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Creme solari: scegli il fattore di protezione che fa per te

Abbronzarsi in sicurezza, difendendo la pelle dai rischi del sole con il prodotto giusto

Nicoletta Ripani
7 giugno 2013

Image by © Tony Latham/CorbisIndispensabili per salvaguardare la pelle, i prodotti solari sono uno dei principali strumenti a nostra disposizione per esporci al sole in sicurezza e godere dei suoi benefici, eliminando i pericoli legati ai suoi effetti negativi.

La necessità di un loro utilizzo costante e intelligente è stata raccomandata più volte dall’Unione Europea e dal Ministero della Salute, oltre che da medici e dermatologi. Ma come orientarsi di fronte all’amplissima gamma di prodotti in commercio?  Soprattutto che cosa bisogna sapere per scegliere il solare giusto, capace di difendere al meglio la pelle, senza correre inutili rischi per la salute?

Evitare eritemi e scottature

Foto di Sarah Korf/flickr

«Per protezione solare si intende qualsiasi preparato, in crema, olio, gel o spray, destinato a essere posto in contatto con la pelle al fine principale di proteggerla dai raggi UV, assorbendoli e disperdendoli mediante rifrazione» spiega Maria Gabriella Di Russo, medico estetico e specialista in Idrologia Medica.

«La maggior parte dei filtri contenuti nei prodotti solari, oggi deve assicurare una protezione efficace contro i raggi UVB – che causano scottature, eritemi, macchie – ma difendere anche dagli UVA che, penetrando più  in profondità, sono responsabili dell’invecchiamento cutaneo precoce e di veri e propri attacchi al sistema immunitario, aumentando il rischio di tumori della pelle» aggiunge l’esperta. «Un solare sicuro oggi deve quindi riportare sulla confezione il simbolo, costituito da un cerchio con al centro la scritta UVA, che certifica una protezione completa ed efficace contro tutte le radiazioni UVA+UVB»

Per saperne di più

Attenzione alle informazioni ingannevoli

«Non è più permesso scrivere sui solari protezione totale e protezione per tutto il giorno perché non esiste una crema in grado di proteggere al 100 percento la pelle dalle radiazioni, a maggior ragione per un’intera giornata dice Benedetta Suardi, chimica farmaceutica e cosmetologa. «Sono indicazioni ingannevoli che inducono un falso senso di sicurezza nel consumatore, con i noti effetti collaterali dannosi.  Anche la dicitura “waterproof” è bandita mentre la scritta “water resistant” può essere riportata sull’etichetta solo se la casa produttrice ha effettivamente eseguito un test clinico che comprovi l’effettiva resistenza all’acqua del prodotto solare» continua l’esperta.

Il livello di protezione fornito da un solare, secondo le più recenti normative europee, viene segnalato sull’etichetta da quattro categorie – bassa –media – alta – molto alta.  Si misura con un fattore di protezione, indicato dalla sigla SPF (dall’inglese sun protection factor), seguita da un numero che rappresenta il valore del filtro stesso.

«Questo valore viene sperimentato e calcolato i laboratori specializzati e indica la quantità di radiazione che la pelle protetta dalla crema è in grado di assorbire prima di arrivare alla scottatura eritema rispetto a un’esposizione della stessa pelle senza protezione. Ovviamente più alta è la numerazione tanto maggiore è il potere protettivo del solare durante l’esposizione al sole e minori sono i rischi di danni alla pelle» dice Maria Gabriella Di Russo.

Le indicazioni relative all’efficacia dei prodotti per la protezione solare devono essere scritte sulle confezioni in modo chiaro, come raccomanda l’ultima circolare della Commissione Europea. Per non creare confusione e semplificare la scelta dei solari, il Colipa (Associazione Europea delle Industrie Cosmetiche) ha stabilito quattro fasce protettive da evidenziare sempre sui flaconi, insieme al numero che indica il valore dell’SPF. Questa è la nuova classificazione, in base al grado di protezione: protezione bassa: 6-10; media: 15-20-25; alta: 30-35; molto alta: 50+

Come usare schermi e filtri

 

Applicare la protezione solare, foto di Zoe Pinkpucca/flickrOgni prodotto solare è diverso. Non soltanto per capacità di ridurre i potenziali danni della radiazione solare ma anche per propria “costituzione”. È quindi importante sottolineare la distinzione tra schermi fisici e filtri chimici. «Gli schermi fisici a base di sostanze minerali, come l’ossido di zinco o il biossido di titanio, funzionano come una vera e propria barriera perché riflettono i raggi. Il termine schermo indica infatti come queste sostanze oppongano uno scudo alle radiazioni, soprattutto ai raggi UVB.

Una volta applicati lasciano sulla pelle un sottile strato bianco. Sono i più adatti ai bambini e alle persone allergiche, e la loro efficacia è proporzionale alla quantità di prodotto applicato» dice Maria Gabriella Di Russo. «I filtri chimici invece assorbono le radiazioni che arrivano alla pelle, catturandole e trasformandole in innocue.

Quelli di ultima generazione permettono una copertura completa, assorbendo sia i raggi UVB che quelli UVA e grazie alle caratteristiche molecolari si comportano anche come schermi fisici, riflettendo le radiazioni nocive. Per avere una protezione ad ampio spettro, oggi si tende a utilizzare complessi e combinazioni di filtri diversi, chimici e fisici» aggiunge l’esperta.

«Oltre a schermi e filtri, i prodotti solari contengono sostanze idratanti e nutrienti, fra cui acido ialuronico, oli vegetali più ingredienti antiossidanti come le vitamine. Tutti principi attivi che aiutano a contrastare la disidratazione cutanea, prevenire i danni da photoaging e neutralizzare i radicali liberi, la cui produzione sale vertiginosamente sotto i raggi UV.

Queste molecole killer ossidano e danneggiano le strutture cellulari di tutto l’organismo, comprese quelle della pelle, che perdono di funzionalità causando un invecchiamento precoce dell’epidermide» spiega Di Russo.

Ma i filtri chimici, in quanto sostanze di sintesi, possono essere dannosi per la pelle? «In Europa e negli Stati Uniti, la legislazione è molto severa. Il nuovo Regolamento Europeo pone limiti precisi di utilizzo di queste componenti, e ne disciplina l’uso.

Ogni ingrediente chimico da immettere sul mercato, compresi quelli da usare nelle formule cosmetiche, deve essere registrato e approvato dal REACH, acronimo della lingua inglese che sta per: (Registration), Autorizzazione (Authorisation) e Valutazione (Evaluation) delle sostanze chimiche (CHemicals).

La certificazione REACH si ottiene solo fornendo a questa organizzazione i dati che ne accertino innocuità e sicurezza. Quindi possiamo affermare che tutte le sostanze che noi usiamo in laboratorio sono sicure. Anche perché questo sistema di verifica è assolutamente indipendente dall’industria» spiega Benedetta Suardi.

Leggere sempre l’etichetta

 

Immagine di gazzaPax/flickrMa non sempre siamo tutelati fino in fondo, ed è bene saperlo. «Premesso che le singole materie prime sono sicure, esistono casi in cui l’affidabilità delle sostanze chimiche può venire meno. Questa eventualità accade quando chi formula i prodotti,  non rispetta le regole» continua Suardi. «Capita di rado, e soprattutto per mancanza di professionalità, non necessariamente per malafede. Perché mettere insieme diversi ingredienti senza cognizione di causa può essere rischioso. Questo però non avviene solo con le sostanze chimiche di origine sintetica ma anche con ingredienti di origine naturale. L’uso improprio di certi fitoestratti o degli oli essenziali, che sono ricchi di allergeni, per esempio, può provocare reazioni di intolleranza e tossicità sulla pelle», aggiunge l’esperta.

E allora? «È sempre consigliabile leggere l’etichetta, affidarsi a marche riconosciute e di comprovata serietà», aggiunge Suardi. «Indipendentemente dal canale distributivo, dalla farmacia alla profumerie, dall’erboristeria alla grande distribuzione, quello che fa davvero la differenza è l’affidabilità di alcuni brand, e il loro approccio alla cosmesi. I grandi gruppi per esempio, offrono una buona garanzia di professionalità e sicurezza, per l’avanguardia nella ricerca e l’expertise nella formulazione.

Il solare è un prodotto tecnico, non ludico. Che va formulato con le necessarie competenze. Tanto che in USA sono classificati come farmaci mentre da noi no. Quindi meglio scegliere marchi seri, a tutela della salute della pelle».

 

 

 

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