Wise Society : Turismo sostenibile, il punto su strutture e requisiti
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Turismo sostenibile, il punto su strutture e requisiti

Breve stato dell'arte del settore tra indagini, criteri e spunti. Per eventuali idee da usare in weekend e vacanze ecofriendly

Ilaria Lucchetti
30 novembre 2012

flickrNegli ultimi anni, sotto il più ampio cappello della sostenibilità, si è fatto strada un modo nuovo di fare turismo, più responsabile, attento alle ricadute ambientali e non soltanto. Sempre più spesso, infatti, quando si viaggia non ci si accontenta più di strutture gradevoli, posizionate in posti belli e a prezzi possibilmente vantaggiosi. Ma la tendenza è quella di operare le proprie scelte anche in base a una serie di parametri che possono essere, genericamente, riassunti con l’aggettivo “sostenibili“. E che, per sommi capi, fanno riferimento all’utilizzo di alimenti biologici, tipici e a filiera corta; alla differenziazione dei rifiuti e al compostaggio; al contenimento dei consumi energetici e delle risorse idriche; all’impiego di detergenti e detersivi “green”; all’uso di carta riciclata e all’edilizia ecocompatibile.

Per questo, nel nostro Paese, sono numerosi i soggetti che hanno approcciato il tema in chiave analitica, avvalendosi di classifiche rigorose stilate sulla base di ranking e parametri. Tra questi i principali sono EcoWorld Hotel – il primo gruppo italiano che raggruppa alberghi e B&B eco sensibili, premiato recentemente dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile – Altroconsumo, Legambiente e Wwf.

L’associazione di consumatori ha passato al setaccio l’eco-sostenibilità di 10 grandi gruppi alberghieri: Accor, Carlson, Intercontinental, Starwood, Marriott, Barcelò, Hilton, Sol Melià, Iberostar e Riu. Il ranking su cui si è basata l’indagine è stato messo a punto dai marchi Green GlobeSustainable Tourism Eco-certification (STEP) e ha riguardato 6 punti: trasparenza, politiche aziendali (responsabilità sociale d’impresa), assistenza ai clienti per sensibilizzarli al turismo responsabile, condizioni dei lavoratori, aspetti socio-economici (politica di acquisti di prodotti locali, a basso impatto) e politica ambientale. Raffrontati questi parametri con le situazioni delle catene internazionali, Altroconsumo ha dato un po’ di “pagelle”. A piazzarsi meglio è stata Accor che ha fatto registrare un impegno maggiore e giudizi positivi sotto tutti i profili analizzati. La posizione di Hilton è risultata controversa perché, a fronte di buone politiche sulla “carta”, soprattutto sul risparmio di acqua e di energia, si rivela ancora un po’ lenta nella messa in pratica. Se Sol Melià è apparsa molto attenta alle politiche sociali, Carlson attiva sul versante dei rifiuti e Starwood con un’efficiente gestione delle risorse idriche. Iberostar è stata collaborativa e trasparente, ma non ha ancora raggiunto livelli accettabili negli standard mentre Barcelò ha appena cominciato il cammino verso la responsabilità sociale nonostante sia attiva con piani appositi contro il turismo sessuale. Marriott e Intercontinental, dal canto loro, hanno cominciato a tenere conto dell’impoverimento di risorse naturali. Infine, a chiudere la classifica dei colossi dell’ospitalità mondiale, il gruppo Riu che ha ottenuto valutazioni negative in tutte le voci prese in considerazione dall’associazione (dati 2011).

EcoWorld Hotel invece raggruppa nel suo sito gli alberghi e i bed&breakfast che rispondono a determinate caratteristiche, 15 obbligatorie e 75 facoltative – individuate da uno studio di Consulenza Legale Ambientale. E assegna a ogni struttura non le tradizionali stelle, bensì delle foglie che rendono noto il tasso di sostenibilità. Tra i requisiti obbligatori: la presenza all’interno della struttura di un responsabile Ambiente e Qualità, la fornitura nelle camere di cartellette per l’informativa comportamentale dei clienti, un’adeguata comunicazione sui mezzi di trasporto pubblici a ospiti e personale, l’uso di lampadine a basso consumo e di detersivi biodegradabili, la responsabilizzazione dei clienti sul cambio degli asciugamani, lo smaltimento dei rifiuti e l’impiego nel menu di cibo biologico, locale, equosolidale. Impossibile, in questo caso, elencare tutti gli hotel, sia per il numero che per i continui aggiornamenti. Le informazioni dettagliate sono reperibili nel portale di Ecoworld

boston public library/flickrAnche Legambiente Turismo è focalizzata da tempo sulla recensione degli eco-alberghi «perché – ha commentato il presidente nazionale Luigi Rambelli – nella crisi economica l’ambiente è sempre più un fattore competitivo, come sottolineano le rilevazioni di mercato che indicano come l’apprezzamento per il paesaggio, per i beni culturali, ambientali e la qualità del cibo  siano gli elementi  che ancora “salvano” la nostra industria del viaggio» L’associazione (dati 2011) ha segnalato 23 strutture – tra hotel, locande, agriturismi e campeggi, che si sono distinti per il rispetto dei parametri “green” – appoggiandosi al marchio Ecolabel dell’Unione europea. E, positivamente, le buone pratiche dell’ospitalità sono state rilevate in tutte le regioni. Dalla Lombardia alla Sicilia, passando per Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna.

Infine, il Wwf ha stilato la propria graduatoria inserendo diverse strutture altoatesine, sparse tra Val Venosta, Merano e le Dolomiti, grazie a una serie di criteri valutativi, alcuni dei quali messi a punto da CasaClima che si occupa della certificazione energetica degli edifici e di risparmio delle risorse. Le residenze citate dall’associazione sono il Vitalhotel Taubers, il Thainer’s Garten Bio Vitalhotel, Landhotel Anna, Bio hotel&residence Kaufman e Biohotel Panorama.

L’attenzione verso questo mercato è quindi alta. E non si spegne neanche fuori stagione, lontano da quelli che sono i tradizionali mesi di vacanza, ovvero quelli estivi. Infatti, il prossimo 6 dicembre al Centro Congresso Frentani (Roma) sarà presentata la classifica dei comuni capoluogo più eco-compatibili dal punto di vista turistico, fatta dall’Osservatorio Nazionale sulla Spesa Pubblica e il Turismo Sostenibile.

 

 

 

 

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