Wise Society : Una mela contro la caduta dei capelli post chemio
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Una mela contro la caduta dei capelli post chemio

Il metodo del caschetto refrigerante potrebbe essere sostituito da un integrato all'estratto di mela annurca (tipica della Campania) la cui sperimentazione sta già dando ottimi risultati

Fabio Di Todaro
16 marzo 2018
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La caduta dei capelli post chemioterapia è uno dei contraccolpi più duri da incassare per tutti i malati oncologici, Image by iStock

La caduta dei capelli post chemioterapia effettuata a seguito di una diagnosi di tumore è uno dei contraccolpi ancora oggi più duri da incassare per tutti i malati oncologici: 369mila gli italiani che tali si scoprono ogni anno. A soffrirne, a livello psicologico, sono soprattutto le donne. Da qui l’impegno della comunità scientifica per individuare un possibile rimedio al problema, i cui contraccolpi meritano di essere tenuti in debita considerazione. L’ultima speranza è legata a un rimedio naturale: nel vero senso della parola. Un integratore a base di mela Annurca – tipica della regione Campania, oggi studiata in ambito nutrizionale per diverse sue possibili proprietà – potrebbe rappresentare la soluzione al problema. Questo è quanto, sulla base dei riscontri raccolti sui soggetti sani in termini di ridotta caduta dei capelli, i ricercatori napoletani (Università Federico II e Istituto dei Tumori Fondazione Pascale) vogliono adesso testare sui malati oncologici che si sottopongono alla chemioterapia. Per l’eventuale conferma, dunque, serviranno almeno un paio d’anni.

SPERIMENTAZIONE AL VIA SUI MALATI ONCOLOGICI – Dopo un lungo periodo di test condotti sulle persone sane, l’estratto di mela Annurca è adesso pronto per essere messo alla prova sui malati oncologici. In realtà, come spiega Ettore Novellino, direttore del dipartimento di farmacia dell’ateneo partenopeo, «in base ai nostri studi preliminari, l’utilizzo per alcune settimane dell’estratto procianidinico di mela annurca nei malati di cancro, preventivamente all’avvio dei cicli di chemio e durante il trattamento, sembrerebbe già ridurre o bloccare la caduta dei capelli». Riscontro, questo, che è stato casualmente osservato in pazienti che già assumevano l’integratore per abbassare il colesterolo e che una volta ammalati di cancro si sono dovuti sottoporre a un ciclo di chemioterapia. «Abbiamo notato che in questi soggetti i capelli o non cadevano affatto o venivano persi in misura considerevolmente inferiore. Adesso verificheremo con metodo scientifico quest’osservazione che incrocia la ricerca clinica e valorizza un prodotto che sta suscitando interesse scientifico in tutto il mondo e in particolare nell’ambito delle malattie metaboliche e della tricologia». Aggiunge Michelino De Laurentiis, direttore della divisione di oncologia medica senologica dell’Istituto Nazionale dei Tumori Fondazione Pascale di Napoli. «Partendo da questi dati, abbiamo deciso di procedere alla fase sperimentale clinica, durante la quale pazienti con tumore della mammella che ricevono alcuni comuni tipi di chemioterapia alopecizzante assumeranno l’integratore a base di estratto procianidinico di mela Annurca, per verificare in via definitiva se questo è realmente in grado di prevenire la caduta di capelli da chemioterapia».

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Le mele annurca potrebbero aiutare i pazienti oncologi a non perdere i capelli dopo la chemioterapia, image by iStock

IN ALTERNATIVA C’E’ IL CASCHETTO – Già da qualche anno, in realtà, la caduta dei capelli a seguito della chemioterapia viene affrontata con un «caschetto» refrigerante, oggi utilizzato (senza costi aggiuntivi per le pazienti) in protocolli di ricerca clinica attivi in nove ospedali italiani: il Perrino (Brindisi), il policlinico Gemelli (Roma), il presidio ospedaliero Santa Croce (Fano), l’ospedale Infermi (Rimini), l’Istituto Oncologico Veneto (Padova), l’ospedale Maggiore (Trieste), la Fondazione Poliambulanza e gli Spedali Civili (Brescia) e l’Istituto Europeo di Oncologia (Milano). Il dispositivo è stato finora impiegato soltanto in donne in cura per un tumore al seno: mancano dunque riscontri per le cure successive ad altre neoplasie. Il «casco» – da indossare contestualmente alla seduta di chemioterapia, all’incirca per due ore – agisce raffreddando il cuoio capelluto e restringendo così i piccoli vasi sanguigni che lo irrorano. Questo processo determina una riduzione della quantità di farmaco che giunge nei follicoli piliferi.

Twitter @fabioditodaro

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