Wise Society : Due italiani scoprono il “motore” del glioblastoma
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Due italiani scoprono il “motore” del glioblastoma

Lo studio pubblicato su Nature è stato condotto alla Columbia University di New York: il meccanismo innescato dalla fusione di due geni provoca il glioblastoma, il più letale dei tumori al cervello

Fabio Di Todaro
7 aprile 2018
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Il glioblastoma multiforme è il più aggressivo tra i tumori cerebrali, Image by iStock

La scoperta rappresenta un sensibile passo avanti nella lotta al cancro. E, nello specifico, al più aggressivo tumore cerebrale: il glioblastoma multiforme, che presenta una sopravvivenza media di quindici mesi. Il beneventano Antonio Iavarone e la barese Anna Lasorella, marito e moglie nella vita, da sempre impegnati nella ricerca di base sui tumori cerebrali e oggi al lavoro alla Columbia University di New York, hanno individuato il meccanismo innescato da un’importante fusione di due geni, FGFR3 e TACC3, che causa il più aggressivo e letale dei tumori al cervello, che può colpire individui di tutte le età: ma è più frequente tra i 45 e i 70 anni. Un ideale bersaglio terapeutico, dal momento che i mitocondri sono le centraline in cui le cellule producono energia: che in questo caso contribuisce alla crescita della massa tumorale.

VERSO NUOVI OBIETTIVI TERAPEUTICI CONTRO IL GLIOBLASTOMA – La notizia è emersa da una pubblicazione apparsa su una delle più prestigiose riviste scientifiche mondiali, «Nature». Questa volta Iavarone e Lasorella – dopo che nel 2012 avevano aveva scoperto la fusione di FGFR3 e TACC3 come causa del tre per cento dei casi di glioblastoma: studio apparso su «Science» – hanno decodificato la complessa serie di reazioni a livello cellulare innescate dalla fusione dei due geni. Gli scienziati ritengono che l’aggiunta dei farmaci che interferiscono con la produzione di energia da parte dei mitocondri porterà benefici importanti per il trattamento personalizzato dei tumori sostenuti dalla fusione genica. «Quella tra i geni FGFR3 e TACC3 è probabilmente la più frequente fusione genica descritta finora nel cancro – osserva Antonio Iavarone, co-leader dello studio, andato via nel 2000 dall’Università Cattolica di Roma, dopo aver accusato di nepotismo il suo primario d’allora, Renato Mastrangelo: con conseguenti querele, ricorsi al Tar e processi -. Con questa ricerca siamo riusciti a capire come il complesso induca e perpetui i tumori maligni. Un passo in avanti che ci permette di sfruttare i nuovi obiettivi terapeutici in una cura sempre più mirata del cancro». Si aprono dunque le porte a un livello diverso di personalizzazione. «L’alterazione genetica scoperta si lega direttamente all’attivazione di un particolare tipo di metabolismo, necessario alla sopravvivenza di quel particolare tumore portatore della fusione genica. La strategia che si profila è quella di colpire non solo la fusione genica, ma anche la sua funzione, per

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Il glioblastoma può colpire individui di tutte le età: ma è più frequente tra i 45 e i 70 anni, Foto: Flickr

bloccare il metabolismo energetico risultato cruciale per la sopravvivenza delle cellule tumorali».

SPERIMENTAZIONI AL VIA ANCHE IN ITALIA? – La chirurgia, seguita da radioterapia e chemioterapia, non è ancora in grado di curare questo tipo di cancro, che uccide la maggior parte dei pazienti in meno di due anni. Questo anche perché il glioblastoma, come altre tumori, nel tempo sviluppa resistenza ai farmaci. «Con la nuova scoperta invece possiamo usare altri farmaci che inibiscono il comportamento abnorme dei mitocondri: i primi risultati dei test su cellule tumorali in coltura e nei topi mostrano che si può interrompere la produzione di energia e fermare la crescita tumorale», afferma Iavarone, che spera di poter trasferire le sue conoscenze anche in Italia, dove è in contatto con l’istituto neurologico Besta di Milano.

Twitter @fabioditodaro

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