Wise Society : Simone Salvini: «La cultura vegana cresce, ma guai a imporla»
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Simone Salvini: «La cultura vegana cresce, ma guai a imporla»

Lo chef, che gode di un'improvvisa notorietà dopo l'imitazione che ne ha fatto Crozza: «Bisogna informare, non convertire»

Mariella Caruso/Maria Enza Giannetto (Nabu)
18 marzo 2016

Foto sito Identità Golose«La cosa importante è che il cibo non sia triste: io sono il primo a essere goloso, non mangerei nulla di scondito. Il cibo deve suscitare emozioni, anche se è vegano». Non ha dubbi Simone Salvini, uno degli chef vegani più quotati, protagonista su Gambero Rosso Channel di “Vegetale” e, da qualche settimana, anche tra i più conosciuti d’Italia grazie all’imitazione dedicatagli da Maurizio Crozza nel programma “Crozza nel paese delle meraviglie” che l’ha ribattezzato Germedi Soia. «Crozza, per cui nutro una grande simpatia perché lo considero uno dei migliori comici, mi sta facendo davvero un grosso favore in tema di notorietà – ammette Salvini, incontrato a Identità Golose 2016 -. L’unico problema, al momento, è dover girare sempre con il caricatelefonino, perché il mio cellulare squilla in continuazione».

CAMBIAMENTI – Nel breve volgere di pochi anni nel mondo del veganesimo è cambiato tanto. «Tanto per cominciare – conferma Salvini –  c’è una maggiore consapevolezza: è cambiata la sensibilità e c’è molta curiosità su questi temi, è come navigare in una barca più comoda». Ed è cambiata anche la dimensione del fenomeno. «Oggi le persone che si avvicinano, anche solo per capire e informarsi, sono in aumento. Ciò non significa che chi s’informa, poi diventi vegano o smetta di mangiare carne».

NO AGLI ESTREMISMI – Conoscere significa capire e sapersi confrontare, in modo aperto e assertivo, con gli altri. Simone Salvini, infatti, è sì vegano, ma anche contrario agli estremismi  e a tutte quelle proteste, soprattutto di tipo violento, che fanno apparire i vegani come estremisti dediti alla conversione di chi non la pensa come loro. «Noi vegani – dice – possiamo dare consigli a chi li chiede, ma di sicuro non attaccarli . Io ho poco a che fare coi violenti. E il vegano, per sua natura, non è violento né verso gli animali, tanto meno verso gli esseri viventi». Non tutti i vegani, però, si comportano allo stesso modo e ce ne sono tanti che colpevolizzano chi non la pensa come loro. «A me dispiace per gli estremisti. Contestare platealmente le scelte altrui non è il modo giusto di vivere il veganismo, che non è battaglia, ma scelta personale – sottolinea -. I miei genitori, per esempio, mangiano la carne. Cosa dovrei fare? Accusarli d’incoerenza? No, devo solo ringraziarli di avermi insegnato a comportarmi in maniera rispettosa».

VEGANI (OGNI TANTO) – Non hanno avuto rispetto gli animalisti che, qualche settimana fa, sono andati a protestare davanti il ristorante milanese di Carlo Cracco, reo di aver cucinato un piccione fronte telecamere di Masterchef. Cracco dopo aver liquidato l’accaduto come una ricerca d’attenzione mediatica da parte dei contestatori, ha affermato (non si sa quanto seriamente) di essere vegano due giorni a settimana. «Cracco è una persona che sa cos’è l’ironia – osserva Salvini -. Se davvero mangia vegano due giorni a settimana, vuol dire che per lui è giusto così. E sicuramente si evolverà così come tutte le persone interessate». Ma davvero serve essere vegani ogni tanto? «Certo, ogni piccola azione serve».

Image by iStock

LE PRIME NOZIONI DI VEGANISMO – «La prima cosa da imparare in fatto di veganismo è che non esiste un veganismo universale: il cibo deve essere preparato con ingredienti consoni alla stagione e al luogo in cui deve essere consumato, perché così il suo consumo non è dannoso per l’ambiente  – ammonisce -. Un’altra cosa importante è che ogni cibo deve corrispondere al gusto della persona che deve nutrirsene».

L’IMPORTANZA DEL GUSTO – Ed è la crescita della cucina vegana casalinga, che va di pari passi con la crescita della cultura vegana, a chiudere le riflessioni di Salvini.  «La scelta vegana è positiva per ambiente e la salute, ma l’uomo è anche mente, corpo e spirito e l’atto del nutrirsi coinvolge diversi piani antropologici – conclude Salvini -. Chi pensa che il regime alimentare vegano equivalga a mangiare solo verdura scondita dimenticando la mente e le emozioni, è arrivato il tempo di cambiare paradigmi: non si può pensare  solo al corpo, occorre  ed essere felici».

 

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