Wise Society : Educare al bene attraverso il male. Serve davvero?
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Educare al bene attraverso il male. Serve davvero?

Riabilitare, non reprimere. Questo lo scopo del carcere secondo l'ex magistrato milanese. Che al delicato argomento ha dedicato un libro utile a tutti: "Il perdono responsabile"

Vincenzo Petraglia
14 febbraio 2012

Image by © Illustration Works/CorbisQuello del carcere e della sua reale utilità rieducativa è un tema quanto mai attuale ribadito ultimamente anche dal ministro della Giustizia del Governo Monti. Paola Severino, infatti, nel dichiarare che dalla situazione delle carceri si misura il livello di civiltà di un Paese, ha anche detto che lo Stato non ripaga mai con la vendetta, ma vince con il diritto e l’applicazione scrupolosa di regole e leggi. Proprio intorno a questi temi si sviluppa il libro di Gherardo Colombo Il perdono responsabile (Ponte alla Grazie, 2011), in cui l’ex magistrato milanese si chiede se è possibile pensare a forme diverse di sanzione, che coinvolgano vittime e condannati in un processo di concreta  responsabilizzazione.

Nel libro si constata che la gran parte dei condannati a pene carcerarie torna a delinquere e che quindi la maggior parte di essi  non viene riabilitata dalla vita nel penitenziario, come prescrive la Costituzione, ma semplicemente repressa in una spirale di violenza e durezza che non incoraggia certo il desiderio di tornare sulla retta via. Un’esperienza controcorrente rispetto allo stato delle cose in Italia relativamente alla questione carcere è rappresentata dalla Casa di reclusione di Bollate, citata anche da Colombo nel libro proprio perché rappresenta un approccio innovativo al tema della pena e al sistema delle sanzioni.

La cultura della repressione afferma Colombo, costringe le vittime dei crimini alla semplice ricerca della vendetta senza portar loro nessuna riparazione o reale beneficio. Il libro indaga così le basi di un nuovo concetto e di nuove pratiche di giustizia, la cosiddetta giustizia riparativa, che non riguardano solamente i tribunali e le carceri, ma incoraggiano un sostanziale  rinnovamento nel tessuto profondo della nostra società, perché riguardano l’essenza stessa della convivenza civile.

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