Wise Society : Il pensiero di Deepack Chopra tra l’universo e l’io
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Il pensiero di Deepack Chopra tra l’universo e l’io

Il medico indiano guru delle star USA spiega la sua filosofia: spiritualità, benessere e medicina.

Walter Mariotti
11 novembre 2014

Deepak Chopra - Image by CorbisMentre il teatro si riempie, Deepak Chopra osserva le persone che si siedono appoggiato a un muro laterale, in fondo, prima delle quinte. Sembra imperturbabile. E tutto meno che un guru.

Vestito di un anonimo abito grigio, camicia bianca all’indiana e occhiali neri con la montatura grossa, fa pensare a un medico; e infatti lo è. La sorpresa arriva quando inizia a parlare. «Vuoi sapere chi sei? Guardati intorno e vedi cosa ti succede. Se non ti piace quello che vedi, spezzare lo specchio non ti aiuterà. Tutto quello che esperimenti in questo momento è un riflesso di chi sei. Per questo il senso di sé è importante per poter cambiare. Perché più è piccolo il senso di sé, più piccolo sarà il tuo mondo».

Immigrato negli Usa dall’India nel 1970, Chopra si è specializzato in endocrinologia lavorando al New England Memorial Hospital di Boston. Nel 1985 è già un leader del movimento della MT, la meditazione trascendentale, la ripetizione per alcuni minuti, due volte al giorno, di un mantra, un suono particolare con cui si raggiungerebbe uno stato naturale di “consapevolezza senza oggetto”, la famosa trascendenza.

Nel 1993 però Chopra lascia il movimento preferendo una tecnica alternativa, la “meditazione del suono primordiale”. Un’evoluzione del pensiero, ma forse anche la presa di distanza da una pratica sempre più cara ed elitista, che sta scatenando forti polemiche. Fonda così il Chopra Center for Wellbeing, dove fra un libro – ne ha scritti più di 50 – e una conferenza – non si contano più, in tutto il mondo – combina elementi della medicina occidentale con l’Ayurveda, la medicina tradizionale hindu, e la filosofia dei Vedanta. Un approccio basato sul rapporto mente-corpo, la teleologia ma soprattutto il primato della consapevolezza (consciousness), perché «la consapevolezza crea la realtà».

Image by © Science Picture Co./Corbis«Due sono i quesiti della scienza oggi», inizia guadagnando il centro del palcoscenico. «Il primo: che cosa è l’universo? Gli ultimi studi della fisica dicono che l’universo è fatto al 70% di energia oscura (dark energy), che lo fa espandere a una velocità superiore a quella della luce. Noi sappiamo che esiste attraverso calcoli matematici, perché è invisibile, non risponde alla luce e non esiste né nello spazio né nel tempo. Il 25% dell’universo è invece quella che i fisici chiamano materia oscura (dark matter). Anche questa è invisibile. Non è fatta di atomi. Non interagisce con la luce. Non fa parte della dinamica spazio/tempo. Sappiamo però che tiene insieme la galassia, e forse la maggior parte della forza di gravità è materia oscura. Il restante 5% è materia atomica, (matter), che possiamo vedere e misurare. Ma in realtà, proprio per questo, sappiamo che il 99,9% di questa materia è invisibile. E’ polvere interstellare, idrogeno ed elio non composti. Cosa significa tutto questo? Significa che l’universo visibile, che è infinito, in realtà è lo 0,001% dell’universo vero. Ma significa anche che quando l’universo atomico non è osservato, diviene onde di possibilità che non sono nel tempo e nello spazio. Quando queste onde collassano, divengono visibili, altrimenti restano onde. La risposta della scienza alla prima domanda è che quindi l’universo è fatto di vuoto. E la sua fonte è nell’invisibile. Un vuoto che non è propriamente vuoto, ma che è il grembo della creazione».

Nell’approccio di Chopra le frontiere della fisica si spiegano con la metafisica o meglio l’ontologia: Cartesio ha sbagliato tutto e la fisica che per trecento anni l’ha seguito anche. Il mondo e l’io sono la stessa cosa, come il soggetto e l’oggetto e le onde e le particelle. Lo dimostra la teoria dei “pacchetti d’onda”, i treni di particelle subatomiche che sono materia se voglio sapere dove si trovano ma sono onde se diamo priorità al movimento e ci chiediamo quale sia la loro velocità. Per Chopra questa è una delle porte di accesso alla dimostrazione del livello spirituale della realtà, da cui tutto discende. Il livello della consapevolezza pura e assoluta che è anche in noi. Come noi siamo in lei.

«La seconda domanda della scienza è: chi sono io? Chi sono io che osservo l’universo? Intanto dobbiamo distinguere tra tre livelli. Il (self) è chi osserva, il corpo (body) è l’oggetto osservato, la mente (mind) è il processo di osservazione. La coscienza, il sé, l’io, non ha sede nel corpo ed è alla base di tutte le esperienze. Ma se non ha sede nel corpo, dove sta? Non si sa. O meglio: gli scienziati non sanno rispondere. Facciamo un esempio. Immaginate un tramonto, pensate a mangiare un gelato, immaginate una notte d’amore o al contrario un’emozione spiacevole. Non sono cose reali, ma hanno effetti reali. Se infatti attacco al vostro corpo dei sensori e misuro le vostre reazioni chimico-fisiche mentre immaginate queste cose, il vostro stato cambia. Bene. Dove sono allora queste cose se non sono nella realtà? Non si sa. Gli scienziati non sanno rispondere. Non sono nel cervello, questo è sicuro perché la scienza lo dimostra. Ma allora dove sono? Secondo la scienza, non si sa. In realtà, l’unica risposta razionale è che siano da qualche altra parte, in un terzo livello di realtà che dimostra come sia l’universo che chi lo sperimenta sono invisibili».

Chopra chiama questo invisibile “intelligenza non-locale”, “campo del potenziale”, “consapevolezza pura”. Il luogo (ma sarebbe meglio chiamarlo non luogo) o meglio la condizione dove tutto è possibile, dove c’è tutto perché è da là, da quella consapevolezza che si crea la realtà: «Noi non siamo macchine fisiche che in qualche modo hanno imparato a pensare, ma siamo pensieri che hanno imparato a creare macchine fisiche».

L’evoluzione per Chopra è dunque l’evoluzione della coscienza dell’universo che cerca di esprimersi come osservatore multiplo. «Noi siamo tutti polvere di stelle. L’universo fa esperienza di sé attraverso le nostre menti. Noi siamo gli occhi dell’universo che si guarda».

Image by © Blasius Erlinger/CorbisNel corso degli anni, Chopra è stato accusato di molte cose: usare in maniera impropria elementi e concetti della fisica quantistica per sostenere le sue teorie; proporre in maniera attraente una cattiva teoria medica, creando false speranze con chi accusa disturbi e malattie gravi; aver fondato un sistema di pensiero che supporta e vende prodotti per la parte più ricca della società. In realtà, come lo stesso Chopra spiegò a Richard Dawkin in un’intervista del 2007, il suo uso dei termini della fisica è spesso metaforico, mentre l’idea che le malattie possano essere guarite con l’uso delle erbe e della meditazione è il cuore della tradizione ayurveda. Infine, Chopra parla di altro: l’importanza di ricollegarsi al mondo non locale, alla mente supercosciente che non dorme mai. Lo yoga ci permette di risvegliarci alla mente che non dorme mai. E’ da là, da quel posto che creiamo la realtà. Nessun processo di pensiero ci permetterà di sperimentare la realtà, perché essa è il contatto diretto con il nostro spirito. Entrare in contatto con il regno non locale ci aiuta invece ad accedere al regno della creatività e delle correlazioni infinite. Qui possiamo contare sulla sicurezza interiore, siamo liberi dall’ansia e possiamo diventare la persona che vorremmo essere. E’ come se possedessimo l’equivalente di un miliardo di euro in banca: una scorta illimitata di conoscenza, ispirazione, creatività e potenziale, in pratica tutto ciò che l’universo può offrirci. Qualunque cosa ci succeda, noi rimaniamo sempre calmi, sicuri e benedetti».

Un luogo miracoloso, anzi di più: dove avvengono i miracoli. E potendo scegliere tra un rimpianto e un miracolo, voi cosa scegliereste?

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