Wise Society : Ecco Pascalina, la pizza anticancro
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Ecco Pascalina, la pizza anticancro

Il piatto ideato all’interno dell’Istituto nazionale dei Tumori Fondazione Pascale di Napoli per farne un totem della lotta al cancro, può essere mangiata anche due volte a settimana

Fabio Di Todaro
18 giugno 2018
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Farina di frumento, pomodori (San Marzano o Corbara), friarielli (in alternativa broccoli o cime di rapa), olio extravergine di oliva, olive nere, noci, aglio e peperoncino. Ecco gli ingredienti della “Pascalina” la pizza anticancro.

Gli ingredienti fanno venire l’acquolina in bocca, soltanto a leggerli: farina di frumento, pomodori (San Marzano o Corbara), friarielli (in alternativa broccoli o cime di rapa), olio extravergine di oliva, olive nere, noci, aglio e peperoncino. E ritrovandoli tutti assieme sul tavolo della pizzeria, il giudizio conferma le attese. Quelli sopra elencati, messi assieme, sono gli elementi rintracciabili nella pizza «Pascalina», il piatto ideato all’interno dell’Istituto nazionale dei Tumori Fondazione Pascale di Napoli per farne un totem della lotta al cancro. La pizza, presentata al Napoli Pizza Village e già disponibile in decine di locali anche al di fuori del capoluogo partenopeo, punta ad assolvere un duplice ruolo: rappresentare un simbolo della corretta alimentazione (con la quale si può prevenire almeno un terzo dei tumori) e diventare un veicolo per sostenere la ricerca contro il cancro portata avanti nei laboratori della struttura napoletana (un euro di ogni pizza venduta sarà destinato in questo senso).

PIZZA E SALUTE – Storicamente la pizza napoletana era un impasto per pane cotto in forno a legna: condito con aglio, strutto e sale oppure con formaggio e basilico. L’olio d’oliva sostituì poi lo strutto e, con l’arrivo dei pomodori in Europa dal centro America, nella metà dell’800, la ricetta iniziò a cambiare: stesso impasto, ma condito con pomodoro e mozzarella. A tutt’oggi la margherita napoletana, sottile e con bordi spessi, è composta da un impasto di farina di frumento con l’aggiunta di pomodoro, mozzarella, basilico e olio extra vergine d’oliva: con o senza acciughe. Si può quindi considerare un pasto completo con carboidrati dal frumento, proteine dalla mozzarella e acciughe, e grassi dall’olio d’oliva. Diverse ricerche hanno puntato a chiarire le possibili relazioni tra il suo consumo e la salute. Negli studi epidemiologici italiani, la pizza non è mai risultata a rischio di malattie croniche, ma anzi è risultata protettiva nel ridurre il rischio di malattie cardiovascolari e alcuni tipi di tumori dell’apparato digerente. Paragonato a chi non consuma pizza, il rischio di sviluppare un infarto miocardico è risultato inferiore, con percentuali crescenti al crescere dei consumi (fino a due volte alla settimana). I componenti che possono determinare i benefici sono gli antiossidanti (di origine vegetale) e i grassi monoinsaturi.

UN’OCCASIONE PER FAR CONOSCERE LA STRUTTURA – Nobile è il fine che accompagna questa iniziativa, dal momento che acquistando una «Pascalina» si può contribuire in maniera diretta al sostegno alla ricerca portata avanti nei laboratori del Pascale di Napoli, che annualmente pubblicherà i report delle attività condotte grazie (anche) a questi fondi. La struttura, nei mesi scorsi, è finita nel mirino della critica per la scelta di uno suo specialista di curare il proprio tumore in un ospedale milanese: soffiando così sul fuoco delle migrazioni sanitarie. Ma è un dato di fatto che, soprattutto per alcune specialità, sia la migliore struttura oncologica del Centro-Sud. Con la «Pascalina» si farà conoscere un po’ di più e, perché no, permetterà a qualche meridionale in più di evitare i viaggi della speranza per giocare la propria partita contro il cancro a due passi da casa.

ALLA SCOPERTA DELLA «PASCALINA» – L’idea è nata un anno fa, dalla collaborazione tra Gianluca Passeggio e Mara Mincione (titolari delle pizzerie Don Peppe) e Paolo Delrio (direttore dell’unità di chirurgia oncologica colorettale del Pascale). Il loro è stato un incontro non voluto, nato dalla necessità di assistere una persona cara. Un’esperienza dolorosa, al termine del quale la coppia ha deciso di voler effettuare una donazione alla struttura. Come? Legando il contributo alla realizzazione di una pizza servita in uno dei loro locali. È lì che è venuta l’ntuizione a Delrio: perché non gettare le basi per un progetto di più ampio respiro che avesse come protagonista la pizza napoletana, alla base anche dei risultati lusinghieri conseguiti dalla squadra di calcio? Così, dalla collaborazione tra due maestri della pizza e la comunità scientifica, è nata la pizza «Pascalina». La ricetta è salutare e sfiziosa. Gli ingredienti, quasi tutti di origine campana, sono considerati ideali per gustare un prodotto che, all’interno di una dieta equilibrata, contribuisce a ridurre il rischio di insorgenza di malattie cardiovascolari e alcuni tipi di tumori dell’apparato digestivo: compreso il tumore al colon. Secondo gli specialisti della struttura campana, la «Pascalina» può essere mangiata anche due volte a settimana, perché pienamente in linea con le indicazioni dietetiche finalizzate alla prevenzione dei tumori.

Twitter @fabioditodaro

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