Wise Society : Cuscini Made in carcere, la seconda chance per detenute (e tessuti)
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Cuscini Made in carcere, la seconda chance per detenute (e tessuti)

Cuscini, braccialetti e borse creati con tessuti riciclati sono l'ultimo prodotto del marchio nato in Puglia per dare prospettive lavorative alle donne in carcere

Mariella Caruso/Nabu
1 febbraio 2017
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Un cuscino prodotto da Made in carcere, foto: Ufficio stampa Made in carcere

Ogni cuscino è un pezzo unico fatto di scampoli di tessuti uniti in patchwork sempre diversi. Sono i cuscini Made in Carcere, gli ultimi nati del marchio che, da 10 anni, ridona speranza alle donne detenute della Casa Circondariale Borgo San Nicola di Lecce e della Casa Circondariale di Trani, permettendo loro di imparare un mestiere. Venti donne che, dopo il percorso formativo, creano prodotti eco-solidali a partire da tessuto riciclato e donato da aziende del settore.

Il progetto Made in Carcere (www.madeincarcere.it), nato nel 2007, grazie a Luciana Delle Donne, fondatrice di Officina Creativa, si basa sul principio della “second chance”, seconda opportunità e vita per le detenute e per i tessuti. I manufatti nascono, infatti, dall’utilizzo di materiali e tessuti esclusivamente di scarto, provenienti da aziende italiane che credono nel progetto e “smaltiscono” così le loro rimanenze. «Abbiamo una vera e propria Cittadella del tessile – spiega Luciana Delle Donne – dove recuperiamo gli scarti che i donatori, circa 200 aziende su tutto il territorio nazionale, ci mandano. Si tratta di rimanenze, campionari e giacenze di magazzino che per loro sono merce da smaltire e per noi diventano materia prima».

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In questi anni, Made in Carcere ha venduto oltre 300.000 shopper bags, più di 500 mila braccialetti e tanti altri manufatti tra accessori, porta-tablet, foulard e ora anche cuscini, Foto: Ufficio stampa Made in carcere

Ad oggi con il marchio Made in Carcere sono state vendute oltre 300.000 shopper bags, più di 500 mila braccialetti e tanti altri manufatti tra accessori, porta-tablet e foulard e ora anche cuscini. «L’idea vincente – spiega Delle Donne che, nel frattempo, è anche diventata la responsabile dell’area commerciale e stile prodotto di Sigillo (agenzia nazionale di coordinamento dell’imprenditorialità delle donne detenute, istituito dal Ministero della Giustizia che certifica la qualità e l’eticità dei prodotti) – è quella di decidere cosa creare a partire dal materiale che abbiamo a disposizione. All’inizio, infatti, avevo brevettato un tipo di collo di camicia ma quando, con l’indulto, le detenute formate uscirono e dovemmo ricominciare la formazione, capii che era meglio basarsi su progetti più semplici da realizzare, in cui ogni donna poteva cucire e apportare il suo contributo. La vita del carcere, di fatto, non permette di programmare a lunga scadenza, ma in questo modo ogni donna inserita nel laboratorio ha la sua occasione per conoscere meglio, non solo il mondo del cucito ma anche quello del lavoro e a rispettare turni, scadenze e ruoli».

Un percorso di responsabilità sociale, dunque,  che è anche un percorso di sostenibilità ambientale, da cui è nata l’idea di una vera e propria Banca del Tessuto, insieme alla collaborazione delle Università Bocconi e IED. Un’iniziativa finalizzata a raccogliere su scala industriale donazioni di tessuti di scarto e rimanenze di magazzino altrimenti depositati o smaltiti come rifiuti ordinari dalle aziende tessili nazionali.

Attraverso questi progetti Made in Carcere ha collezionato diversi premi e riconoscimenti nell’ambito ambientale: nel 2010 è stato scelto tra le realtà imprenditoriali europee e premiato a Bruxelles, ha ricevuto nella categoria “Miglior prodotto”, il “Premio Impresa Ambiente” per le aziende private e pubbliche che si sono distinte in un’ottica di sviluppo sostenibile, rispetto ambientale e responsabilità sociale e si è aggiudicato, nel 2011, la prima edizione del “Premio non sprecare”, nato per valorizzare le realtà piccole e grandi che sono impegnate nel ridurre lo spreco.

 

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