Wise Society : Per salvare Budelli in campo anche gli studenti italiani
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Per salvare Budelli in campo anche gli studenti italiani

Al grido di "Non si sBudelli l’Italia" una classe di studenti di Mosso in provincia di Biella ha avviato una raccolta fondi per comprare l'isola dalla spiaggia color salmone

Fabio Di Todaro
25 febbraio 2016

Salviamo Budelli, la campagna degli studenti per salvare una delle spiagge più belle del Mediterraneo, Foto Luca Giudicatti/Flickr«Non si s-Budelli l’Italia». È questo il titolo che un gruppo di studenti di una scuola media della provincia di Biella, la seconda B dell’Istituto Comprensivo Vittorio Sella di Mosso, ha dato alla campagna di raccolta fondi con cui punta a salvare l’isola di Budelli, in Sardegna. Il tam-tam sulla rete è già partito e molti ragazzi hanno deciso di fornire il proprio contributo con cinquanta centesimi a testa. Basteranno per evitare che il piccolo pezzo di terra appartenente all’arcipelago de La Maddalena finisca nelle mani di qualcuno interessato soltanto a monetizzare dal valore unico del suo mare cristallino e della sabbia rosa? Difficile dirlo adesso, ma il gesto ha un valore importante perché testimonia che l’attività di «semina» condotta in questi anni inizia a garantire i primi «frutti».

LA STORIA DI BUDELLI – La notizia, ripresa dai principali quotidiani italiani nelle ultime ore, testimonia quanto gli adolescenti inizino a essere più sensibili se messi di fronte alle problematiche ambientali. Il caso di Budelli è emblematico. L’isola, di proprietà privata e abitata da una sola persona (il custode), stava per passare di mano ad un magnate neozelandese, Michael Harte, pronto a trasformarla «in un museo a cielo aperto». Nei giorni scorsi, però, è arrivato il dietrofront. «L’incertezza sulla classificazione dell’isola, attualmente riserva integrale, e la persistente opposizione dell’Ente Parco all’approccio alla conservazione rendono il piano difficilmente sostenibile», ha scritto Harte per motivare la sua uscita di scena. Così, per tutelare la sabbia color salmone (la caratteristica è dovuta alla presenza di un microrganismo, miniacina minacea) e le acque cristalline, i ragazzi e gli insegnanti della seconda B di Mosso hanno lanciato un appello a tutti gli studenti italiani. L’iniziativa potrebbe regalare l’isola ai cittadini, come è accaduto in Nuova Zelanda, dove un gruppo di persone è riuscita ad acquistare la spiaggia paradisiaca di Abel Tasman raccogliendo circa 1,2 milioni di euro. Per ora sul conto corrente aperto ad hoc sarebbero poco più di cento euro, ma gli studenti ne aspettano molti di più e hanno appena aperto una pagina Facebook per promuovere la raccolta fondi: “Non si s-Budelli l’Italia”.

Image by iStock

UN’ISOLA PER I RAGAZZI – Il messaggio degli studenti, che con questa iniziativa puntano a dare il via ad altre campagne simili per la tutela e la salvaguardia di alcune aree a rischio del Paese, è chiaro: guai a mettere le mani su Budelli per costruire resort e fare attraccare gli yacht. «E se lo Stato non ha i soldi per proteggerla, ce ne faremo carico noi», sembrano dire i ragazzi. Rispettare l’ambiente, preservarlo dalle speculazioni, restituire l’isola agli italiani: questi gli obiettivi. « Sarebbe davvero bello se Budelli diventasse l’isola dei giovani. Il messaggio che vogliamo lanciare è questo: se tutti gli studenti italiani donassero cinquanta centesimi potremmo mettere insieme i tre milioni di euro necessari per vincere la prossima asta. Così eviteremo che questo patrimonio finisca nelle mani di un privato, di uno sconosciuto».  Il progetto è nato dall’intuizione di un professore di scienze, Giuseppe Paschetto, che all’interno della terza B ha deciso di aprire le pagine domenicali de «La Stampa» e raccontare la storia di Budelli e quello che potrebbe essere il suo destino. «Sul giornale si parlava della fuga del magnate e a quel punto abbiamo pensato che proprio noi ragazzi possiamo trasformare il sogno di mantenere pubblica quest’isola – raccontano gli studenti -. Ci sembra facile farlo diventare una realtà. Noi abbiamo deciso di crederci».

Twitter @fabioditodaro

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