Wise Society : Per il glaucoma nuove opzioni di cura oltre alla chirurgia
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Per il glaucoma nuove opzioni di cura oltre alla chirurgia

La malattia cronica degenerativa che causa la perdita progressiva del campo visivo e può portare alla cecità colpisce 55 milioni di persone nel mondo

Fabio Di Todaro
23 marzo 2018
glaucoma, vista, cura, chirurgia, cecità

Sono 1,2 soltanto in Italia i pazienti colpiti da glaucoma. Ampia è anche la quota sommersa rappresentata da pazienti inconsapevoli portatori di malattia, che sfuggono alla diagnosi e al trattamento precoce, efficaci per arginare i danni della malattia, Image by iStock

La prima cosa che si perde è la capacità visiva: tutto diventa sfocato, ombrato e non distinguibile chiaramente per chi soffre di glaucoma. Ma questa malattia dell’occhio ruba a chi ne soffre anche altro, a partire dall’autonomia. Il glaucoma, infatti, è una malattia cronica degenerativa che causa la perdita progressiva del campo visivo, dapprima periferica, fino all’annullamento completo della visione centrale, portando progressivamente alla possibile cecità. Primo fattore di rischio per lo sviluppo del glaucoma e di danno per il nervo ottico è la pressione intraoculare elevata cui si associano l’età avanzata, la familiarità con il glaucoma, l’uso prolungato di alcuni medicinali (i corticosteroidi) e alcune condizioni cliniche (diabete e patologie cardiovascolari).

IN ITALIA OLTRE UN MILIONE DI AMMALATI – Il glaucoma, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, è una malattia sociale. Questione di numeri: 55 milioni di glaucomatosi nel mondo, 1,2 soltanto in Italia. Ampia è anche la quota sommersa: rappresentata da pazienti inconsapevoli portatori di malattia, che sfuggono alla diagnosi e al trattamento precoce, efficaci per arginare i danni della malattia. «Il glaucoma può iniziare a insorgere già a partire dai quarant’anni, sebbene non siano esclusi casi di malattia congenita o che si riscontrano in pazienti giovanissimi – afferma Stefano Miglior, direttore della clinica oculistica dell’ospedale San Gerardo di Monza e ordinario di malattie dell’apparato visivo all’Università Bicocca di Milano e presidente dell’associazione Italiana di Studi sul Glaucoma -. Molti pazienti arrivano dall’oculista quando la situazione è fortemente compromessa. Per questo è necessario informare capillarmente sulla necessità di controlli periodici della vista per arrivare a una diagnosi precoce. Con le cure esistenti, è possibile rallentare l’evoluzione della malattia che altrimenti porta alla ipovisione grave e alla cecità».

VERSO UNA CORRETTA DIAGNOSI – Per la diagnosi precoce si mettono in luce strumenti innovativi che consentono di misurare il numero di cellule ganglionari presenti a livello retinico, altri che permettono di valutare lo stato delle fibre nervose retiniche e la loro eventuale deviazione patologica, dando possibili indicazioni sul passaggio da uno stato di semplice ipertensione oculare a malattia glaucomatosa franca. «Si tratta di strumenti sensibili e specifici molto efficaci, sebbene ancora oggi l’esame di elezione per fare diagnosi di glaucoma rimanga l’esame del campo visivo – precisa Luciano Quaranta, direttore del centro di studio del glaucoma dell’Università degli Studi di Brescia -. Un esame psicofisico che rileva la reazione e la percezione del paziente di fronte a determinati stimoli luminosi e che dà indicazione sull’evoluzione della malattia e sulla velocità con cui sta procedendo: informazioni utili al clinico per stabilire la corretta progressione nella perdita di campo visivo e dunque impostare adeguate scelte terapeutiche o modificare gli approcci terapeutici».

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In ambito terapeutico si stanno profilando nuove opzioni di cura del glaucoma: sia mediche (nuovi colliri a uso singolo o combinato) sia chirurgiche mini-invasive come il  laser Slt, Image by iStock

Anche in ambito terapeutico si stanno profilando nuove opzioni di cura: sia mediche (nuovi colliri a uso singolo o combinato) sia chirurgiche mini-invasive. Questo è il caso del trattamento laser Slt, che consente di ripristinare il corretto deflusso dell’umore acqueo, riducendo la pressione intraoculare. Non ultimo, device chirurgici che possono normalizzare la pressione intraoculare: meno aggressivi della chirurgia tradizionale. Quest’ultima continua a rappresentare l’opzione di prima scelta nel caso sia necessario ridurre in maniera molto significativa la pressione interna dell’occhio. «La chirurgia – conclude Quaranta – non deve più essere vista come estrema ratio da proporre quando il danno è massimo e non vi siano altre opportunità di cura per il paziente, quanto piuttosto come scelta terapeutica tagliata su misura del paziente affinché , in caso malattia, possa condurre una buona qualità di vita».

Twitter @fabioditodaro

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