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D-Eye, la cover per smartphone che diventa oftalmoscopio

Una semplice cover e una app inventata dall'oculista Andrea Russo consentono di eseguire soprattutto sui bambini diagnosi oculistiche senza bisogno di macchinari specifici

Fabio Di Todaro
21 aprile 2017
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D-Eye l’invenzione dell’oculista bresciano Andrea Russo ha un costo di 400 euro e per ora può essere utilizzata solo con smartphone Iphone, foto: D-Eyecare.com

Dopo le cover divertenti, quelle luminose per selfie al buio o con batteria incorporata per ricaricare il telefono, arriva la cover che trasforma l’iPhone in uno degli strumenti più utili nell’ambulatorio di un pediatra o di un oculista, l’oftalmoscopio per l’analisi del fondo dell’occhio. Si chiama «D-Eye» ed è l’invenzione di Andrea Russo, oculista della clinica oftalmologica dell’Università di Brescia, che sta rivoluzionando il modo di fare diagnosi oculistiche in Italia e all’estero. La speciale cover, che rende le diagnosi più precise, veloci e meno invasive per i bambini, è stata presentata in occasione del Campus pediatrico 2017, organizzato dall’Osservatorio Nazionale sulla salute dell’infanzia e dell’adolescenza (Paidòss) e dalla Società Italiana Medici Pediatri (Simpe).

UNA RIVOLUZIONE PER LA DIAGNOSI DELLE MALATTIE OCULARI DEL BAMBINO – «Non è facile tenere un bambino piccolo fermo per analizzare il fondo dell’occhio e, per esempio, valutare se c’è il riflesso rosso indicativo di anomalie della retina – osserva Giuseppe Mele, presidente di Paidòss -. Uno strumento come questo, che consente di fare un’analisi approfondita della retina, del nervo ottico e del cristallino soltanto avvicinando l’iPhone al viso del bimbo, permette di fare diagnosi rapidissime, più semplici e anche più precise rispetto all’oftalmoscopio classico. Lo strumento standard infatti deve essere quasi appiccicato alla faccia e non è gradito, mentre chiedere a un piccolo di guardare la lucina di uno smartphone, peraltro di intensità attenuata e filtrata rispetto a quella del flash, non crea fastidi, anzi: i cellulari sono oggetti che affascinano tutti i bimbi». I vantaggi non finiscono qui: «D-Eye» infatti può vedere una zona di retina più ampia rispetto all’oftalmoscopio classico ed è anche social, perché le immagini possono essere registrate e condivise con i colleghi per un consulto in caso di sospetto diagnostico. «Tutto questo rende la cover speciale uno strumento utilissimo per ogni pediatra, perfetto per test rapidi di screening – prosegue Mele -. Se poi si teme che ci sia un problema, ovviamente si passa a esami più approfonditi con le macchine fotografiche che si trovano negli ospedali, più ingombranti e costose».

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D-Eye consente di fare un’analisi approfondita della retina, del nervo ottico e del cristallino soltanto avvicinando l’iPhone al viso ed è utile soprattutto per analizzare i pazienti più piccoli

MA AL MOMENTO «D-EYE» ESISTE SOLO PER IPHONE – La cover in alluminio (alle cui funzionalità si accede grazie a una specifica app da installare sul telefono) costa poco meno di 400 euro e funziona grazie a minuscoli magneti ai quali viene fissato un piccolo dispositivo ottico che rende coassiale l’illuminazione del telefonino con la telecamera. In questo modo viene eliminato qualsiasi riflesso e il medico può vedere all’interno dell’occhio, affacciandosi a una «finestra» eccellente per individuare anomalie come la cataratta congenita o il retinoblastoma. Inoltre la capacità di messa a fuoco dello smartphone permette di compensare l’eventuale difetto visivo del paziente. La semplicità d’uso lo rende perfetto per essere utilizzato ovunque, anche se per adesso il maggior limite è la compatibilità con i soli iPhone. «L’iPhone è lo smartphone con una geometria più stabile, per cui per il momento ci siamo concentrati su questi modelli – afferma Andrea Russo, che ha depositato il brevetto appena tre anni fa e poi, grazie all’incubatore di start up padovano Si14, ha iniziato a produrlo a livello industriale -. L’obiettivo ora è creare un device universale che possa adattarsi a qualunque modello di cellulare. Il dispositivo, oltre a essere utile per i test nei bambini, è molto valido anche in altre situazioni cliniche: è stato testato per l’analisi di adulti con retinopatia diabetica o ipertensiva, per esempio, e anche per riconoscere le alterazioni retiniche nei pazienti con glaucoma». Secondo Mele «D-Eye», in futuro, «potrà probabilmente sostituire l’oftalmoscopio standard».

Twitter @fabioditodaro

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