Wise Society : Il sindaco di Lampedusa tra i top del mondo
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Il sindaco di Lampedusa tra i top del mondo

Giusi Nicolini è tra i 26 candidati al World Mayor Awards 2014 per il suo impegno per l'Isola

Mariella Caruso
11 novembre 2014

Il sindaco di Lampedusa Nicolini con l'ex ministro KyengeC’è anche una signora sindaco italiana tra i ventisei candidati al World Mayor Awards 2014. È la prima cittadina di Lampedusa, Giusi Nicolini che la City Mayors Foundation ha inserito nella short list dei meritevoli ad ambire al titolo di “Miglior sindaco del mondo” che viene assegnato ogni due anni.

I giochi sono stati già fatti perché la votazione è stata chiusa lo scorso 31 ottobre anche se la proclamazione del vincitore sarà ufficiale soltanto la fine gennaio 2015. Giusi Nicolini è l’unica candidata italiana tra i nove europei tra cui sono annoverati il sindaco di Bordeaux e quelli di Bristol e Liverpool. A completare la lista dei sindaci meritevoli ce ne sono quattro nordamericani, altrettanti latino-americani, sei asiatici, due africani e, per chiudere, il primo cittadino dell’australiana Sidney.

Non è difficile capire il perché Giusi Nicolini, sia entrata a far parte di un ristretto novero di sindaci illuminati scelti per la loro leadership, per la capacità e integrità di gestione, per la consapevolezza sociale ed economica, per la capacità di garantire la sicurezza e proteggere l’ambiente e, last but not least, per la volontà e la capacità di promuovere buone relazioni tra le comunità provenienti da diversi background culturali, razziali e sociali.

Non è una parvenu dell’isola di Lampedusa Giusi Nicolini. Prima di impegnarsi come sindaco questa 53enne isolana fino al midollo, infatti, è stata una volontaria di Legambiente personalmente impegnata nella difesa delle tartarughe e delle loro uova deposte sulla spiaggia dei Conigli. Poi da prima cittadina, dopo la costituzione di Lampedusa come parte civile per il naufragio di ottobre 2013 in cui persero la vita 366 migranti, ha detto no a una candidatura alle Europee per continuare a impegnarsi per il bene di un’isola diventata, suo malgrado, un “simbolo” e, nella quale, giocoforza, convivono realtà antitetiche come il turismo e la disperazione.

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