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La pressione alta può riguardare anche i bambini

In base ai dati della Società Europea dell'Ipertensione, il 5/6 per cento dei bambini e degli adolescenti del Vecchio Continente in apparente buona salute in realtà è iperteso

Fabio Di Todaro
15 dicembre 2017

Un bambino può essere iperteso? Sì e la realtà italiana ci porta ad affermare che il problema non è più un’eccezione, in realtà. Alcune stime redatte a livello regionale indicano una prevalenza del quattro per cento. Ovvero: quattro under 10 su cento soffrono di pressione alta. Un intoppo risolvibile, è bene saperlo. Ma che, se non affrontato per tempo, può determinare conseguenze a medio e lungo termine. Perché, per dirla con Gianfranco Parati, direttore dell’unità operativa di cardiologia dell’ospedale San Luca – Istituto Auxologico Italiano di Milano e presidente della Società Italiana di Ipertensione Arteriosa, «un bambino iperteso sarà molto probabilmente un adulto iperteso e più a rischio di avere una malattia cardiovascolare».

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Contro la pressione alta nei bambini basterebbe fare la misurazione della pressione una volta all’anno a partire dai cinque anni, un pò di moto e ingerire meno zuccheri, Image by iStock

ANCHE I BAMBINI POSSONO AVERE LA PRESSIONE ALTA – Il problema dell’ipertensione infantile non è dunque soltanto una prerogativa dei bambini statunitensi: considerati l’antitesi del modello da seguire, per abitudini a tavola e scarsa propensione alla pratica di un’attività fisica. D’altra parte lo stile di vita più diffuso oggigiorno è nemico della salute. Un bambino su cinque passa troppe ore su internet, praticano poca attività fisica e seguono una dieta scorretta. Sovrappeso, obesità e ipertensione sono dunque conseguenze molto meno rare rispetto al passato. Dai dati della Società Europea dell’Ipertensione, risulta che il 5-6 per cento dei bambini e degli adolescenti del Vecchio Continente in apparente buona salute in realtà è iperteso. Ma nei bambini obesi la percentuale sale fino al 22 per cento. Conferma Rinaldo Missaglia, presidente del Sindacato Italiano Medici Pediatri di Famiglia (Simpef). «Gli ultimi dati europei ci vedono purtroppo sopra la media europea, per sovrappeso e obesità infantile. Ancora attuale è inoltre il problema del fumo di sigaretta, che contribuisce a determinare un quadro di ipertensione. Idem dicasi per la sedentarietà: eppure bastano trenta minuti al giorno per almeno quattro volte alla settimana per ridurre i valori della pressione».

I CONTROLLI DA FARE – Basterebbe fare la misurazione della pressione una volta all’anno a partire dai cinque anni per tenere sotto controllo la salute cardiovascolare dei bambini. Ma qual è la soglia per definire un bambino iperteso? «Nell’infanzia non si può stabilire un limite oltre cui aumenta la probabilità di malattie cardiovascolari, come accade negli adulti – dichiara Marco Giussani, pediatra di libera scelta e membro del gruppo di studio ipertensione -. Si usano pertanto delle curve costruite attraverso migliaia e migliaia di misurazioni. C’è un limite che demarca l’inizio di uno stato di ipertensione. Ma bisogna comunque tenere sempre conto anche del peso, dell’altezza e del sesso di un bambino. Interpretare l’ipertensione, in questi casi, è meno immediato rispetto a quanto accade nell’adulto». La terapia passa innanzitutto dallo stile di vita. «L’ipertensione diagnosticata in un soggetto giovane non è mai resistente alle terapie, dei quali l’attività fisica e la dieta rappresentano un elemento fondamentale», aggiunge Parati. Sì dunque allo sport, cautela invece con zuccheri semplici e sale. Il rischio, se non si cura un’ipertensione comparsa nell’infanzia o nell’adolescenza, è ritrovarsi a 18 anni con le arterie degne di un cinquantenne. Anche perché spesso uno stile di vita sregolato e l’ipertensione sono accompagnati anche dalla presenza di livelli elevati di colesterolo nel sangue. «Prima compaiono i fattori di rischio, più tempo hanno per fare danni – chiosa Giussani -. Se la prevenzione cardiovascolare comincia da bambini, si può essere più incisivi e ridurre l’incidenza di eventi avversi nel corso dell’età adulta».

Twitter @fabioditodaro

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