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Vivi e vegeta, il noir vegetariano a fumetti dal messaggio ecologista

Dal webcomic di Francesco Savino e Stefano Simeone, è nato il noir in cui la flora antropomorfa è protagonista assoluta. Secondo gli autori gli uomini dovrebbero scendere a patti con l’ambiente che li circonda.

Maria Enza Giannetto/Nabu
11 luglio 2017
noir vegetariano, fumetti, ecologista

Vivi e vegeta, un noir vegetariano in cui Carl, un cactus del deserto va a cercare la donna della sua vita, una pianta grassa giornalista svanita nel nulla nella città dei fiori, dove le piante non sono viste di buon occhio.

«“La vita dei vegetali non è tutta rose e fiori”. Se c’è un messaggio di fondo nel nostro noir a fumetti,  credo che possa davvero essere questo». A parlare è il 31enne chietino Francesco Savino, uno degli autori (lo sceneggiatore, per l’esattezza) insieme con l’illustratore e fumettista Stefano Simeone, di Vivi e vegeta, un noir vegetariano edito da Bao Publishing. Una storia insolita in cui Carl, un cactus del deserto va a cercare la donna della sua vita, una pianta grassa giornalista svanita nel nulla nella città dei fiori, dove le piante non sono viste di buon occhio. Il libro, un noir dai contorni esistenziali e soprannaturali, pubblicato lo scorso aprile arriva dopo la fortuna dell’omonimo, pluripremiato e gratuito webcomic. La storia si concentra sul senso di appartenenza, l’istinto di sopravvivenza e gli eccessi della cucina moderna e, arditamente, mette al centro della storia i fiori e le piante relegando gli umani quasi a una leggenda metropolitana, creature distanti i cui destini non riguardano i malinconici protagonisti.

«Il ribaltamento in chiave ironica – spiega Savino – attuato in Vivi e Vegeta vede alla base di tutto proprio un messaggio ecologista. In fondo i fiori e le piante protagonisti hanno costruito il regno vegetale (costituito dal Distretto dei fiori e dal Distretto delle piante) proprio per scappare dagli umani. Se è vero che l’uomo ha sempre associato alla natura concetti quali gioia e serenità, è pur vero che ha sempre fatto di tutto per danneggiarla. Ed ecco allora che i fiori protagonisti di Vivi e Vegeta sono in fuga da chi i fiori li ha sempre regalati, da chi ha colto delle margherite per un “m’ama non m’ama”, da chi – da un po’ di tempo a questa parte – li ha resi ingredienti delle loro ricette».
Piante e fiori che si muovono, amano, odiano, combattono. I vegetali hanno un’anima ma, in questo caso, l’anima emula quella degli esseri umani. Uno stratagemma che,  in qualche modo, contribuisce a creare una coscienza ecologica.

«In Vivi e Vegeta  – dice Savino – ci sono diversi livelli di lettura, e dietro la storia strampalata del cactus protagonista è possibile scorgere messaggi che vogliono invitare a prendere in considerazione il punto di vista dei vegetali. Non sappiamo per certo se fiori e piante abbiano un’anima (ma nessuno potrebbe asserire con assoluta certezza il contrario), ma è importante che siano gli uomini ad ascoltare la propria e a scendere a patti con l’ambiente che li circonda senza danneggiarlo». E per chi è abituato a vedere, in letteratura e in televisione, le piante come esserini sempre allegri e solari, la flora antropomorfa di Vivi e Vegeta non può non destabilizzare, almeno all’inizio, per poi realizzare come, in fondo, il mondo dei vegetali sia stato influenzato da quello umano, fino a replicare una società dalle mille sfaccettature, dove imperano razzismo e pregiudizi.

«Lontani – conclude Savino – da qualsiasi forma di estremismo e incuriositi da tutto ciò che ci circonda, in Vivi e Vegeta abbiamo fatto un minestrone di diversi elementi: dalle trasmissioni culinarie che ormai spopolano in tivù alle citazioni delle ultime serie televisive e film, passando dalle nomenclature botaniche di fiori e piante. Il risultato vuole essere più della somma delle singole parti, in una storia che crea un universo tutto nuovo pur attingendo a elementi della nostra vita quotidiana».

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