Wise Society : Gli oncologi scettici su Iset, l’esame del sangue anticancro
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Gli oncologi scettici su Iset, l’esame del sangue anticancro

Secondo gli specialisti il test messo a punto dalla biologa italiana Patrizia Paterlini-Bréchot non è sufficiente a diagnosticare il cancro. "Non può essere un singolo test diagnostico a farci fare la differenza"

Fabio Di Todaro
31 maggio 2017
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Sta facendo discutere la comunità scientifica e medica il nuovo test Iset inventato dalla biologa Patrizia Paterlini-Bréchot, docente di biologia cellulare e molecolare all’Università Paris-Descartesche che rileverebbe a partire da un esame del sangue il cancro, Image by iStock

«Dottore, in Italia è già possibile fare l’esame del sangue che mi dice se ho il cancro?». Questa domanda, negli ultimi tempi, se l’è sentita porre un numero cospicuo delle diverse migliaia di oncologi che lavorano lungo l’intera Penisola. Ma di quale esame parlavano i loro interlocutori? Esiste al momento un test che, attraverso un semplice prelievo, sia in grado di dirci se abbiamo o meno un tumore, eventualmente di quale si tratta e se quello che abbiamo già avuto ha ripreso a progredire? L’Iset, il test di cui tutti parlano in queste ore, nasconde realmente queste potenzialità?

LAPIDARIO IL GIUDIZIO DEGLI ONCOLOGI ITALIANI – La risposta di Carmine Pinto, direttore della struttura complessa di oncologia dell’Irccs Santa Maria Nuova di Reggio Emilia e presidente nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom) non lascia spazio al minimo dubbio. «È fuorviante, soprattutto se lo strumento utilizzato è il servizio pubblico, far credere ai cittadini che basti un semplice test del sangue per individuare in anticipo la malattia e sconfiggerla prima che si manifesti». L’allerta, tra gli specialisti italiani, scottati per il ciclico ripetersi di ondate di errata informazione scientifica che non fanno altro che danneggiare in primis i pazienti, è scattata dopo che l’oncologa modenese Patrizia Paterlini-Bréchot, docente di biologia cellulare e molecolare all’Università Paris-Descartes, è stata ospitata «Porta a Porta»: dopo aver peraltro già trovato spazio a «Otto e Mezzo» (La 7) e sulle colonne del «Corriere della Sera». L’Aiom, dopo il fuoco di fila delle domande ricevute nell’arco di quarantotto ore, ha sentito la necessità di fare chiarezza. Il timore che possa ripetersi un caso Di Bella è sempre in agguato. «Mancano dati che validino con studi clinici controllati l’impiego di questo tipo di esame nella pratica clinica – aggiunge lo specialista -. L’individuazione di marcatori precoci di rischio è un tema rilevante della ricerca oncologica. Le conclusioni della professoressa Paterlini-Brechot sono infatti basate su di un unico studio pubblicato nel 2014 da un gruppo francese».

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Nel libro uccidere il cancro la biologa Patrizia Paterlini-Bréchot spiega come con Iset il cancro viene rilevato a partire da un semplice esame del sangue

I LIMITI DI ISET – Sono diversi i dubbi che accompagnano Iset, il test che punta a cercare le cellule tumorali nel sangue. L’aumento della sua notorietà è dovuto all’uscita del libro scritto da Paterlini-Bréchot – che ha brevettato Iset e vende a 488 euro in alcuni centri diagnostici attraverso la Rarecells Diagnostics Sas – per Mondadori. Titolo: «Uccidiamo il cancro». Tre parole in cui si annidano già i primi sospetti, dal momento che il test è finora riuscito soltanto a segnalare la metastatizzazione di alcuni casi di tumore del polmone, prima di quanto non fossero riuscite a fare le moderne tecniche di diagnostica per immagine (Tac, Pet, risonanza magnetica). Sia chiaro: si tratta di un risultato comunque importante, qualora dovesse essere confermato su numeri più ampi e soprattutto su un pattern più eterogeneo di neoplasie. Ma ciò non toglie che i limiti di Iset, per adesso, siano più dei vantaggi. E che l’oncologa, probabilmente tirata per la giacchetta, abbia voluto forzare i tempi della comunicazione: provocando una reazione decisa da parte dei colleghi italiani. «Al momento Iset non è in grado di identificare l’organo da cui derivano le potenziali cellule tumorali», aggiunge l’immunologa Antonella Viola, ordinario di patologia generale all’Università di Padova. «Una volta scoperta la positività di una persona a un test, occorre sottoporla a indagini non specifiche: Tac, Pet e risonanze magnetiche. Con la possibilità che, al termine delle stesse, non si riesca a giungere a una diagnosi precisa per le ridotte dimensioni del tumore». A ciò occorre aggiungere che non c’è traccia in letteratura scientifica di risultati ottenuti su soggetti sani. Non esiste, dunque, risposta alla domanda iniziale. Una persona sana non ha la possibilità di scovare un eventuale tumore già presente all’interno del suo corpo attraverso un semplice prelievo di sangue.

GLI SCENARI FUTURI – Sarà l’Iset a permetterci di sconfiggere il cancro? No, secondo Viola. «Non può essere un singolo test diagnostico a farci fare la differenza. La ricerca ha i suoi tempi che vanno rispettati, per garantire ai pazienti approcci diagnostici e terapeutici validati. Chi non li rispetta, fa del male alla scienza e alla comunità». Va più nel dettaglio Pinto, che ricorda come «l’individuazione di marcatori precoci di rischio sia un tema rilevante della ricerca oncologica. Una delle strade percorse si basa sull’individuazione di geni difettosi che possano predisporre allo sviluppo del tumore. Si parte cioè dal principio che la probabilità di sviluppare la malattia sia già scritta nel nostro Dna molti anni prima della diagnosi. Ma, a oggi, si tratta di un interessante e promettente settore di ricerca non ancora supportato da evidenze per l’utilizzo in sanità pubblica». Meno del due per cento della popolazione è portatore di mutazioni con sindromi ereditarie a rischio di sviluppare il cancro. «E proprio in questi casi – conclude lo specialista – vi sono test genetici offerti gratuitamente, in strutture specializzate e secondo precisi protocolli, a chi ha già avuto fra i parenti più stretti un certo numero di casi di cancro che indicano la presenza di ereditarietà genetica».

Twitter @fabioditodaro

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