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Isole Svalbard: nei ghiacci tra scienziati e maratoneti

Alla scoperta dell’arcipelago norvegese dei ghiacci perenni, dove ricercatori internazionali portano avanti importanti studi scientifici sullo stato del nostro Pianeta e dove si trova una particolarissima Banca che conserva ben 268 mila campioni di sementi di piante di tutto il mondo. Ma anche l’incredibile location di una delle corse più estreme: la Spitsbergen Marathon, che quest’anno si svolge il prossimo 4 giugno

Vincenzo Petraglia
24 maggio 2011

Isole SvalbardÈ passata da poco mezzanotte quando dall’aereo si comincia a vedere qualche angolo di terra scura sotto di noi: paesaggi quasi preistorici, privi di vegetazione e levigati, con strane striature più chiare che sembrano corsi d’acqua prosciugati. In realtà reminescenze dei ghiacci che nel corso dei millenni e degli interminabili inverni polari hanno modellato questo sperduto angolo del Pianeta: le Isole Svalbard a soli mille chilometri di distanza dal Polo Nord e a cinquecento sopra Capo Nord. Ancora qualche minuto ed eccoci a Longyearbyen, il minuscolo aeroporto circondato da ghiaccio e mare della cittadina più a nord del mondo, capoluogo dell’arcipelago di quattro isole che batte bandiera norvegese. C’è luce nonostante l’ora tarda, ma qui d’estate il giorno regna sovrano dopo i lunghissimi mesi invernali avvolti nell’oscurità, rotta di tanto in tanto solamente dai giochi cromatici dell’aurora boreale.

«I mesi a cavallo fra la primavera e l’estate sono i migliori per visitare le isole e potersi godere al meglio la loro natura unica: le giornate diventano lunghissime e il ghiaccio, che comincia lentamente a sciogliersi, apre varchi che consentono alle imbarcazioni di addentrarsi nei fiordi più selvaggi», spiega Stefano Poli, milanese, che vive da anni a Longyearbyen, dove ha si occupa di “Poli Arctici” (www.poliartici.com), un piccolo tour operator specializzato nell’organizzazione di escursioni e spedizioni per i viaggiatori che arrivano sempre più numerosi. Le Svalbard sono un mondo aspro e incontaminato con un ecosistema fragilissimo dove l’uomo sembra quasi rappresentare un elemento di disturbo, e proprio questo è il motivo per cui gran parte del territorio rimane vietato ai turisti.

Isole Svalbard

Un santuario naturalistico fra le cui distese ghiacciate più interne si trovano stazioni di ricerca dove vivono e lavorano scienziati di tante nazioni diverse, italiani compresi, che studiano il particolarissimo ecosistema del Grande Nord e gli effetti dell’inquinamento nucleare. Fra queste c’è anche la base artica del Cnr “Dirigibile Italia” (www.polarnet.cnr.it), così chiamata in ricordo di Umberto Nobile, comandante nel 1928 del dirigibile “Italia” e protagonista insieme col suo equipaggio di una delle più grandi tragedie nella storia delle esplorazioni umane. Inaugurata a Ny-Ålesund nel 1997, la base segue progetti di ricerca in chimica e fisica dell’atmosfera, biologia marina, oceanografia. A Longyearbyen si trova, invece, l’University Centre in Svalbard (www.unis.no), il centro universitario per gli studi artici. Vi arrivano ogni anno studenti e ricercatori di tutto il mondo per condurre studi sui cambiamenti climatici, le aurore celesti, la biologia marina, la geologia artica. «Queste isole sono un vero paradiso di biodiversità e un laboratorio naturale perfetto da studiare», spiega l’inglese Steve Coulson, professore associato in biologia terrestre, perché nei ghiacci perenni si sono conservati intatti particolari microrganismi che ci danno la possibilità di portare avanti importanti studi sul passato e il futuro del Pianeta».

Svalbard Global Seed Vault, album di Dag Endresen/flickrNon è un caso d’altronde che le Svalbard, nella lingua locale “Terra dalle coste fredde”, siano state scelte per creare la Banca mondiale del seme. Un caveau blindato, finanziato fra gli altri dalla fondazione Rockefeller e da Bill Gates, scavato a 150 metri sotto il permafrost (il suolo cioè che rimane perennemente ghiacciato), a prova di esplosioni, terremoti e attacchi terroristici dove sono custoditi i semi di tutte le piante del mondo. Ben 268 mila campioni di sementi, conservati a 18 gradi sotto zero (una temperatura alla quale possano sopravvivere migliaia di anni) che potranno essere ripiantati dai superstiti di eventuali catastrofi naturali o nucleari sulla Terra, garantendo quindi la continuità della vita.

Ma nonostante la loro estrema posizione in pieno Mar Glaciale Artico, le Svalbard, rimangono comunque più facilmente accessibili di altre zone alle stesse latitudini. Questo perché la Corrente del Golfo, proveniente dai Tropici, riesce a spingersi fin quassù rendendo il clima meno proibitivo (se d’inverno si raggiungono anche i cinquanta gradi sottozero d’estate la temperatura media si mantiene, infatti, intorno ai 5 gradi centigradi). Ciò le rende avamposto ideale per le spedizioni alla conquista del Polo Nord (da qui partirono anche i grandi esploratori del passato: Anurée, Nansen, Amundsen e il nostro Nobile appunto) e, negli ultimi anni, scenario della maratona più a nord del mondo, la Spitsbergen Marathon (www.svalbardturn.no), giunta alla 17esima edizione, che quest’anno è in programma per il prossimo 4 giugno.

La Spitsbergen Marathon

Chi è in cerca di altre emozioni, come il contatto ravvicinato con queste terre estreme e la loro eccezionale fauna ha a disposizione ottime guide artiche (armate di fucile) che accompagnano i visitatori in sicurezza lungo sentieri di neve e ghiaccio, distese silenziose e incontaminate sullo sfondo di alte montagne dagli aguzzi profili. Un’emozione straordinaria che raggiunge il suo picco imbarcandosi sulla nave rompighiaccio diretta a nord, oltre l’Isfjorden. Regno di paesaggi che sembrano fuori dal mondo e dei loro “abitanti”: foche, volpi artiche e il vero “re” del territorio, il magnifico orso bianco, sempre più minacciato dallo scioglimento dei ghiacci e dall’innalzamento delle temperature anche a queste latitudini.

Svalbard - Adventdalen, album di Jon Kristian/flickr

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