Wise Society : Con “Salute Al Maschile” nasce una nuova cultura della prevenzione
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Con “Salute Al Maschile” nasce una nuova cultura della prevenzione

La campagna della Fondazione Umberto Veronesi, insieme agli urologi di Auro e Siuro, mira a sensibilizzare i maschi sull'importanza della prevenzione

Michele Novaga
10 giugno 2015

Image by Phanie Sarl/Corbis«Le donne hanno capito prima che scoprire una malattia in fase precoce può fare la differenza». Esordisce così il Professor Umberto Veronesi per presentare la campagna nazionale del progetto SAM, Salute Al Maschile promossa dalla Fondazione Veronesi in collaborazione con gli urologi di Auro e Siuro. Del resto i dati sono chiari: otto italiani su dieci non si sono mai fatti visitare da un urologo e il 95% di loro dichiara di non avere problemi e di “essere ancora giovane”.

E, secondo un recente sondaggio effettuato su 20.000 persone di sesso maschile promosso da SAM sui siti di Sky sport, il 66% degli uomini vanno dal medico “solo se è urgente o sta molto male”. Con conseguenze molto negative: i maschi si presentano dal medico quasi sempre con disturbi in fase avanzata trascurati per mesi o anni. Ancora più bassi i dati sui giovani: solo il 5% dei ragazzi sotto i 20 anni è andato almeno una volta a farsi vedere da un urologo. Mentre sono il 40% le ragazze della stessa età che sono andate dal ginecologo. «Nel mondo c’è una sorta di tradizione millenaria che protegge la donna come procreatrice. Fin dall’Antico testamento, per l’ossessione dell’estinzione del genere, tutto era incentrato sulla fertilità e sulla procreazione. Con concessioni perfino all’incesto. Ma il mondo è cambiato: non ci sono più rischi di estinzione. E se la donna si controlla, va dal ginecologo, è predisposta a fare attività di prevenzione, l’uomo no. Non se ne preoccupa, anche se i tumori maschili sono quantitativamente più importanti», aggiunge il Professor Veronesi.

E dire che i disturbi erettili e infertilità non si manifestano solo in età avanzata. Così Image by Corbiscome le patologie come il varicocele che nei giovani tra i 15 e i 25 anni presenta un incidenza elevata riguardando un ragazzo su quattro. «Nei maschi il periodo scoperto è lungo: da quando nasce fino ai 50 anni non va dal medico. Prima c’era la visita militare obbligatoria, uno screening dove patologie come il tumore ai testicoli venivano individuati. Addirittura il 30% del totale venivano scoperti durante la visita di leva», conferma Michele Gallucci, presidente di Auro (Associazione Urologi Italiani). Che aggiunge: «Oggi il varicocele si può scoprire attraverso uno spermiogramma. E anche la disfunzione erettile può essere trattata se emerge e se il paziente si apre andando dall’urologo».

E farsi visitare oltre a tenere uno stile di vita corretto (dieta equilibrata, attività fisica anche moderata, non fumare e ridurre al minimo il consumo di alcol) aiuta anche a prevenire nei maschi over 40 malattie come il tumore alla prostata, alla vescica, ai testicoli. «I tumori dell’apparato produttivo maschile sono molto sensibili allo stile di vita», commenta Giaro Conti presidente Siuro (Società Italiana di Urologia Oncologica). «Eppure il 15% degli uomini ritiene ancora che cambiare le proprie abitudini non prevenga le neoplasie. Ogni anno in Italia sono oltre 36.000 gli uomini ai quali viene diagnosticato un tumore alla prostata. Per questo si rendono indispensabili controlli annuali già a partire dai 40 anni: grazie ad una diagnosi precoce e mirata le prospettive di guarigione per queste neoplasie a 5 anni dalla diagnosi superano l’80%».

La campagna SAM prevede una raccolta fondi per finanziare almeno 10 borse di ricerca sui principali tumori uro-genitali (tre sono del valore annuale di 30.000 euro sono giàastate assegnate), attività di divulgazione e sensibilizzazione riferite a tutte le età. E poi distribuzione di opuscoli, incontri nelle scuole, nelle università, nei centri della Umberto Veronesiterza età e anche nelle aziende. A novembre verrà poi organizzata una giornata di porte aperte negli ambulatori di tutta Italia in accordo con le società scientifiche. Ma è soprattutto al passaparola e all’opera di convincimento delle donne (sorelle, compagne, mogli, madri) che alla fondazione Umberto Veronesi puntano oltre che sull’informazione dei media. «Le mogli, le madri e le fidanzate sono importanti: coinvolgerle 40 anni fa e invitarle a fare gli screening non è stato facile», conclude ancora Umberto Veronesi. Si riuscirà anche con gli uomini?

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