Wise Society : La nutraceutica si è tinta di rosa
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La nutraceutica si è tinta di rosa

Sono le donne a scegliere gli integratori alimentari per sé e per tutta la famiglia. Quasi sempre dopo aver consultato uno specialista

Valentina Schenone
8 settembre 2014

Image by © Klawitter Productions/CorbisIl settore della nutraceutica (neologismo nato dall’unione dei termini “nutrizione” e “farmaceutica”, e utilizzato correntemente anche come sinonimo di integratore alimentare) sembra non conoscere crisi. Dai dati relativi agli ultimi tre anni diffusi dal CAGR (Compound Annual Growth Rate – Tasso di Crescita Annuale Composto), comunicati in occasione della seconda edizione del “Nutraceutica Forum II – Gli integratori 2.0 parlano alle donne”, emerge che il mercato dei nutraceutici continua a vivere un periodo di grande sviluppo.

Il numero delle unità di prodotto vendute è passato dagli oltre 147 milioni nel 2012 a più di 161 milioni nel 2014, registrando un incremento del +4,9%, e il risultato globale del mercato Italia è cresciuto da 2 miliardi di euro nel 2012 a 2,3 miliardi di euro nel 2014 (dati relativi al primo trimestre dell’anno). Numeri che aprono spazio a riflessioni e dibattiti, come accaduto tra gli specialisti ed esperti del settore degli integratori alimentari – medici, farmacisti e produttori – che hanno presenziato all’evento, organizzato da IMS Health, società leader mondiale specializzata nelle informazioni di marketing per l’industria farmaceutica e della cura della salute.

Dall’altro lato del “bancone” – la maggior parte dei prodotti viene acquistati in farmacia e parafarmacie – ci sono gli acquirenti, spesso donne che sempre più si occupano in prima persona della propria salute e di quella dei propri famigliari. «Le nostre pazienti sono sempre più informate e chiedono il nostro parere riguardo all’assunzione di nutraceutici», spiega Franco Vicariotto, Cofondatore della Società Italiana di Fitoterapia e Integratori in Ostetricia e Ginecologia – SIFIOG. Dagli studi effettuati emerge che gli specialisti a cui viene richiesta una consulenza a riguardo sono prima di tutto i ginecologi, medici a cui la donna si rivolge anche quando è in perfetta salute, seguiti dai pediatri. «La donna preferisce i prodotti naturali – continua Vicariotto – e questa scelta viene condivisa anche dal ginecologo che, sempre più spesso, consiglia gli integratori alimentari per una patologia specifica o per la prevenzione». Patologia specifica o periodo della vita specifico: gravidanza, menopausa e post menopausa in primis, ma anche infertilità e in generale in ogni fase della propria esistenza.

La donna si informa sul web, consultando i numerosi portali e forum che pullulano in rete, alcuni dei quali raggiungono un numero di utenti davvero ingente. Cerca consigli, supporti, si fa un’idea di come agire per far fronte a un determinato problema (tra i primi dell’elenco, se si escludono quelli relativi a gravidanza e allattamento, compaiono quelli legati alla mancanza di energie e a un buon funzionamento del sistema immunitario, al calo di peso e alla ritenzione idrica, alla bellezza della pelle e dei capelli e ai problemi dell’umore) prima di passare all’acquisto. Che avviene quasi sempre dopo aver consultato un esperto, il proprio medico o il farmacista di fiducia. Una tendenza molto italiana, che – in questo caso – non segue l’esempio (bisogna dirlo, spesso sbagliato) degli americani.

Sì perchè, se da un lato l’integratore alimentare non è un farmaco, dall’altro può provocare effetti collaterali anche importanti, soprattutto se non si valuta e conosce correttamente l’interazione con alcune terapie farmacologiche e i rischi a cui si va incontro associando il nutraceutico a un determinato farmaco. «Si tratta di effetti che il medico e il terapista devono conoscere, grazie anche all’aiuto dei produttori, che sono chiamati a diffondere una corretta informazione», aggiunge il cofondatore di SIFIOG. Foto Clean Wal-Mart/Flickr

Il rischio a cui si va incontro assumendo un nutraceutico senza le indicazioni dell’esperto è molteplice e abbraccia anche la sfera economica. Il supplemento deve sempre essere preso nel giusto dosaggio e non è detto che sia efficace per il problema che ci affligge. Risultato: la spesa, spesso sostanziosa (i margini di guadagno per le aziende produttrici sulla vendita di questo tipo di prodotti sono superiori rispetto ai farmaci tradizionali), risulta inutile. Ma il nutraceutico, lo dicono gli studi, se assunto correttamente, inutile non è. Può supportare e talvolta sostituire alcune terapie farmacologiche.

Per tutelarsi, il consumatore italiano ha a disposizione un registro degli integratori alimentari “sicuri” disponibile sul sito del Ministero della Salute, mentre l’AIIPA, Associazione Italiana Industrie Prodotti Alimentari, aderente a Confindustria, ha creato un’applicazione per cellulari gratuita (la app “Integratori”) che guida al corretto consumo dei prodotti.

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