Wise Society : Contro i batteri resistenti c’è bisogno di “superantibiotici”
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Contro i batteri resistenti c’è bisogno di “superantibiotici”

Secondo il Review on antimicrobical resistence nel 2050 la resistenza agli antibiotici costerà 100 miliardi di dollari e dieci milioni di morti l'anno

Fabio Di Todaro
29 maggio 2016

I batteri resistenti potrebbero causare milioni di morti, Foto Niaid/FlickrIl nemico è sempre più attrezzato e l’arsenale sempre meno dotato. Nel 2050 i batteri potrebbero fare più morti del cancro. Questo perché hanno imparato a dribblare gli antibiotici e di nuovi e più efficaci all’orizzonte non se ne vedono. A lanciare l’allarme da Londra è il rapporto inglese «Review on antimicrobical resistence», chiesto dal premier David Cameron a metà del 2014. A condurre lo studio, per l’aspetto medico, la Fondazione Wellcome Trust, mentre il coordinamento è stato affidato all’economista Jim O’Neill. «Se non lo faremo entreremo in un nuovo Medioevo, che costerà la vita a molti». La resistenza agli antibiotici si conferma dunque «una minaccia per la nostra sicurezza e per la nostra economia».

DIECI MILIONI DI MORTI NEL 2050 – Nel 2050, è la stima che emerge dalla pubblicazione, la resistenza agli antibiotici costerà al mondo qualcosa come centomila miliardi di dollari, cifra che tiene conto anche dei costi indiretti di mancata produttività dei malati. Ma, aspetto ben più grave, a metà del secolo sarà lecito aspettarsi dieci milioni di morti l’anno a causa di infezioni che nell’ultimo secolo abbiamo imparato a gestire utilizzando gli antibiotici. Così, se adesso si parla dell’emergenza legata alle malattie croniche, tumori in primis, in un futuro non molto lontano potremmo trovarci a dover fronteggiare anche la recrudescenza delle malattie infettive, oggi quasi sempre curabili: almeno nella società occidentale. La «resistenza» agli antibiotici è considerata responsabile di venticinquemila morti ogni anno solo in Europa. È un’emergenza globale, dettata da una catena di errori. «Si tratta di un fenomeno inevitabile, entro certi limiti – afferma Roberto Mattina, ordinario di microbiologia all’Università Statale di Milano -. I batteri si sono sempre adattati all’ambiente, altrimenti non sarebbero arrivati fino a oggi». Il problema è che, nel tempo, hanno imparato a prendere le misure anche agli antibiotici. E, dato che da quindici anni anni le case farmaceutiche non ne producono uno nuovo, le armi di cui dispongono gli specialisti sono sempre più spuntate. Il rischio, quindi, diventa drammatico: tornare di colpo all’era pre-antibiotica, quando una banale infezione batterica poteva risultare fatale.

QUANDO NASCE IL PROBLEMA? – A innescare il pericolo è stato l’uso «compulsivo» che si è fatto di questi farmaci (l’Italia è al quinto posto in Europa). Sul banco degli imputati ci sono medici (soprattutto di base) e pazienti, ma anche veterinari e allevatori, che per mezzo secolo hanno somministrato gli antibiotici agli animali, sia a scopo preventivo sia come promotori di crescita. Questi antibiotici impiegati per trattare e prevenire le infezioni batteriche appartengono alle stessi classi dei farmaci usati per l’uomo (macrolidi, tetracicline, chinoloni, betalattamici, aminoglicosidi): ecco perché è possibile che gli animali acquisiscano batteri resistenti ad antibiotici impiegati anche contro le infezioni umane. E non solo: alcune specie resistenti associate agli alimenti – come campylobacter e salmonella – possono essere trasmessi dall’animale all’uomo attraverso il cibo. Sono molti i patogeni che oggi spaventano: Escherichia coli, lo stafilococco aureo meticillina resistente e la Klebsiella pneumoniae. L’allerta è alta negli ospedali, dove si stima che a causa delle infezioni contratte durante i ricoveri muoiano almeno cinquemila persone ogni anno (solo in Italia): si tratta soprattutto di pazienti reduci da interventi chirurgici. Ma di questo passo anche una seduta di chemioterapia potrebbe diventare impossibile da sostenere: come far progredire il cancro perché non si è in grado di prevenire il rischio di una banale infezione.

I SUGGERIMENTI – La ricerca, in questo ambito, è quasi ferma, perché le case Foto di John Voo/Flickrfarmaceutiche non hanno ancora scovato in questo ambito un filone di interesse. Gli antibiotici sono infatti difficili da sviluppare e considerati poco redditizi. Motivo per cui, suggeriscono gli estensori del rapporto, la ricerca scientifica di base dovrebbe dunque essere finanziata subito con due miliardi di dollari, raccolti anche tassando le case farmaceutiche che non fanno ricerca per sviluppare nuovi farmaci. «Chiederò agli altri ministri di studiare un approccio comune con medici e industrie», ha aggiunto il ministro dell’Economia inglese, George Osborne. Secondo O’Neill «per ogni nuovo antibiotico scoperto, le case farmaceutiche andrebbero premiate con un miliardo di dollari»: un motivo in più per approcciare la sfida, almeno. Vale la pena partire da qui: non c’è tempo da perdere contro la resistenza agli antibiotici.

Twitter @fabioditodaro

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