Wise Society : Dispersione scolastica: ogni anno in Italia perdiamo 135mila studenti
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Dispersione scolastica: ogni anno in Italia perdiamo 135mila studenti

La ministra dell'Istruzione Valeria Fedeli: "Nel nostro Paese restano forti divari sociali e territoriali. Dove la dispersione è alta, vuol dire che non sono garantite a sufficienza pari opportunità alle ragazze e ai ragazzi".

Fabio Di Todaro
29 dicembre 2017
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I dati sulla dispersione scolastica dicono che rimane un divario tra Nord e Sud del Paese: con quest’ultima area che vede il fenomeno più marcato e maggiormente appannaggio dei ragazzi, Image by iStock

Luca ha 22 anni, è nato nell’operosa Brianza, ma ha smesso di andare a scuola quando ne aveva 15: dopo due bocciature consecutive, al primo anno di un istituto professionale per meccanici. Odiava la scuola e non poteva sopportare l’idea di starsene fermo dietro a un banco anche per otto ore di seguito. Ciro viene da San Giovanni a Teduccio, sobborgo alla periferia di Napoli dove poco più di un anno fa ha messo le radici la Apple, proprio per dare un futuro ai giovani. Ma lui, dai banchi di scuola, manca già da due anni. Perché continuare a sgobbare quando per la strada si possono cogliere opportunità che a quell’età appaiono più redditizie e meno dispendiose? Le storie di Luca e Ciro, riportate sulle colonne dei media locali in occasione della diffusione dell’ultimo rapporto sulla dispersione scolastica redatto dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (Miur), sono la testimonianza di un fenomeno in calo, ma che riguarda ancora il sei per cento della popolazione delle scuole di secondo grado. Oltre 135mila gli studenti che ogni anno decidono di abbandonare i propri percorsi formativi.

SERVE UNA RETE PER CONTRASTARE LA DISPERSIONE SCOLASTICA – I dati dicono che rimane un divario tra Nord e Sud del Paese: con quest’ultima area che vede il fenomeno della dispersione scolastica più marcato e maggiormente appannaggio dei ragazzi. Ma percentuali più alte si registrano pure fra studentesse e studenti di cittadinanza non italiana che non sono nati in Italia. «Dove la dispersione è alta, vuol dire che non sono garantite a sufficienza pari opportunità alle ragazze e ai ragazzi – afferma la ministra Valeria Fedeli -. Nel nostro Paese restano forti divari sociali e territoriali rispetto ai quali serve un’azione importante che parta dal Miur e coinvolga tutti gli altri attori in campo: le famiglie, il terzo settore, i centri sportivi, l’associazionismo, le istituzioni del territorio». Per mettere insieme questa rete e per far emergere le buone pratiche che già esistono e che possono essere prese a modello, è stata in realtà già istituita una cabina di regia guidata da Marco Rossi Doria, ex sottosegretario all’Istruzione e grande esperto di istruzione e inclusione sociale soprattutto nelle aree più a rischio del napoletano. In questi mesi sono state raccolte le esperienze delle scuole, esaminate decine di buone prassi di ogni parte d’Italia (sono diverse le onlus operative nel settore) e in particolare il lavoro in rete tra le scuole e le altre realtà educative: centri sportivi, terzo settore, parrocchie, volontariato. La relazione finale sarà pronta a giorni, dopodiché bisognerà elaborare articolate linee di indirizzo per l’azione.

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Dispersione scolastica: la grande fuga si concretizza soprattutto nel passaggio da un anno all’altro, dove si perdono settantunomila alunni, Image by iStock

IDENTIKIT DI CHI ABBANDONA GLI STUDI – La grande fuga si concretizza soprattutto nel passaggio da un anno all’altro, dove si perdono settantunomila alunni. Anche qui, sono i maschi i più esposti al rischio di abbandono scolastico. Il grosso degli abbandoni riguarda le scuole non statali e ancora gli alunni stranieri, i ripetenti e gli studenti iscritti a tecnici e professionali. Nell’ambito delle scuole secondarie di primo grado (le vecchie scuole medie), al Sud la propensione all’abbandono è maggiore (1 per cento in media: con Sicilia, Calabria e Campania in testa), mentre il dato minimo si registra nel Nord Est (0,6 per cento). La dispersione scolastica colpisce maggiormente i cittadini stranieri rispetto a quelli italiani: dispersione al 3,3 per cento, contro lo 0,6 per cento relativo agli alunni con cittadinanza italiana. Gli stranieri nati all’estero, con una percentuale del 4,2 per cento, hanno maggiori difficoltà rispetto agli stranieri di seconda generazione. L’abbandono è più frequente, poi, fra coloro che sono in ritardo con gli studi: la ripetenza può essere considerato un fattore che precede, e in certi casi preannuncia, l’abbandono. Alle superiori, l’ostacolo più difficile da superare è il primo anno, dove gli abbandoni schizzano al sette per cento: due su tre al momento del passaggio alla seconda classe. Tra i licei, è l’artistico quello che miete più vittime. Anche qui si confermano alcuni dati emersi dalle indagini sulle scuole secondarie di primo grado: ovvero il maggior abbandono maschile, il triste primato del Mezzogiorno, i minori tassi di adesione da parte degli stranieri nati oltre i confini nazionali, la percentuale più alta di abbandono da parte dei ripetenti. Tra i professionali gli istituti con indirizzo industria e artigianato hanno presentato una percentuale di abbandono complessivo più alta, con l’11 per cento.

Twitter @fabioditodaro

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