Wise Society : “Sei tu l’estate”, l’inno alla vita di chi ce l’ha fatta
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“Sei tu l’estate”, l’inno alla vita di chi ce l’ha fatta

La canzone realizzata da Progetto Giovani insieme a 45 adolescenti malati di cancro, punta a diventare una hit dell'estate. Perchè "l'estate che non si può fermare, il temporale passerà»

Fabio Di Todaro
21 giugno 2018
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«Sei tu l’estate – La pioggia all’incontrario» è il prodotto finale del lavoro portato avanti da 45 ragazzi di età compresa tra i 14 e i 25 anni, dei quali oltre la metà ancora in cura presso L’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano

L’abbiamo attesa tutti, ma loro più di chiunque altro: e ne hanno ben donde. A salutare l’arrivo dell’estate e a essere impazienti sono soprattutto i ragazzi alle prese con il cancro. Migliaia di giovani – si stima che in Italia vivano oltre 44mila persone che hanno avuto un tumore prima del quindicesimo anno di età – vivranno una stagione diversa da come l’avevano immaginata, in ragione della loro malattia. Ma «l’estate che non si può fermare» e «il temporale che passerà», come cantano i giovani in cura nel reparto di pediatria oncologica dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, sono metafore che guardano oltre l’anno solare. L’inizio dell’estate e la fine del temporale vogliono essere lo spartiacque di una vita: la malattia che finisce alle spalle, il futuro che si staglia radioso davanti, nonostante l’incidente di percorso.

LA NUOVA HIT DELL’ESTATE – «Sei tu l’estate – La pioggia all’incontrario» è il titolo della canzone realizzata dai giovani in cura nella struttura milanese, che ogni ora che passa raggranella migliaia di visualizzazioni. La realizzazione del brano ricade sotto il cappello del «Progetto Giovani» sostenuto dall’Associazione Bianca Garavaglia Onlus , dedicato agli adolescenti malati di tumore in cura nel reparto diretto da Maura Massimino, che ha un duplice obiettivo: migliorare le prospettive terapeutiche e far sentire i ragazzi più a loro agio negli ospedali. «Sei tu l’estate – La pioggia all’incontrario» è il prodotto finale del lavoro portato avanti con 45 ragazzi di età compresa tra i 14 e i 25 anni, dei quali oltre la metà ancora in cura. I pensieri dei ragazzi, raccolti dagli educatori e dagli psicologi del «Progetto Giovani», sono stati elaborati e trasformati nella canzone dal genetista Stefano Signoroni assieme a Faso (bassista di Elio e le Storie Tese), a Jacopo Sarno, Giacomo e Tommaso Ruggeri, che avevano già lavorato per «Palle di Natale». La canzone è anzitutto un inno alla vita. «Per sentirci veramente in estate, non basta vedere fuori dalle nostre finestre uno splendido sole che brilla nel cielo: è necessario che quel sole splenda prima di tutto dentro di noi», racconta Mary Gabry, una protagonista della clip video. Nel corso degli incontri non mancano i riferimenti a chi è uscito sconfitto dal percorso. «C’è chi al mare è rimasto a prendere il sole e chi è finito in mezzo agli squali», è la metafora usata dai ragazzi per ricordare i compagni di avventure che oggi non ci sono più.

AMMALARSI DI CANCRO IN ADOLESCENZA – Spiegare loro la malattia è spesso difficile anche per gli esperti. Il cancro non è una passeggiata e i ragazzi imparano a camminare presto in salita, lungo le strade della vita. Ma la malattia è anche un’iniezione di adrenalina. Ecco allora il significato più profondo del testo, quella «estate che non si può fermare, il temporale passerà». E quando ciò accade è come «quando piove: il sole poi brilla di più». «Qui la magia è una danza al contrario, perché l’obiettivo è quello di far tornare il sole nella vita degli adolescenti che stanno affrontando una malattia oncologica», racconta Andrea Ferrari, oncologo pediatra coordinatore del «Progetto Giovani». «Le cure oncologiche sono impegnative, ancora di più per i giovani. Il nostro obiettivo è quello di proporre un nuovo approccio alla relazione tra medico e paziente. I progetti creativi non cancellano la realtà della malattia, ma offrono al ragazzo un modo per raccontarsi e un’opportunità per capire l’importanza di aprirsi agli altri pazienti e ai coetanei che non hanno conosciuto la malattia».

Twitter @fabioditodaro

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