staccarsi di tanto in tanto dagli aggeggi elettronici, mettere a riposo applicazioni o diavolerie varie. E non considerarsi indispensabili.

SE LO STRESS “METTE IN CRISI” IL CUORE E LE ARTERIE – Diversamente, oltre alla qualità della vita, a risentirne potrebbe essere anche la salute cardiovascolare. Come evidenziato da uno studio pubblicato lo scorso anno su “Nature Medicine”, chi non resiste alla tentazione di avere in mano lo smartphone per controllare la casella di posta, lascia cadere di continuo l’occhio sul monitor del computer e mantiene attive tutte le notifiche possibili sui dispositivi mobili vive in uno stato di stress cronico perenne, le cui conseguenze vanno oltre le previsioni. È questa la principale conclusione cui sono giunti la docente di psicologia sociale Elizabeth Dunn e il ricercatore Kostadin Kushlev, dell’università della Columbia britannica, in Canada. Ispirati dalle rispettive storie personali, gli autori della ricerca hanno osservato 124 adulti: studenti, analisti finanziari, professori universitari, medici e altri professionisti. A un gruppo è stato chiesto di limitare il controllo della posta elettronica: mai più di tre volte al giorno. Quello di “controllo”, invece, era costituito da persone che dichiaravano di controllare la posta elettronica almeno quindici volte al giorno: mantenendo la stessa frequenza precedente al Image by iStockperiodo di inizio dello studio. Dopo l’osservazione (sette giorni), le raccomandazioni per i due campioni sono state invertite. Dunn e Kushlev hanno concluso che «la condizione di stress risulta meno evidente in chi controlla l’email con una frequente ridotta».

LA SCELTA DELLA FERRARI – Già da qualche anno, in Germania, diverse aziende hanno proibito di disturbare i dipendenti via email oltre l’orario di servizio. Ancora prima, in Italia, era stata la Ferrari a dichiarare guerra alle email “selvagge”. Ma cambiare il comportamento è più facile a dirsi che a farsi. Dallo studio è emerso che, nonostante le raccomandazioni, molti hanno trovato pressoché impossibile limitarsi a controllare la posta elettronica soltanto un paio di volte al giorno.

Twitter @fabioditodaro

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