Wise Society : Get Together Girls, il doc che va dietro le quinte della moda etica
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Get Together Girls, il doc che va dietro le quinte della moda etica

La documentarista Vanessa Crocini racconta in 75' il progetto che sta dietro al marchio "GtoG". Per farlo, con l'aiuto di Vasco Rossi, è andata a Nairobi, dove Grazia Orsolato, una caparbia donna milanese, si è trasferita dopo aver lasciato il suo lavoro ed è diventata la mentore delle ragazze che cuciono gli abiti della collezione.

Mariella Caruso
10 ottobre 2013
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La locandina di Get Together Girls

«Ero stanca di un lavoro noioso, stufa dei colletti bianchi e di un mondo altamente competitivo. Dopo anni di volontariato estivo in Africa alla Casa di Anita ad assistere le bambine degli slum di Nairobi, ho capito che era arrivato il momento di cambiare vita e di aiutare in qualche modo quelle bambine che, diventando donne, non avevano più punti di riferimento. Ho pensato di insegnare loro un lavoro in modo che potessero mantenersi».

A parlare è Grazia Orsolato, 42enne milanese, ex impiegata alla Pirelli, ideatrice e fondatrice del progetto di sartoria Get Together Girls, un esempio concreto di moda etica che si concretizza nel marchio GtoG. Una storia di donne che unisce due continenti ed è stata raccontata da un’altra donna, la documentarista toscana che vive e lavora a Los Angeles, Vanessa Crocini. Nasce così “Get Together Girls”, documentario di 75’ che racconta la quotidianità della vita di Monicah, Ester, Teresia, Hellen, Mary e Irene, le ragazze di GtoG; del sarto Jack che supervisiona il lavoro delle ragazze e, naturalmente, di Grace e della sua assistente Teresa.

Una piccola telecamera per filmare la realtà

«Girare Get Together Girls è stata un’esperienza incredibile. Sono partita da sola, sono entrata negli slum con una piccola telecamera perché non volevo che la mia presenza fosse invasiva in un posto dove sempre più spesso organizzano visite turistiche facendo sentire uomini e donne che vi abitano come bestie dello zoo – racconta la documentarista -. Sono stata libera di raccontare quella realtà. L’unico vincolo imposto da Grace è stato quello che il documentario rispettasse la realtà senza romanzarla, mostrando sia il lato positivo, sia le difficoltà del progetto».

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Il marchio “GtoG”

Detto, fatto. Il documentario, in lingua inglese con sottotitoli, è uno spaccato assolutamente aderente alla realtà del progetto Get Together Girls. Tanto che, alla sua “prima” al Women’s Independent Film Festival di Los Angeles, ha raccolto ben quattro riconoscimenti: miglior regia, miglior documentario e migliore storia oltre al premio del pubblico. Pubblico che lo ha applaudito anche alla edizione 2013 di Fa’ la cosa giusta, dove sono stati presentati anche i capi di abbigliamento realizzati dalle ragazze di Grace che sono venduti nel negozio di un albergo a Nairobi e nello show room milanese di Roberta Vincenzi, la fashion designer che ha aiutato Grace Orsolato nella start-up disegnando i modelli e dando i primi rudimenti di sartoria alle ragazze.

Quel produttore che non ti aspetti: Vasco Rossi

In una storia così singolare, anche la genesi del documentario non fa eccezione. Basti pensare che il suo coproduttore è, niente poco di meno che Vasco Rossi, che ha fatto scorrere i trailer di “Get Together Girls” nel corso dei suoi ultimi concerti negli stadi. «Ho conosciuto Vasco nel 2008 a Los Angeles sul set del videoclip Il mondo che vorrei. Ci rincontrammo nel 2010 quando Vasco mi chiese di girare il videoclip di Mary Louise, bonus track di Vivere o Niente – racconta Vanessa che non ha più lasciato Los Angeles dal termine del suo master alla Ucla -. Gli raccontai del mio progetto di girare un documentario sulle ragazze di Grace e lui si offrì di aiutarmi a produrlo. Ai fondi assicurati da Vasco, che non ha chiesto altro se non di reinvestire nel progetto “GtoG” gli eventuali profitti, aggiunsi quelli che avevo reperito organizzando alcuni pizza party e con il crowfunding».

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Grace Orsolato (a sinistra) e Vanessa Crocini (a destra)

«A raccontarmi la storia di Grace fu Alessandro Rocca, documentarista torinese, con il quale avevo lavorato in Ruanda nel 2009. Fu allora che mi innamorai dell’Africa decidendo subito di tornarci per un progetto di volontariato. Alessandro mi parlò di Amani for Africa, la onlus che cura La casa di Anita, luogo di accoglienza per ex bambine di strada. Le stesse alle quali, diventate grandi – conclude Vanessa Crocini – Grace insegna a cucire e a realizzare quegli abiti etici che vengono poi venduti a Milano e a Nairobi con il marchio GtoG».

 

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