Wise Society : I gioielli vegetali (e solo per una notte) di Agnese Z’Graggen
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I gioielli vegetali (e solo per una notte) di Agnese Z’Graggen

La designer svizzera crea monili utilizzando verdura, frutta e ortaggi: «Le mie performance sono un atto teatrale»

Mariella Caruso
4 luglio 2016

Pietro Leemann dona uno dei gioielli vegetali di Agnese Z'Graggen a Paola Maugeri (Foto Ufficio Stampa)C’è tutta la creatività e l’amore per la cucina di Agnese Z’Graggen nei gioielli vegetali che ha cominciato a creare nel 2002. Gioielli, in verità, del tutto particolari. A ispirare il lavoro della designer svizzera, infatti, non sono le pietre e i metalli preziosi ma i colori e le forme della frutta e, ancora di più, della verdura. Sono questi i materiali con cui Agnese crea i suoi monili che per la natura stessa dei materiali si consumano nel breve volgere di una notte. «Ho iniziato a pensare e a guardare le verdure in un altro modo quando nella mia vita mi sono a trovata a lavorare nella cucina di un ristorante vegetariano e ogni giorno dovevo lavare una montagna di verdure», racconta la food designer svizzera incontrata in occasione di un suo showcase milanese a The Vegetarian Chance. «Mi sono accorta soltanto in quel momento di quanto fossero belli i colori, le forme, le venature: di fatto non ce n’era uguale a un’altra – spiega -. Da quel momento ho cominciato a pensare di farne qualcosa di artistico e sono nati i primi gioielli e le prime performance».

La prima risale al lontano 2002. «La location è stata una galleria svizzera di arte contemporanea, si trattava di un progetto innovativo. Da allora non mi sono più fermata, anche perché ho continuato a riscuotere apprezzamenti ovunque fossi invitata – continua -. Probabilmente a determinare la mia visione sono stati i miei studi artistici». Adesso per le sue creazioni Agnese Z’Graggen usa soltanto verdure, ma nel tempo non ha disdegnato formaggi o gelatina alimentare. A scanso di equivoci Agnese chiarisce che i suoi sono “Gioielli per una notte”, come del resto sono intitolate le sue performance. «I materiali che uso hanno vita breve e i miei gioielli hanno senso nel contesto espositivo, la creazione è un atto teatrale che come tale viene considerata», aggiunge Z’Graggen che, però, nel tempo ha cercato di sperimentare tecniche di conservazione per le sue creazioni. «È stato solo un tentativo, poi ho abbandonato la ricerca perché ho capito che dovevo assecondare il processo naturale – ammette -. Però ho lavorato alla creazione di busti di terra che riproducono il corpo femminile che realizzo seguendo lo stesso processo della fusione di bronzo tenendoli in forma con il silicone».

Simone Salvini con uno dei gioielli vegetali di Agnese Z'Graggen (Foto Tvc2016)Oltre ad essere una food-jewelry-designer Agnese Z’Graggen, vegetariana in transito verso il veganismo («Mangiare vegetariano soddisfa il mio appetito e mi restituisce un senso di estetica alimentare»), è una cuoca che realizza banchetti e catering in contesti artistici con base a Locarno. «Per Flavio Paolucci, artista del Canton Ticino, ho preparato un buffet con cibo servito dagli alberi», ricorda. Il suo essere vegetariana, però, non le impedisce di preparare piatti a base di carne. «Riesco sempre – conclude – a separare gli ambiti: lavoro, arte e scelte personali sono cose diverse. Non mi è mai capitato di mettere da parte una verdura per farne poi un gioiello, ma mangio regolarmente lo scarto delle verdure, che compro rigorosamente dai contadini, e che uso per le performance. E mangio anche gli stessi gioielli al termine della performance: mi serve come riflessione della forma in cui noi mangiamo».

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