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Indicatori di benessere equo e sostenibile: in Italia sono legge

L’Italia è il primo in Europa e tra i Paesi del G7 ad inserire indicatori come emissioni di CO2 e abusivismo edilizio nella programmazione economica

Andrea Ballocchi
2 febbraio 2018
indicatori di benessere, legge, pil

L’elenco degli indicatori di benessere equo e sostenibile è stato approvato di recente con decreto ministeriale, anche se per ora ne ha introdotti quattro,

Sono dodici punti e considerano temi quali la povertà, la speranza di vita, l’occupazione, ma anche le emissioni di CO2 o l’abusivismo edilizio. Sono gli indicatori di benessere equo e sostenibile, il cui elenco è stato approvato di recente con decreto ministeriale, anche se per ora ne ha introdotti quattro.

Qual è la loro importanza? Intanto, l’Italia è il primo paese dell’Unione Europea e del G7 a inserire obiettivi di benessere nella programmazione economica. Ma il loro valore è dato dal fatto che servono a misurare in maniera differente e sostenibile gli impatti delle politiche economiche nazionali e poi vogliono andare oltre il concetto di PIL , evidenzia il Ministero dell’Economia e delle Finanze in una nota, segnalando inoltre che entro il 15 febbrario di ogni anno è prevista la presentazione in Parlamento di una relazione sulla loro evoluzione, “sottolineando gli effetti determinati dalla legge di bilancio.”

Gli indicatori di benessere equo e sostenibile, concepiti per valutare il progresso di una società non solo dal punto di vista economico, ma anche sociale e ambientale, sono stati introdotti nell’ordinamento nazionale per la prima volta con un’apposita legge nel 2016.

GLI INDICATORI – Vediamoli allora punto per punto:

  1. Reddito medio disponibile aggiustato pro capite;
  2. Indice di diseguaglianza del reddito disponibile;
  3. Indice di povertà assoluta;
  4. Speranza di vita in buona salute alla nascita;
  5. Eccesso di peso;
  6. Uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione;
  7. Tasso di mancata partecipazione al lavoro, con relativa scomposizione per genere;
  8. Rapporto tra tasso di occupazione delle donne di 25-49 anni con figli in età prescolare e delle donne
  9. senza figli;
  10. Indice di criminalità predatoria;
  11. Indice di efficienza della giustizia civile;
  12. Emissioni di CO2 e altri gas clima alteranti;
  13. Indice di abusivismo edilizio.

La loro inclusione nel ciclo di programmazione economico finanziaria, evidenzia il ministero, apre la strada a una visione innovativa del rapporto tra le politiche pubbliche e la qualità della vita dei cittadini attraverso una vera e propria valutazione dell’impatto delle decisioni pubbliche su alcuni indicatori specifici. D’ora in poi i Governi nazionali sono tenuti a valutare in maniera sistematica l’impatto delle politiche sulla diseguaglianza, sulla salute, sull’istruzione, sulle condizioni delle donne nel mercato del lavoro, sull’ambiente, sulla sicurezza dei cittadini e altro ancora.

Così temi cruciali come la crescita inclusiva e la riduzione delle diseguaglianze vengono messi al centro del dibattito pubblico.

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