Wise Society : L’ambiente tiene banco anche alla Mostra del Cinema
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L’ambiente tiene banco anche alla Mostra del Cinema

L'11 settembre sarà assegnato il quarto "Green Drop Award" alla pellicola che interpreta meglio i valori della sostenibilità. Intanto ecco la top list di film e doc che l'hanno già affrontata

Mariella Caruso
24 agosto 2015

Gerini, la prima "madrina" del Green Drop AwardRed carpet, attori e attrici che sorridono sullo sfondo della Laguna. Il conto alla rovescia per l’edizione numero 72 Mostra internazionale d’arte cinematografica è cominciato. Probabilmente, però, soltanto in pochi sanno che per il quarto anno consecutivo ai premi canonici assegnati dalla giuria, diretta quest’anno dal messicano Alfonso Cuarón, è affiancato dal “Green Drop Award”, premio organizzato da Green Cross Italia che viene assegnato al film, tra quelli in gara, che meglio interpreta «i valori dell’ecologia e dello sviluppo sostenibile, con particolare attenzione alla conservazione del Pianeta e dei suoi ecosistemi per le generazioni future, agli stili di vita e alla cooperazione fra i popoli».

Un anno fa il premio fu assegnato dalla giuria del “Green Drop Award”, che era presieduta da Silvia Scola e composta da Blasco Giurato e dal bioarchitetto Chiara Tonelli, a “The postman’s white nights” di Andrej Končalovskij che racconta di una comunità che vive sul lago Kenozero, in Russia, il cui unico collegamento con il mondo esterno è il postino.

Il regista Andrei Konchalovsky al momento della premiazione foto: greendropaward.comL’edizione 2015 del premio, che sarà assegnato l’11 settembre, è stata dedicata alla XXI Conferenza internazionale sui cambiamenti climatici, il COP21, di Parigi che si terrà a dicembre.  «Tra 90 giorni saremo a Parigi, dove si giocherà una buona fetta del nostro futuro», ha spiegato il direttore del Green Drop Award, Marco Gisotti, che nell’attesa insieme con gli altri organizzatori ha fatto una lista di film e documentari che – in un modo o nell’altro – hanno affrontato il tema dei cambiamenti climatici, “disaster movie” compresi.  Questi ultimi, infatti, riescono ad allargare una platea, che rischia di rimanere di nicchia, su alcuni comportamenti dell’uomo nei confronti dell’ambiente.

E quest’anno, il premio è dedicato alla Conferenza Mondiale sul Clima:, i cui organizzatori hanno stilato la classifica dei film che hanno affrontato il problema dei cambiamenti climatici. Da “L’alba del giorno dopo” a”Interstellar”, l’argomento negli ultimi anni si sta facendo sempre più spazio nelle sale cinematografiche, dai docufilm ai cosiddetti “disaster movie”, cioè corredati di catastrofismo e sensazionalismo, che riescono a portare una tematica spesso considerata di nicchia anche ad un pubblico più variegato.

Ecco la top list, in ordine cronologico, dei film sui cambiamenti climatici, il primo è del 1961, l’ultimo del 2015.

…e la Terra prese fuoco (Gran Bretagna, 1961) di Val Guest è stato il primo film della storia a parlare esplicitamente di cambiamenti climatici.  Guest, conclude il racconto il cui protagonista è un giornalista del Daily Express, con due diverse bozze di una prima pagina “La Terra è salva” e “La Terra è condannata”.

Quintet (USA, 1978) di Robert Altman, con Paul Newman e Vittorio Gassman, è un apologo sul declino dell’umanità in un pianeta terra ormai ricoperto dai ghiacci, ostile ai sopravvissuti.

Waterworld (USA, 1995) di Kevin Reynolds, prodotto e interpretato da Kevin Costner che colloca il pianeta, quasi totalmente sommerso dalle quale a causa dello scioglimenti dei ghiacciai polari, nell’anno 2468.

L’alba del giorno dopo (The day after tomorrow) (USA, 2004) di Roland Emmerich prende le mosse dall’allarme inascoltato degli scienziati, della conseguente nuova era glaciale e della fine della civiltà come la conosciamo.

Re della terra selvaggiaUna scomoda verità (An Inconvenient Truth) (USA, 2006) di Davis Guggenheim è un film-documentario che ha come protagonista l’ex vicepresidente degli Stati Uniti d’America, Al Gore. Ad essere spiegato è il fenomeno del riscaldamento globale attraverso le variazioni di temperatura e dei livelli di CO2 nell’atmosfera negli ultimi 600.000 anni.

The age of stupid (Gran Bretagna, 2009) di Franny Armstrong con Pete Postlethwaite. Un documentario travestito da film di fantascienza. Nel 2055 il custode di un archivio globale ricostruisce attraverso testimonianze d’epoca come l’umanità abbia portato il pianeta, ormai inospitale a causa dei cambiamenti climatici, al collasso.

Re della Terra Selvaggia (Beasts of the Southern Wild) (USA, 2012) è la storia della comunità bayou chiamata “Bathtub” che vive nelle paludi nel profondo sud della Louisiana, i cui equilibri si spezzano per l’aumento delle temperature della terra.

La quinta stagione (Belgio, 2012) di Peter Brosens e Jessica Woodworth, vincitore della prima edizione Green Drop Award, racconta di un epoca in cui l’unica stagione è l’inverno.

Ice and the Sky (Francia, 2015) di Luc Jacques, documentario che racconta la storia di Claude Lorius, il primo scienziato che partì nel 1957 per studiare il ghiaccio antartico, e nel 1965 è stato il primo scienziato a interessarsi del riscaldamento globale e delle sue conseguenze per il pianeta.

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