Wise Society : Family rewards, quel contributo economico contro la povertà
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Family rewards, quel contributo economico contro la povertà

Un contributo economico per le famiglie povere che in cambio garantiscono per sé e per i propri familiari una serie di impegni: dalle visite mediche di prevenzione alla frequenza scolastica

Fabio Di Todaro
20 marzo 2018

No non è un reddito di cittadinanza ma consiste nel promuovere la salute attraverso l’elargizione di una piccola somma di denaro. La realtà, del Family rewards già diffusa in diversi Paesi dell’America Latina, in un futuro prossimo potrebbe farsi spazio anche a queste latitudini. Obiettivo: colmare il gap di salute che si registra nelle aree più disagiate, dove l’accesso ai servizi sanitari è più lacunoso e gli stili di vita adottati non sono quelli che viaggiano a braccetto con la longevità. Questo è il messaggio che lancia «Lifepath», un progetto di ricerca finanziato dalla Commissione Europea che punta a determinare una riduzione nella forbice che anche nel nostro Continente si registra nella scelta dei percorsi che possono facilitare un invecchiamento in salute.

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Una ricerca condotta da Lifepath evidenzia come come un piccolo contributo economico, vincolato a un impegno di tipo sociosanitario, possa migliorare la salute anche delle famiglie meno abbienti, Fotoslide: www.lifepathproject.eu

UN AIUTO DI (MENO DI) SETTEMILA EURO IN TRE ANNI – Con l’ultima pubblicazione, gli scienziati europei hanno voluto evidenziare come un piccolo contributo economico, vincolato a un impegno di tipo sociosanitario, possa migliorare la salute anche delle famiglie meno abbienti. I ricercatori – il progetto è coordinato dall’Imperial College di Londra, ha come partner italiani l’Università di Torino e la Fondazione di Genetica Umana (Hugef) – hanno messo alla prova la loro ipotesi su 4700 famiglie di basso reddito di New York. A loro, per tre anni, è stata destinata una somma di poco inferiore a settemila euro. In cambio chi la riceveva doveva garantire, per sé e per i propri familiari, una serie di impegni: la frequenza scolastica, l’utilizzo dei servizi sanitari a scopo preventivo (vaccinazioni), l’impegno professionale da parte degli adulti. I risultati dello studio, pubblicato sul numero di marzo della rivista di politica sanitaria «Health Affairs», hanno dimostrato come le famiglie «supportate» abbiano fatto registrare performance migliori rispetto a quelle andate avanti con le proprie risorse: secondo un confronto che ha rispecchiato a pieno le caratteristiche di uno studio clinico randomizzato.

I PRECEDENTI IN SUD AMERICA NEL SUD – Il miglioramento più significativo è stato osservato nell’accesso alle cure odontoiatriche (con almeno due visite all’anno), che spesso rappresentano la prima rinuncia da parte delle famiglie meno abbienti: negli Stati Uniti (l’assistenza sanitaria è totalmente a pagamento), dov’è stato condotto l’esperimento, come in Italia. Tutto ciò, che equivale anche a un risparmio in termini di assistenza sanitaria, è stato possibile a fronte di una minima elargizione di danaro: poco meno di settemila euro in tre anni (tra il 2007 e il 2010) per nucleo familiare. L’opportunità è stata resa possibile grazie anche al contributo di una non profit e di un’azienda privata. Il «Family Rewards» aveva già fatto notare alcuni benefici: per quanto riguarda la riduzione dei tassi di povertà, il miglioramento del benessere finanziario e l’aumento del numero di giovani laureati. L’ultimo studio ha dimostrato come un beneficio, in realtà, sia misurabile anche in termini di salute. Iniziative analoghe sono già esistenti, sopratutto in America Latina e nel sud-est asiatico, grazie al supporto della Banca Mondiale e di altre istituzioni finanziarie internazionali. Secondo Paolo Vineis, direttore del dipartimento di epidemiologia ambientale all’Imperial College di Londra, «questo studio conferma l’efficacia di un simile intervento, che a questo punto meriterebbe di essere testato anche in Europa».

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Il Family rewards, realtà diffusa in diversi Paesi dell’America Latina, consiste nel promuovere la salute attraverso l’elargizione di una piccola somma di denaro, Image by iStock

IL DIVARIO DI SALUTE ESISTE ANCHE IN ITALIA – Le aree disagiate, d’altra parte, non mancano nemmeno nel nostro Paese. Un divario di salute esiste anche alle nostre latitudini, come peraltro recenetemente dimostrato dall’Osservatorio Nazionale della Salute nelle Regioni Italiane, che ogni anno scatta l’istantanea delle condizioni psicofisiche degli italiani, tenendo in considerazione anche le differenze territoriali. In Italia si vive più a lungo a seconda del luogo di residenza o del livello d’istruzione: hanno una speranza di vita più bassa le persone che nascono al Sud (in particolare in Campania) o che non raggiungono la laurea (chi ha un titolo di studio basso ha anche peggiori condizioni di salute). Disuguaglianze che risultano acuite dalle difficoltà di accesso ai servizi sanitari che penalizzano la popolazione di livello sociale più basso, con un impatto significativo sulla capacità di prevenire o di diagnosticare rapidamente le malattie. Perché, sebbene l’assistenza sanitaria italiana continui ad avere pochi eguali a livello mondiale, le disparità esistono anche a queste latitudini. E se bastasse un piccolo sacrificio economico per far vivere meglio chi ha meno opportunità?

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