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Se il recupero di uno spazio si trasforma in un giardino incantato

Nella Medina di Marrakech un'area abbandonata di 4000 m2 diventa un giardino fiorito all'insegna della sostenibilità e nel rispetto della tradizione

Michele Novaga
14 ottobre 2016
jardin Secret, recupero,

Le Jardin Secret di Marrakech è uno straordinario esempio di recupero sostenibile di un’area abbandonata restituita al suo antico e storico splendore. foto: Yukiko Makita

Un angolo incantato della Medina di una delle città più affascinanti del Marocco, uno spazio di 4000 metri quadrati restituito al suo antico splendore, col suo patio centrale, rinfrescato da una fontana ed un giardino intorno al quale si affacciano edifici che non comunicano tra loro e una torre di 17 metri che si eleva al di sopra dei tetti offrendo una vista emozionante su Marrakesh. E’ questo “Le jardin secret” (Il giardino segreto) di Marrakech che dopo un lungo lavoro di recupero è tornato ad essere un luogo usufruibile al pubblico grazie all’impegno di Lauro Milan, imprenditore italiano molto legato alla città magrebina e di Giovanni Albonetti che da 10 anni lavora a Marrakesh che insieme hanno investito 4 milioni e mezzo di euro nell’opera. Un lavoro paziente e certosino che ha portato dapprima ai lavori di pulizia e di demolizione di tutte quelle sovrastrutture ed abitazioni abusive che riempivano gli spazi e che rendevano difficilmente riconoscibili le tracce originali della struttura di questo antico Riad (dimora signorile con giardino centrale). E successivamente è partito il restauro vero e proprio affidato a Lauro Milan seguendo tecniche di costruzione antiche e attento all’utilizzo di materiali tradizionali come per esempio la sabbia di Herbil che, mescolata con calce, ha permesso di non dover utilizzare prodotti industriali. O come il legno usato al posto delle armature di ferro. O ancora come la canapa utilizzata per dare struttura al gesso e costruire archi e controsoffitti. Due giardini (il giardino islamico e il giardino esotico) sono stati progettati da Tom Stuart-Smith, uno dei più rinomati paesaggisti al mondo. «Il primo palazzo edificato sull’odierno Jardin secret risale con ogni probabilità alla seconda metà del cinquecento. La ricostruzione di gran parte dell’edificio che oggi vediamo la dobbiamo al Khaid Elahj Abdellah Oubihi importante notabile della metà dell’ottocento, il quale però caduto in disgrazia morì dopo aver bevuto un tè avvelenato offertogli dal sultano Mohammed IV. Poi Loukrissi, dignitario di corte del sultano Moulay ‘Abd-al-Hāfiz, ci visse con le tre mogli e numerosi figli fino alla sua morte nel 1934. La proprietà venne allora spartita tra i molti eredi e cominciò ad essere vittima dell’indifferenza e dell’incuria fino a raggiungere uno stato di abbandono totale», spiega a wisesociety.it Edoardo Milan, ricercatore e storico.

Recupero, Jardin Secret

I lavori per dare vita a Le Jardin Secret hanno permesso il recupero dell’antico sistema di irrigazione a vasi comunicanti e di un Hamman, foto: Yukiko Makita

Protagonista del Jardin Secret è l’acqua che arriva dal bacino principale di raccolta e che circola in tutte le parti del giardino. Scorre nelle fontane e nei canali chiamati seguia ed è usata per irrigare le piante così come per creare favolosi giochi d’acqua grazie alla pressione offerta da un sistema di vasi comunicanti che si estendeva ben oltre al riad in quanto l’acqua proveniva dalla vicina moschea alla quale a sua volta confluiva dal antico bacino artificiale del Agdal. «Il progetto di recupero ha riguardato la realizzazione di due giardini separati: il più ampio dove si trovavano le costruzioni da restaurare, in classico stile islamico ed un altro, meno esteso, nell’area di ingresso priva di preesistenti strutture, che ha consentito la realizzazione di un giardino più moderno ed esotico», commenta Lauro Milan aggiungendo che «le nuove piante e i nuovi alberi così grandi e pesanti – ulivi, fichi, melograni, palme, aranci e limoni – abbiamo dovuto trasportarli a mano di notte senza l’ausilio di macchinari che non riuscivano a passare in vie così strette nel souq di Marrakech».

Ora questo splendido luogo diventa un Open air museum aperto a tutti con video e pannelli esplicativi sulla storia della riad dove poter ammirare anche la vecchia struttura dell’Hammam e con spazi di ristoro.

>> Vedi le foto durante la ricostruzione del Museo all’aperto

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