Wise Society : Arriva dallo spazio l’orto verticale da balcone
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Arriva dallo spazio l’orto verticale da balcone

Una startup italiana ha ideato e messo da poco in commercio un sistema che sfrutta la tecnologia aeroponica, sviluppata dalla NASA, dai notevoli vantaggi

Andrea Ballocchi
22 maggio 2017
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L’orto verticale progettato dalla società Veve permette di coltivare fino a 200 piante su un metro quadrato, Foto: Florio Badocchi

L’orto in città è una bella idea, ma non sempre facilmente realizzabile. Ma se lo si realizzasse sul proprio balcone? Un orto verticale è la soluzione ideale. Non tutti però se la sentono o hanno tempo di armeggiare con zappetta e sementi: per chi vuole contare su una soluzione che gli assicuri un’ottima resa e lavori ridotti al minimo una risposta la può fornire Veve.

Si tratta di un elettrodomestico che permette di coltivare fino a 200 piante su un metro quadrato. Per piante s’intendono tutti gli ortaggi, eccetto i tuberi come patate e carote. Nel caso, si possono anche coltivare frutti di bosco o fiori, a scopo ornamentale o edibile, o piante aromatiche.

DALLA NASA ALLA CITTÀ – A sviluppare Veve è una startup di Rovereto (Trento) di nome RaisingPlus Innovations, avviata nel 2014. «L’idea è nata da Matteo Sansoni, architetto e industrial designer con la passione per l’orticoltura. La possibilità di trasformare il progetto in una realtà innovativa è stata fornita grazie alla possibilità di svilupparla all’interno dell’ex ManifatturaTabacchi, struttura riqualificata da Trentino Sviluppo per realizzare un luogo di incubazione delle startup», afferma Mauro Girardi, ingegnere in pensione con un passato importante come direttore in Whirlpool per le tecnologie e la progettazione e socio della RaisingPlus Innovations, spiegando che il prototipo dell’orto verticale Veve è nato lì. Cuore innovativo della soluzione è la tecnologia aeroponica, a ciclo chiuso e a pressione verticale, in grado di nutrire le piante direttamente alle radici, senza terra, senza concimi chimici e senza sforzi. Si tratta di una tecnica che ha le sue origini nientemeno che alla NASA che l’ha ideata per assicurare la produzione di vegetali nelle stazioni spaziali, facendo crescere le piante in assenza di terra. Rispetto a quella idroponica, dove le radici si diffondono nell’acqua, quella aeroponica permette lo sviluppo nell’aria delle radici, che vengono irrorate periodicamente da una nebulizzazione a pressione di acqua e sostanze nutritive biologiche. Grazie a questo sistema, le radici assorbono al meglio i nutrimenti, perché non ci sono ostacoli tra radici ed elementi nutritivi e l’ossigeno. Tale tecnologia assicura: uno sviluppo maggiore delle piante e una maggior produzione di sostanza vegetale in un anno; un risparmio idrico del 90% in quanto l’acqua da impiegare è limitata alla quantità necessaria per la crescita e all’evaporazione fogliare, ma non si disperde nel terreno e un risparmio di spazio. Ci si aggiunga anche la facilità del montaggio della struttura, a incastro, e l’orto è servito.

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L’orto verticale da balcone è costruito in polipropilene espanso ed è alto circa 2 metri: in ogni alveolo vien posizionata la piantina già radicata e con il solo inserimento di acqua e biologiche, l’impianto si occuperà poi di alimentarla. Foto: Florio Badocchi

COME FUNZIONA – Da poco Veve è acquistabile online dal sito web specifico e può produrre circa 200 chilogrammi di verdure e frutti a stagione, grazie al sistema aeroponico a pressione verticale. Quanto tempo occorre per vedere i primi risultati? Questo dipende da una serie di fattori, ma giusto per esempio, la lattuga la si raccoglie dopo un mese dalla messa a dimora della piantina. Tutto questo con poco: bastano infatti un po’ di acqua potabile, la soluzione liquida biologica (certificata) fornita nel kit d’acquisto. Il principio è semplice: dopo aver montato la struttura a incastro, alta circa 2 metri in polipropilene espanso, per uso alimentare, viene messo in ogni alveolo la piantina già radicata che si trova nei vivai – o acquistabile online attraverso lo stesso sito Veve da un fornitore – avendo cura di ripulire le radici dalla terra. Una volta inserite l’acqua e le sostanze biologiche, l’impianto si occuperà poi di alimentare la pianta.

Coltivare in questo modo ha anche un altro vantaggio: essendo privo di terra e substrati, che veicolano parassiti e attacchi fungini, muffe e marciumi, il sistema non richiede antiparassitari chimici. Eventuali insetti parassiti volanti possono essere allontanati con prodotti organici. In più è possibile dotare la struttura di una tenda in tessuto-non-tessuto che ripara la pianta dall’eccessiva esposizione al sole e anche da parassiti aerei.

IL TEAM – La startup, oltre che su Sansoni e Girardi, conta su altri due ingegneri, uno per lo sviluppo del progetto e l’industrializzazione del prodotto, un altro per la progettazione e lo sviluppo dell’apparato elettrico/elettronico, oltre a un consulente per la certificazione CE e per la qualità. Di recente si è affiancato anche un consulente per seguire il marketing. Da evidenziare il contributo della Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige (TN), ente di ricerca e insegnamento in ambito agricolo, forestale e ambientale a livello internazionale, che ha elaborato una ricerca con le prime indicazioni di utilizzo dell’orto verticale indicandone le buone norme di coltura nel sistema aeroponico verticale.

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